Il ritorno de I Botanici tornano con un album omonimo [Recensione]

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I Botanici, in uscita per Garrincha, è il terzo album della band beneventana che nel corso degli anni ha cambiato pelle e forma arrivando a pubblicare a fine 2023 un album omonimo che li rappresenta a pieno.

Ne è passata di acqua sotto i ponti dagli albori della primavera dell’indie italiano che ha portato tantissime band come i Botanici ad affacciarsi sui palchi di tutta Italia. Anche la band beneventana nel corso di questi anni e di questi tre album, più un Ep ricco di ospiti, ha vissuto mille vite cambiando forma e acquisendo nel tempo una consapevolezza molto diversa dai presupposti di partenza.

Non è un caso se questo album, omonimo, sia stato prodotto per la prima volta dalla band stessa con Antonio Del Donno accanto ad Alberto “Bebo” Guidetti de Lo Stato Sociale, già produttore dei precedenti lavori in studio. Una nuova fase che da gennaio vedrà finalmente la luce anche sul palco dove I Botanici si sono guadagnati meritatamente la stima di pubblico e colleghi noti della scena nostrana.

Il ritorno de I Botanici tornano con un album omonimo [Recensione] 1

Il disco si caratterizza per un sound più stratificato, che rispecchia una crescita del potenziale artistico della band ma anche un diverso e più maturo approccio alla scrittura e alla composizione. Non per questo, però, nelle undici tracce del disco si è dispersa l’energia che ha sempre caratterizzato l’approccio di Gaspare e soci alla musica. Un racconto viscerale in cui Gianmarco Ciani, Antonio Del Donno, Gaspare Vitiello e Stefano Titomanlio ripercorrono le esperienze più toccanti – vissute in questi anni di intensa attività sopra e sotto il palco – sino a canalizzarle in un’originale miscellanea che si muove agilmente dal math al post-rock, al jazz, al cantautorato, all’emo sino a correre su traiettorie progressive metal

Le chitarre restano protagoniste nelle trame, sempre più complesse, de I Botanici accanto alla sempre potente sezione ritmica, ma a queste premesse si aggiungono anche dei layer di sintetizzatori che delineano paesaggi rarefatti su cui non manca l’inedita incursione di un solo di tromba ad opera di Giovanni Tamburini nel brano “Øens Have”.

Se si guarda la copertina del disco, che rappresenta un palazzo che sulle sue vetrate fa da specchio ad un tramonto, si può sentire l’atmosfera che aleggia su tutto il disco. Le tinte crepuscolari fanno capolino dietro la voce del Ciani che canta di giornate infinite, illusioni perdute e di vite spesso ai margini anche sentimentali.

I Botanici sono cresciuti, e cono loro anche le loro canzoni, il modo di scrivere è cambiato ed anche le ragioni per cui si fa musica probabilmente hanno avuto una loro evoluzioni che è franta nei testi e nelle architetture musicali. C’è ancora la rabbia, c’è ancora l’energia ma sono combustibili diversi, che rendono la musica più densa ed anche l’ascolto più profondo.

Raffaele Calvanese
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