Ieri sera è andato in onda, in chiaro, La La Land, musical diretto da Damien Chazelle e interpretato da Ryan Gosling e Emma Stone. Una nuova ondata d’amore ha scosso il pubblico, verso una pellicola che, nell’anno della sua uscita, ha collezionato non solo il consenso degli spettatori, ma anche della critica, con ben 14 candidature agli Oscar e con sei statuette vinte (oltre che a una divertente gaffe davvero indimenticabile… Ma andiamo per gradi!).
Cosa rende particolare La La Land? Probabilmente il ritorno del mondo dei musical tra i blockbuster, per un genere negli anni fin tropo bistrattato, a volte quasi dimenticando la presenza, all’interno del suo portfolio, di acclamate pellicole come Chicago. Una scommessa azzeccata dal regista, ma tutt’altro che ovvia nella sua riuscita. Se da un lato ha sicuramente aiutato la presenza di due attori di primissimo piano, è legittimo chiedersi cosa, nel racconto narrato, abbia concorso nella conquista di pubblico e critica.

La risposta può darcela un film recente, Once Upon a Time in Hollywood, in cui Tarantino cattura e omaggia un mondo magico, fiabesco, lontano nel tempo ma presente nei ricordi della cultura statunitense e non solo. Un qualcosa che per certi versi avviene anche in La La Land, in cui osserviamo, anche se al presente, un mondo fatto di sogni, di possibilità, ma anche di rinunce e porte chiuse. La storia di Sebastian e Mia non è un filo unico, ma si tratta invece di due realtà che si incontrano, si intersecano, e infine si allontanano in quel mare di possibilità infinite offerte non solo dal mondo dello spettacolo, ma dalla vita stessa. Forse è proprio qui il fascino di questo musical, in una storia all’apparenza leggera, semplice, in grado di parlare a più livelli, fuori e dentro la pellicola, coinvolgendo e coinvolgendosi in un turbinio emotivo di rara fattura.
Divertente come questa natura “fiabesca” abbia ammantato la pellicola anche sul palco degli Academy Awards, creando un siparietto quasi surreale e assolutamente involontario, di cui molti ricordano la risata di Ryan Gosling: al momento dell’annuncio del premio al Miglior Film ci fu un curioso scambio delle buste, finendo per premiare La La Land al posto di Moonlight. Tra gaffe, risate e imbarazzo, la degna conclusione per un film che ha fatto sognare ancora sul mondo delle stelle.
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