Dell’odio e dell’Innocenza di Benvegnù: recensione

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A tre anni dall’ultimo album in studio H3+ il fondatore degli Scisma ritorna con un album solista. Dell’Odio e Dell’innocenza ha una genesi misteriorsa, su cui lo stesso Benvengù ha amato scherzare.

Ha dichiarato, infatti, che gli undici brani gli sono stati recapitati come provini anonimi e lui non ha fatto altro che renderli pubblici incidendoli. Che la leggenda sia vera o meno è quantomeno rivelatrice di quanto tutto quello che va oltre la musica, tra marketing, promozione, social ed altre amenità è ciò di quanto più lontano dallo spirito del cantautore milanese che negli anni ha saputo scrivere alcune delle migliori canzoni del cantautorato alternativo di questo paese.

Dell’odio e dell’Innocenza è a metà tra il Candido di Voltaire e l’uomo che vuol buttare tutto a mare. C’è la voglia di stupirsi per le piccole cose e la stanchezza per le continue sovrastrutture sociali. In Pietre , uno dei pezzi migliori del disco, dice che “il silenzio è la verità“, “più conosco gli umani, più capisco le pietre“.

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Un album che è una sorta di ritorno al nucleo originario di tutto. Una necessità che si fa riflessione, silenzio, parole misurate. Lo stesso nel brano successivo Infinito 1 in cui chiede “cantami o diva dei poeti minori” “il mondo che vedete non esiste”.

Questo album, canzone dopo canzone, cerca di prendere a picconate questa realtà supposta davanti allo schermo di un telefono, questa narrazione costruita da zero con una percentuale di realtà inferiore a quella della frutta nei succhi. La bravura di Benvegnù è rendere tutto questo discorso poesia, metterlo in forma semplice e diretta in branci che parlano direttamente all’animo di chi li ascolta. Non è una novità questa scrittura, è ciò che ha reso Benvegnù uno degli autori migliori della sua generazione in Itaila.

Dell’odio e dell’Innocenza, in uscita per l’etichetta Black Candy, vive di sonorità notturne, come notturne è il suo autore. Un uomo che si confronta con un limite invisibile, quello dell’infinito, presente nei titoli di ben quattro brani del suo album, un modo di porre una alternativa a quella dell’immanenza che ormai sembra aver raccontato tutto in modo maldestro. “L’uomo insegue la luna nelle fermate metropolitane…” “La vita è oscena, è un’astrazione…” così canta Benvegnù in La soluzione, canzone dalla progressione emozionante.

Dell’odio e dell’Innocenza conferma Paolo Benvegnù come uno degli artisti italiani più lucidi ed in sintonia coi tempi che viviamo, capace di osservarli e distanziarsi al punto giusto per smontarli pezzo per pezzo, canzone per canzone per poi rimontare un album che ci porta lontano anni luce dalla quotidianità becera e allo stesso tempo capace di mettere una lente d’ingrandimento su piccole cose che rendono speciali i nostri giorni. Del’odio e dell’innocenza di tutti noi che spesso non ci accorgiamo di quello che va male ma anche di quello che va bene vicino a noi, e che con un disco del genere abbiamo una mappa indispensabile per vedere tutto meglio.

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