16 canzoni opposte che tragicamente non si incontreranno mai

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Opposto: frequente in senso figurato, di cose che siano fra loro in opposizione o in contrasto ideale.

Avevo sempre avuto un certo interesse – o meglio una certa ossessione – nel trovare le opposizioni, i contrari di ogni minima cosa che mi circondasse. Era un meccanismo che lentamente diventava sempre più automatico: testi dell’Ottocento contrapposti a pensieri attuali, un vero e proprio tassellamento; mettere in ordine cronologico e ideologico era – è – soddisfacente.
E perché non farlo con le canzoni?
Così la mia mente dopo cinque minuti ha cominciato a prendere da quel piccolo archivio musicale incastonato nel mio cervello titoli di canzoni che vanno a contrastarsi.

Malene Kuntz – Uno                           Il Teatro Degli Orrori – Due

Da una parte la singolarità; dall’altra la molteplicità. Se con i Marlene Kuntz troviamo l’amore come valore assoluto, che colpisce come un proiettile dritto al cuore, l’unicità dell’amore che sovrasta addirittura l’amicizia e ogni tipo di rapporto; nel lato oscuro – se così vogliamo chiamarlo – emerge Due. A mancare è proprio quell’unicità: dalla favola d’amore alla solitudine. “E pensare potesse forse essere per sempre. L’interminabile solitudine del sentirsi soli a volte gioca brutti scherzi.”
Uno: esisti solo tu. Due: quello che eravamo, non uno ma due.

Dente – Casa Tua                                  Dente – Casa Mia

Forse qualcuno è arrivato prima di me ad opporre canzoni che tragicamente non si incontreranno mai e quella persona è Giuseppe Peveri, meglio conosciuto come Dente.
Si parla di case, di sentimenti. I due argomenti non sono totalmente scollegati tra loro, lo sappiamo tutti, la casa è dove c’è amore, famiglia etc… Inutile scrivere qualcosa che già sentiamo in qualche spot pubblicitario. Però qui Dente, non manca di certo di originalità.
Casa Tua: il racconto di “una notte poco complicata senza vestiti”, la descrizione di ciò che più perfetto non possa esistere, un lento fluido sguardo di un corpo femminile, un mondo ricco di vita, da cupole di cattedrali fino a pali di palafitte. La casa è dove il nostro io non è soggiogato da alcun tipo di pensiero, fosse anche la tua di casa.


Casa Mia. Avete presente uno dei “100 Sonetti d’Amore” di Neruda? Ecco, prendiamo ad esempio il sonetto LXIV, uno dei tanti dedicati a Matilde, dolce amata del poeta; cosa aveva di diverso dalle altre composizioni? La casa.
Una casa che piano per piano è piena di qualcosa, a volte vuota… e la cosa più importante sembra stare sotto al tetto. Ci si chiede cosa ci possa essere sotto casa tua, se neve o se anche nella tua manca qualcosa… Forse io?

Gino Paoli – Sapore di Sale              Marlene Kuntz – Sapore di Miele

È l’ora di un grandissimo classico: Sapore di Sale di Gino Paoli. Beh, forse non servirebbe neanche una spiegazione. Impossibile non essere trasportati in una vacanza, magari tornare con la mente alle vacanze giovanili, ai vent’anni, ai primi amori e alla radio che trasmetteva canzoni di cui adesso abbiamo solo un vago ricordo . Un sapore di sale che toglie il fiato e fa crescere sempre più la voglia di essere dissetati.
Ovviamente un grande classico non potevo che contrapporlo ad una delle band più poetiche e intellettuali della scena alternative italiana: i Marlene Kuntz.
Sapore di Miele: di certo un significato più esplicito ma mai volgare, tanto da scomodare il dio greco Priapo e le Menadi, catapultandoci dentro un anfiteatro greco nel bel mezzo di una tragedia che narra di un amore dolce come miele che cola.

