Her BlooMatches – Marmalade Dreams [Recensione Album]

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Pubblicato lo scorso 27 febbraio, “Marmalade Dreams” è il disco che segna l’esordio di Her BlooMatches, anticipato dal singolo “Jane”.

Sette tracce dalla forte impronta brit-rock compongono il debut album della band brianzola Her BlooMatches, progetto nato dall’incontro tra la cantautrice Ariele Stone e il chitarrista Carlo Calcaterra, ai quali si sono aggiunti in seguito il bassista Simone Bozzetti e il batterista Andrea Schiocchet.

Marmalade Dreams“, letteralmente “Sogni di Marmellata”, è il titolo del disco d’esordio della formazione lombarda, realizzato a partire dalla primavera 2019 con la supervisione artistica del produttore e secondo chitarrista Stefano Elli e rilasciato sabato 27 febbraio 2021, a distanza di un mese dall’uscita del primo singolo estratto “Jane“.

Her Bloomatches, invece, può avere una duplice chiave di lettura: il nome del gruppo, infatti, può essere tradotto sia in “I suoi fiammiferi che fioriscono”, oppure anche – e forse soprattutto – in “I suoi fiammiferi tristi”, come dichiarato dalla cantante in una recente intervista, creando in qualche modo una sorta di contrapposizione con il titolo dell’album, che dunque assume un significato dolceamaro.

Malinconiche come sono anche le atmosfere che caratterizzano i primi pezzi del lavoro discografico, dalle forti sfumature cupe e inquietanti. Sin da “Lonely Socks“, brano che apre il disco, è possibile apprezzare una più o meno marcata influenza del rock d’Oltremanica, frutto dell’esperienza di Ariele in Inghilterra, più precisamente a Brighton dove ha studiato composizione.

I testi delle canzoni sono tutti rigorosamente in lingua inglese, vera e propria comfort-zone per la Stone attraverso la quale riesce a esprimersi senza filtri. Il sound, inoltre, nasce dalla composizione intima e riservata della cantante per poi evolversi insieme agli altri membri, come si evince in particolar modo nel singolo estratto in anteprima “Jane” e nella title track, probabilmente proprio il loro brano più rappresentativo.

Infine, la traccia che chiude il disco – “Hand in Hand” – è un “invito all’unione, ad abbassare i muri che spesso ci costruiamo intorno, così da tornare a contatto con quelle cose che abbiamo tenuto lontano, un po’ per paura, un po’ per mancanza di curiosità, ma che sono sempre state lì ad aspettare“.

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