Pearl Jam: Gigaton [Recensione]

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Dopo anni di attesa sono tornati i Pearl Jam con il loro nuovo album chiamato Gigaton. Anni di attesa in cui le voci di un nuovo album prima venivano ufficializzate e subito dopo smentite, anni di pesante attesa dopo quel Lighting Bolt tanto odiato ma anche tanto amato dai fans della band di Seattle.

Possiamo considerare Gigaton dei Pearl Jam come l’album più atteso dell’anno. Perchè con quel Lighting Bolt ci hanno lasciato dei dubbi, troppi dubbi. Era chiaro che si fossero allontanati, ormai da anni, e da diversi album da loro genere originale, ma con Lighting Bolt ci misero davanti alla, non del tutto, verità. Infondo quelle sperimentazioni nel loro scorso album non erano esagerate, soprattutto se contiamo il fatto che erano presenti comunque tracce dove “l’origine” dei Pearl Jam era presente.

Fin dalla prima traccia rilasciata prima dell’uscita dell’album, ovvero “Dance Of the Clairvoyants”, ho subito pensato che sarebbe stato un altro album di sperimentazione, proprio come fu per il suo predecessore. Ma mi aspettavo che sarebbe uscito qualcosa per rimettere dell’equilibrio tra lo sperimentare e il rimanere un po’ legati alle origini, e questo è successo grazie all’uscita di “Superblood Wolfmoon”, un pezzo che di certo non ci riporta ai tempi di Ten e di Vitalogy, ma ci riporta, invece, ai tempi di Backspacer o di Yield, che sono comunque apprezzabili.

Ma immaginiamo che certe persone non abbiano sentito i pezzi usciti su youtube prima dell’uscita dell’album, cosa si ritroverà ad ascoltare?

Appena comincerà l’album ci ritroveremo davanti ad una doppietta di pezzi “puramente” Pearl Jam “Who Ever Said” e “Superblood Wolfmoon”, con qualche, piccola, sperimentazione su quest’ultima. Si arriva così alla prima canzone di sperimentazione, ovvero “Dance Of the Clairvoyants”. Una canzone con un ritmo costante, basata su una linea di basso a cui è stato aggiunto qualche effetto accompagnata da un synth che si fa spazio prepotentemente durante tutta la durata della canzone.

Passiamo a “Quick Escape”, altra canzone che basa la sua ritmica su una linea di basso ben composta e che tiene perfettamente per tutta la canzone senza essere mai di troppo. Con “Alright” arriva anche la prima canzone che mi ha colpito sul livello del testo. Una canzone con un testo che a prima vista può sembrare banale, ma andando avanti diventa sempre più significativo, grazie anche all’interpretazione di Eddie Vedder.

It’s alright, to say no
Be a disappointment in your own home
It’s alright to turn it off
Ignore the rules of the state, it’s your own

Tempo che passino i bellissimi sei minuti di “Seven O’Clock” e si arriva a “Never Destination” che possiamo definire, insieme a “Take The Long Way”, le due canzoni puramente Pearl Jam (ma dei tempi di Yield o se proprio volete essere ancora più nostalgici, possiamo pensare ai tempi di Vitalogy, come già detto in precedenza). Ma quella che starebbe bene tra una “Rearviewmirror” ed una “Do The Evolution” è più la seconda nominata, ovvero “Take The Long Way”.

Arrivano le ultime quattro canzoni dell’album, l’album si “calma”, ed è questo il momento per capire se questo album possa aver ripagato l’attesa oppure no.

La “volata” delle ultime quattro canzoni si apre con “Buckle Up” dove si sentono molto certe sperimentazioni soprattutto a metà della canzone. Non poteva mancare, invece, la canzone completamente acustica, che ci sta sempre bene, si tratta di “Comes Then Goes”. Con “Retrograde” e “River Cross” ci ritroviamo di fronte a due tracce diverse, ma che scorrono allo stesso modo, ovvero senza dar troppo nell’occhio, risultando quasi di troppo in un album che ci avrebbe potuto convincere della sua validità anche con dieci tracce.

Pearl Jam Gigaton

Infondo questo album è quello che attendavamo, chi si aspettava l’album del ritorno alle origini dei Pearl Jam, o completamente diverso da suo predecessore ha sbagliato di grosso. Ormai i Pearl Jam sono questi e sono meritevoli anche così, con questo loro nuovo stile. Darli per morti è un grosso errore, perchè anche dietro a questa loro nuova faccia riescono a darci sempre nuovi spunti e sempre nuovi messaggi.

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