Dai successi più noti al nuovo album: “tutto quello che un uomo” può portare su un palco.
Difficile è raccontare, a chi non era presente, il concerto di Sergio Cammariere dello scorso 21 aprile al Teatro Alfieri di Torino. Sarà per un mio particolare legame alle sue canzoni, saranno i ricordi che mi legano alla sua musica, sarà l’intensità del concerto e la sua umiltà, ma risulta difficile trovare le parole giuste per spiegare al meglio l’atmosfera e l’intensità del suo live.
Si alternano momenti in solo, in trio, in band e di dialogo con il pubblico dove si legge la bellissima emozione di un’artista che dopo più di trent’anni di carriera riesce ancora ad essere felice e a ringraziare chi lo ascolta come fosse la prima volta, sottolineando la felicità di essere a Torino dopo tanti anni di assenza e dimostrando tutta la sua voglia di essere li e di cantare le sue canzoni.
Il live è stato lungo e molto intenso, si apre da subito con un suo grande classico “Sorella mia”, alternando momenti d’improvvisazione e di racconti sulle vecchie canzoni che si mischiano alle ultime tratte dal suo nuovo album “La pioggia che non cade mai” pubblicato lo scorso 28 novembre per “Parco della Musica Records”.
Racconti legati alla sua esperienza di autore e alla sua amicizia con Gino Paoli, risalta agli occhi dei presenti l’umiltà di Sergio Cammariere, che quasi ad ogni pezzo ringrazia per i lunghi applausi e per il calore dei presenti, lasciando spazio, con semplicità, ai suoi musicisti di improvvisare e di farsi conoscere dai presenti, come il bellissimo solo del batterista Michele Santoleri che riesce ad alternare in un’unico momento jazz, fusion e picchi di pop.
È lampante anche l’emozione del pubblico, in cui si nota una folta presenza di giovani, che canta tutte le canzoni e che ascolta attivamente le presentazioni dell’artista ad ogni pezzo, aspettando con ansia quello che è il pezzo più noto dell’artista “Tutto quello che un uomo” – presentato al Festival di Sanremo 2003, dove si è classificato terzo nella serata conclusiva, vincendo il Premio della Critica e il Premio Volare – cantato all’unisono dal pubblico davanti agli occhi felici dell’autore e che porta il live al termine prima del bis chiesto dai presenti con una lunga standing ovation.
A cura di Niccolò Annibale
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