La sera di venerdì 10 luglio l’Ippodromo delle Capannelle si è trasformato nel palcoscenico di una vera e propria festa pagana. Sul palco del Rock in Roma Alessandro Mannarino ha portato il suo nuovo tour estivo per presentare live la sua ultima creazione: l’album “Primo Amore”. In decine di migliaia sono accorsi a Roma, casa sua, per regalarsi una vera e propria notte di pura catarsi musicale.
Sotto un cielo stellato, e un energia ancestrale magistralmente diretta dal maestro Mannarino, nemmeno l’afa romana è riuscita a fermare le vibrazioni e le emozioni di due ore di viaggio dal nuovo al vecchio più scanzonato Mannarino. Un viaggio privo di confini, che ha fatto ballare, vibrare e far venire la pelle d’oca all’unisono l’intero pubblico delle Capannelle.
Le prime note hanno subito fatto intuire verso dove si stava viaggiando. Ritmi tribali che pian piano crescono e chiamano a raccolta il pubblico, cambi look selvaggi, sciamanici che assecondano queste sensazioni ancestrali, per poi raggiungere i più classici “stornelli” romani in chiave acustico-intima, come Me so mbriacato, o anche in chiave puro rock, come il fantastico finale con Marylou.
Non ci si rendeva conto quando si cambiava timbro o genere, il tutto è fluttuato in due ore di pura estasi. Alessandro ancora una volta non si dimostra banale, sa che la sua voce, e che voce, ha un peso. Eccolo quindi sventolare la bandiera della Palestina che grida libertà. Ecco la libertà, in varie sfaccettature ha proprio rappresentato a mio avviso il fil rouge dell’intero spettacolo.
Alla fine liberi e liberati le migliaia delle Capannelle vanno via, più leggeri. Solo qualcuno ha mugugnato per l’assenza di pietre miliari come “Bar della Rabbia” (solo perché sperava non finisse mai lo show), ma in fondo a che serviva in una sera che ha lasciato nell’aria solo tanto tanto amore?
Grazie Mannarí, torna a casa quando vuoi.
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