Smashing Pumpkins – “Cyr”, recensione

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L’ultimo album degli Smashing Pumpkins, Cyr, è un’opera estremamente interessante e innovativa. Non solo per la musica Rock in generale o per questo variegatissimo 2020. Ma anche per la stessa carriera della storica band statunitense.

Autentico fulmine a ciel sereno nel panorama musicale, gli Smashing Pumpkins hanno infatti deciso di cimentarsi in un album di ben venti tracce, muovendosi esclusivamente all’interno del genere synthpop. Una novità senza precedenti nel loro sound. E dire che gli Smashing Pumpkins hanno spaziato molto nell’ambito del Rock: le influenze grunge delle origini, i tuffi nella musica New Wave, elettronica e psichedelica. Tutto comunque con il Rock Alternativo come comune denominatore.

Ecco in questo caso invece Corgan e compagni decidono di realizzare un album completamente diverso dai loro canoni più tradizionali: Cyr.

Smashing Pumpkins cyr recensione

Questo album ci rispedisce piacevolmente in quel mondo ovattato, morbido, nebuloso che era la musica pop degli anni Ottanta. Una scelta che sicuramente coglierà di sorpresa il fan accanito degli Smashing Pumpkins, proprio perché non si sente quel sound Rock molto anni Novanta che ha da sempre caratterizzato la band: non ci sono quelle chitarre molto distorte o la batteria ricca di groove di Jimmy Chamberlain, mancano le tastiere più tradizionalmente Hard Rock tipiche di altri album della band. Piuttosto vediamo una predominanza di sintetizzatori molto anni Ottanta e una batteria molto basata su ritmiche dance. Un cambiamento non da poco.

Ad eccezione della sola Wyytch, che fin dal titolo richiama ambientazioni più cupe e sinistre (benché sempre viste con ottica Pop), l’intero album ruota attorno al potere dei sintetizzatori e delle ritmiche dance. Delicate melodie si intrecciano con i beat, creando il perfetto tessuto su cui si adagia la voce di Billy Corgan, che si destreggia col suo caratteristico timbro. Nel delineare l’atmosfera Pop di Cyr svolge un ruolo non da poco anche una fitta rete di cori e voci femminili, molto azzeccati, puliti e tipici del genere. Insomma, se non fosse già abbastanza chiaro, ascoltare quest’album è come essere trasportati all’interno di una puntata di Stranger Things.

Prodotto dalla Sumerian Records, Cyr è quindi un album che difficilmente ci si poteva aspettare, perché rompe tantissimo con la tradizione musicale della band e rompe anche i meccanismi secondo cui da un gruppo bisogna aspettarsi sempre lo stesso genere di musica.

Sicuramente segue quella che è la moda degli ultimi anni di creare una sorta di revival della cultura anni Ottanta: per tutti gli anni Dieci di questo secolo stiamo assistendo a fenomeni simili, anche con altri artisti e con altri generi. Questo personalmente mi piace molto perché sono un grande fan di quelle atmosfere, di quei suoni, di quella cultura e di quel caratteristico sound.

Chiaramente Cyr lascerà spiazzati, a partire dai fan amanti della batteria e del groove, che magari potrebbero restare un po’ delusi dall’assenza del classico tocco di Jimmy Chamberlain, costretto suo malgrado a ricoprire il ruolo di metronomo all’interno nella band.

Ma qui ci sono alcune canzoni veramente straordinarie, a partire dalla opener The color of love, ma anche la stessa title-track, Ramona, StarCraft, Save Your Tears, Telegenix, Black Forest Black Hills e la conclusiva Minerva.

È un album di venti canzoni, impegnativo nell’ascolto e soprattutto nella durata.

Forse qualcosa poteva essere ridotto, visto che parliamo di un alto numero di tracce, benché tutte di breve durata. Forse eliminarne qualcuna avrebbe voluto alleggerire un po’ di più l’esperienza all’ascolto e renderlo meno impegnativo da questo punto di vista. Tuttavia, questo non toglie il fatto che Cyr degli Smashing Pumpkins sia un’opera assolutamente straordinaria. Addirittura fondamentale nello sviluppo della discografia di una band di culto e di assoluto prestigio nel Rock degli ultimi trent’anni.

Smashing Pumpkins cyr recensione

Il fatto che loro si siano cimentati in questa esperienza la dice lunga: è stata effettivamente una scelta impegnativa e interessante. Rivela sicuramente il desiderio di cimentarsi in qualcosa di nuovo e di differente, che è sempre qualcosa da non sottovalutare in una band mainstream come questa. E sicuramente Cyr eserciterà una notevole influenza nella musica che verrà. Quindi sarà molto interessante vedere anche che effetto avrà nel corso dei prossimi mesi o dei prossimi anni, considerato anche il peso e l’influenza che molte pubblicazioni degli Smashing Pumpkins hanno avuto nella musica Rock di queste decadi e in modo particolare negli anni Novanta.

La loro maestria si nota anche nella scelta di sfruttare il genere synthpop, muovendocisi con grande cura, acume e brillantezza, realizzando un sound che ha sì qualcosa di già sentito, ma che comunque nelle loro mani risulta rinnovato. E questo è sicuramente un ottimo risultato da parte della band.

Visti anche altri esempi di esperimenti di questo tipo, come l’ultimo album dei Linkin Park del compianto Chester Bennington, una pubblicazione che lasciò spiazzati e delusi moltissimi fan, non è sempre facile realizzare un buon prodotto, cambiando drasticamente il proprio genere. E loro con un ultimo album decisamente pop, privo di ogni profumo del loro caratteristico sound Alternative destarono diversi malumori.

Sicuramente anche Cyr dividerà i fan. Però a parer mio, il risultato ottenuto dagli Smashing Pumpkins è veramente positivo. Sarò molto curioso di vedere che reazione provocherà nel mondo musicale e nei giudizi del pubblico.

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