La donna non vuole fiori, ma diritti e cioccolatini

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Festa della Donna. Ormai, esattamente come è successo per San Valentino, l’8 Marzo è diventato un puro evento mediatico. Soltanto in occasione dell’8 marzo le associazioni organizzano feste e manifestazioni per ricordare che la donna non ha gli stessi diritti di un uomo, lo stesso salario e la stessa libertà.

La festa degli innamorati, probabilmente, è stata più fortunata perché è diventata un evento commerciale e almeno si distribuiscono cioccolatini, mentre per la Festa della Donna si strappano rami al primo albero di mimosa che capita e si regala lo sciagurato rametto alla prima donna che passa (rigorosamente dopo averle guardato il culo). Non solo abbiamo a stento il diritto di voto, cosa che non deve essere scontata perché basta buttare un occhio verso paesi non europei e vedere come le donne ancora lottino per scegliere la propria rappresentanza politica, ma non abbiamo neanche diritto a riceve come regalo del cioccolato.

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Anche la pasticceria si è sbizzarrita sulla Festa della Donna.

Poco importa, ce lo compriamo da sole scegliendo un giusto vino da abbinarci.

Brinderemo e sorseggeremo mentre ascolteremo al telegiornale l’ennesimo caso di stupro, di omicidio da parte di un partner che non accettava un rifiuto oppure dell’ennesima donna trans maltrattata. Ah, un attimo, le donne trans hanno ancora meno diritti di noi, quindi difficilmente hanno il lusso di comparire nella cronaca. Chi, infatti, ha sentito al telegiornale dell’aggressione avvenuta a Napoli il mese scorso?

Come se non bastasse, mentre vediamo le nostre sorelle uccise male, dobbiamo pure subire le svariate pubblicità di creme anti rughe o della miracolosa tinta che copre il 100% dei capelli bianchi. Non abbiamo neanche il diritto di invecchiare in santa pace, però quando si parla di successo maschile il soggetto ha quasi sempre i capelli sale e pepe e le sue rughe vengono considerate affascinanti. Se una donna si permette di avere una ruga e non coprirla viene subito additata come pezzo di antiquariato.

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Sbaglia chi giudica una donna solo per il suo aspetto esteriore.

Un uomo infatti può permettersi il lusso di essere tale per tutto il resto della vita, una donna invece deve assicurarsi tutti i successi entro i trent’anni.

Dopo quell’età può dedicarsi anima e corpo, soprattutto quest’ultimo, alla cura della famiglia e dei figli. I padri non possono farlo, altrimenti è peccato mortale e finiranno all’inferno nel girone dei “padri che fanno cose”, situato più o meno nel Sesto Cerchio vicino agli eretici.

Alla società non importa che esistano babbi che lottano per far riconoscere la condizione di paternità, fondamentale per assistere una donna che ha appena partorito e soprattutto i figli appena nati. Almeno su questo sembrerebbe che una donna abbia più diritti dell’uomo, poiché la condizione di maternità è molto riconosciuta. Peccato che la maggior parte delle aziende, come scopre che la pancia dell’interessata cresce mese dopo mese, le mandi una fantastica lettera di licenziamento.

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Per molte donne una gravidanza può significare la perdita del lavoro.

Discutendo di lavoro è bene sfatare un mito: non è vero che una donna ha maggiori difficoltà nel trovarne uno.

Le grandi aziende, infatti, sono contentissime di assumere personale femminile, così lo possono pagare di meno! Lo stipendio delle donne, infatti, è inferiore a quello del personale maschile anche se la mansione è la stessa, il tutto si traduce in un grande vantaggio per le casse della società. Anche per i lavori al pubblico sono favorite: negli annunci di lavoro in questo settore compare quasi sempre il mer(d)aviglioso “richiesta bella presenza“.

A primo impatto si potrebbe pensare che per bella presenza si indichino tutte quelle piccole sottigliezze dettate da alcune regole di galateo: camminare a schiena dritta, sorridere al cliente e non avere movimenti goffi, però continuando nella lettura dell’annuncio si scopre che per candidarsi è necessario mandare foto del volto, del busto, figura intera avanti e figura intera dietro; ma solo se si è una taglia 42 massimo. Probabilmente i numeri superiori non vengono accettati perché magari hanno paura che le persone taglia 44, ma solo le donne, possano fare cose strane come mangiare il pranzo durante la pausa pranzo.

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Il fisico può diventare criterio di selezione per una donna in cerca di lavoro.

E’ riconosciuto, infatti, che durante la pausa pranzo non si può stare in pausa ma bisogna lavorare e quelle ore non vengono riconosciute nello stipendio perché si è in pausa e mica il datore di lavoro può pagare il dipendente per essere in pausa. E’ tutto chiaro e logico, vero?

Le taglie 42, infatti, non mangiano perché si nutrono di aria e 5G ed è in questo modo che riescono a garantirsi quelle misure, non c’entra nulla il proprio patrimonio genetico, la condizione del metabolismo basale, la costituzione corporea o, peggio, l’altezza. Una donna deve essere taglia 42 sia se è alta un metro e trenta oppure due; tanto l’anoressia non è una malattia, ma una creatura mistica che solca i cieli di mezzanotte a cavallo di un unicorno rosa glitter con due corni verde Tiffany.

Nonostante tutto, una donna, nella disgrazia dell’essere nata in un mondo maschilista, patriarcale, dove viene considerata più un oggetto che una persona, può ritenersi fortunata.

Perché rispetto alle donne trans-gender hanno più diritti. Loro, appunto, non solo non ce li hanno, ma non hanno nemmeno una voce per farli valere. La maggior parte delle persone neanche le considera come esseri umani, ma come dei disgustosi fenomeni di baraccone.

Le donne trans-gender devono essere considerate più donne delle femmine umane nate con i due cromosomi X.

Le donne trans-gender capiscono che sono donne nonostante i limiti imposti dal proprio corpo. Personalmente, da donna con doppio X, se dovessi chiedere il significato di “essere e sentirsi donna”, rivolgerei la domanda alle donne trans-gender perché loro, non solo hanno capito che il proprio genere non è collegato al proprio corpo, ma hanno intrapreso la difficilissima battaglia, sociale ed ormonale, per esprimere la propria femminilità, ovvero il proprio essere donna.

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Vladimir Luxuria, attivista per i diritti LGBT e prima persona transgender ad essere eletta al Parlamento di uno Stato europeo.

Se proprio volete regalare dei fiori per avere la coscienza apposto, porgeteli alle donne trans-gender: la loro battaglia per ottenere i diritti è appena iniziata e la strada non sarà una semplice passeggiata; però sappiate che i cioccolatini sono più che graditi.

Sara Zambon
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