Toto Cutugno – L’Italiano                     Colapesce – Maledetti Italiani

L’Italiano: una delle più famose canzoni della musica italiana, un testo di luoghi comuni dagli spaghetti alle donne sempre meno suore.
Ma tutto a un tratto, nel 2015, ecco uscire direttamente dal nuovo cantautorato italiano Colapesce con Maledetti Italiani. Facendoci rimpiangere l’italiano descritto da Toto Cutugno “un partigiano come presidente…Buongiorno Italia con i suoi artisti

The Zen Circus – Vent’anni                   Motta – La Fine dei Vent’anni

Entriamo nella sfera della gioventù, anzi, nella grande e lunga battaglia tra quelli che appena superati i vent’anni cercano di dare consigli ai più giovani come se fossero appena tornati da una guerra e tra quelli schierati in prima linea: i baldi giovani, felici, che annuiscono e se ne infischiano.
Vent’anni, un inno che sbatte dritto in faccia la voglia di restare giovani, stronzi, strafottenti e ottimisti.
Con La Fine dei Vent’anni entriamo in una cosciente realtà, senza neppure accorgersene. Si diventa più pretenziosi, severi con se stessi, meticolosi. Gli sbagli non sono ammessi.

Afterhours – Non è Per Sempre            I Cani – Non finirà

Tempo: continuità illimitata ma suddivisibile in corrispondenza allo svolgersi di determinati fenomeni e alla durata di certe azioni, situazioni o condizioni.
Risuona quasi come un augurio “Ma non c’è niente Che sia per sempre Perciò se è da un po’ Che stai così male Il tuo diploma in fallimento È una laurea per reagire”. Il tempo scorre, forse può ripetersi, un ciclo infinito vita-morte ma prima o poi qualcosa è destinato a cambiare, un po’ per disperazione, un po’ per la troppa staticità.
Non Finirà: l’opposizione più concreta. Un’altra generazione, conseguentemente un altro modo di pensare. “Sillogismi e imperativi hanno fallito come il sol dell’avvenire e così sia continuiamo ad inventare dimensioni dopo il cubo l’ipercubo e così via sono il senso che la storia sta finendo”. Tutto ciò che creiamo sembra esser già visto.

Baustelle – La Vita                                     Fabrizio De André – La Morte

La vita: cos’è la vita? Troppe definizioni che non porterebbero a una giusta definizione – se non scientifica. A volte così difficile stare al mondo, sentirsi una goccia in un oceano infinito, soprattutto in questi anni dove sembra che sia stata riportata in auge le teorie di Hobbes con la legge del più forte. In questi casi la vita sembra davvero difficile e così giù di psicofarmaci come fossero shot di vodka. Ma cosa potrebbe aiutarci in qualche sporadico momento? Magari “Pensare che la vita è una sciocchezza Aiuta a vivere Non avere mai paura Non stare male per qualcosa che non è Non tremare mai la sera Ricordati che stai giocando a un gioco senza vincitori”

La Morte direttamente dalle grandi canzoni di Fabrizio De André direttamente da “La Verger Du Roi Louis” entra a gamba tesa con un testo crudelmente eufemista “La morte verrà all’improvviso avrà le tue labbra e i tuoi occhi…non serve colpirla nel cuore perché la morte mai non muore”. Nulla è più sicura della morte, perciò inutile contrastarla… ma neanche cercarla volutamente.

The Clash – Charlie Don’t Surf             Baustelle – Charlie Fa Surf

A voi piace surfare? Giustamente a chi sì, a chi no… e questa volta lo scopriamo con i The Clash e i Baustelle.
Charlie Don’t Surf: ve lo ricordate il film “Apocalypse Now”? Il tenente Kilgore decide di surfare sul delta del fiume per ostentare la superiorità degli americani sui Charlie – i vietnamiti. E come un “popopopo” durante i mondiali del 2006, questa frase diventa l’orgoglio americano. Ma a qualcuno non è poi così piaciuta, o meglio, non sono mai piaciuti gli stereotipi americani; quel qualcuno furono i The Clash che decisero di farci una canzone. “We’ve been told to keep the strangers out We don’t like them starting to hang around We don’t like them all over town Across the world we are going to blow them down”


Anche in Italia abbiamo preso a cuore questa questione, soprattutto Maurizio Cattelan con il suo “L’Alunno Inchiodato” – Charlie Don’t Surf. E qui entrano in gioco i Baustelle con Charlie Fa Surf. “Charlie fa surf, quanta roba si fa MDMA ma ha le mani inchiodate Se Charlie fa skate, non abbiate pietà crocifiggetelo, sfiguratelo in volto con la mazza da golf alleluja alleluja”.
Un brano contro gli adolescenti del 2008 che pur volendo trasgredire le regole tutto ciò che riescono ad ottenere è una ulteriore omologazione.

Ed è così che sono nate sedici canzoni opposte tra loro che tragicamente non si incontreranno mai, neanche per un istante.

Beatrice Sacco
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