Le sale cinematografiche sono piene perché Checco Zalone fa ridere, e sotto Natale i film che fanno ridere richiamano pubblico, si sa. Ridere al cinema è rimasta ormai la cosa più importante e le commedie sono i film di maggiore incasso.
Anche se il genere in sé ha perso terreno, Zalone fa eccezione: quasi 14 milioni di incasso in soli due giorni, numeri astronomici, impensabili al giorno d’oggi. Il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, il nuovo film ha registrato oltre 7,9 milioni di euro, sfiorando il milione di spettatori, superando Avatar – Fuoco e cenere e monopolizzando clamorosamente il mercato con il 70% degli incassi.
Checco Zalone ha un rapporto molto particolare con il pubblico, uno che si può permettere di far uscire un film ogni cinque anni e non avere rivali, nemmeno un certo James Cameron. Uno dei pochi creativi in grado di prendere i nostri difetti, le nostre piccolezze e portarle alla ribalta nei suoi personaggi grotteschi, i quali non sono lontani da ciò che siamo. Applica la vecchia regola della commedia italiana: dare l’impressione a ogni spettatore che a essere preso in giro sia la persona accanto a lui e non lui stesso.

Buen Camino, però, non ha niente a che fare con il “politicamente scorretto” dei film precedenti. Questa volta Zalone si è normalizzato e il ritorno in coppia con Gennaro Nunziante incide solo al botteghino. Sai già come va a finire dopo un quarto d’ora. Prende in giro una strettissima categoria di persone: i ricchissimi, quelli come Gianluca Vacchi, per intenderci; un’élite distante da noi anni luce.
Oltre alle battute su Schindler’s List e Gaza (per chi le ha colte), Buen Camino è un film che non dà fastidio a nessuno: non è pungente, non è scorretto, non è divisivo. È normale, nazionalpopolare. Che non vuol dire che sia brutto, semplicemente è un altro tipo di commedia. La gente ride, riflette quel tanto che basta per non classificare il film come cinepanettone. Le sale sono piene, i siti sono in tilt, il cinema italiano torna a respirare. E, alla fine, va bene così.
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