Come si dipinge una canzone: intervista ad Andrea Spinelli

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Andrea Spinelli è uno degli artisti che più ha contribuito a legare il mondo della pittura a quello della musica. Con i suoi live painting ha ritratto e immortalato alcuni dei maggiori artisti italiani. Lo abbiamo intervistato in occasione del suo ultimo lavoro: il video di Piazza Grande. Il capolavoro di Lucio Dalla reinterpretato da Tosca e Silvia Pérez Cruz.

Da sempre il tuo modo di disegnare si è avvicinato al mondo della musica. Come
influenzano le canzoni o gli artisti il tuo modo di ritrarli e di disegnare?

Sia gli artisti che le loro canzoni influenzano tantissimo il risultato finale di un mio live painting!
Ma ci sono anche tanti altri dettagli che influiscono sul risultato finale: la personalità del musicista,
i suoi gesti, alcuni dettagli o espressioni facciali, l’atmosfera che crea la loro musica, il volume, la
presenza (o assenza) di strumenti elettronici, le luci del palco… sono tutti elementi che considero
(più o meno consciamente) durante tutto il processo creativo.

Andrea Spinelli Piazza Grande intervista


Ci sono generi o artisti che preferisci ritrarre con le tue opere?

In genere amo molto i concerti intimi e di lunga durata perché mi permettono di essere più vicino
(fisicamente ma anche emotivamente) all’artista e di ritrarlo con i giusti tempi.
La tipologia di musica è molto relativa; in realtà non ho delle vere preferenze riguardo i generi
musicali, ho sempre ascoltato un po di tutto anche se la mia formazione è prevalentemente sul
genere rock. Diciamo che più un artista è caratteristico, più riesco a far risaltare la sua personalità quando lo ritraggo.


Com’è nata la collaborazione con Tosca?

Nel periodo tra Novembre 2019 e Febbraio 2020 ho avuto l’opportunità di collaborare con Tosca
ad Officina Pasolini, hub culturale di Roma dove ho ritratto dal vivo diversi incontri con personaggi
della musica e dello spettacolo tra cui Diodato, Renzo Rubino, Virginia Raffele e Giovanni Truppi.
Ho stretto un bellissimo rapporto professionale e di amicizia con Tosca in quei mesi; poi durante i
primi giorni del famoso lock down, lei mi contattò per chiedermi se potessi occuparmi del
videoclip di Piazza Grande. Sarebbe stata la mia prima volta alla realizzazione di un videoclip
animato e per di più commissionato da una grandissima artista: decisi di buttarmi.


Piazza Grande è un classico della canzone italiana, nel video c’è anche un omaggio a Lucio
Dalla. Quanto è importante per te la sua musica e quanto anche conta Bologna, città dove
spesso ti sei esibito?

Ho sempre pensato a Lucio Dalla come un mondo a parte nel panorama della musica leggera
italiana: è nato come jazzista, suonatore di sax e si è poi evoluto in uno dei cantautori più visionari
e importanti della storia della musica italiana.
Amo come raccontava i suoi mondi attraverso i suoi testi, in modo così autentico; ascoltando un
album di Dalla puoi sorridere e puoi commuoverti di brano in brano e tutto risulta coeso da un
elemento potentissimo, la sua poesia. Bologna è una città che alla musica ha dato molto e dove io ho fatto esperienze molto importanti per il mio percorso artistico, penso solo all’evento con SIAE alla Cineteca. Amo il centro di Bologna e i suoi colori così accoglienti; quel rosso mattone che per deformazione professionale colgo ogni volta che metto piede in centro mi fa sentire a casa.

Come si dipinge una canzone: intervista ad Andrea Spinelli 1


Siamo appena usciti da un periodo di lockdown, essendo un artista che ama dipingere dal
vivo, come hai vissuto questo periodo?

Forse ti sorprenderà la mia risposta ma in realtà l’ho vissuto… molto bene!
E questo perché avevo un grande vantaggio: dovevo portare a compimento un grande progetto
per un’artista molto importante. La realizzazione del videoclip per Tosca ha richiesto molto tempo, ti parlo di 9 ore al giorno di lavoro per un periodo totale di due mesi.
Tuttavia, è inevitabile che una volta ripreso ad uscire mi sono accorto della situazione in cui la
maggior parte dei live-club (specialmente quelli medio-piccoli) versano.
Per citare due tristi episodi, l’Ohibò e il Serraglio, due importanti locali del milanese che hanno
chiuso i battenti in queste ultime settimane. In quei luoghi ci ho lasciato il cuore e ho avuto modo
di formarmi musicalmente e professionalmente. Quando impareremo che luoghi del genere sono
fondamentali per la vita culturale di una città? Quando cominceremo a proteggerli davvero?


Come pensi che si ripercuoterà questa crisi sul mondo dei live?

Ricordo che nel periodo di lock down avevano preso piede le dirette streaming: tutti i musicisti,
dagli emergenti ai big, regalavano la propria musica ai loro fans per aiutarli ad affrontare il difficile
momento della quarantena. È stato emozionante, per la prima volta ho percepito davvero una
grande connessione collettiva tra tutti gli artisti e il pubblico, era come se il mondo intero stesse
suonando una sola canzone e tutti quanti la stessimo ascoltando contemporaneamente.
Aldilà dell’aspetto emotivo però poi bisogna fare i conti con la realtà: servono fondi, servono
tutele, servono atti concreti da parte delle istituzioni. Non è un caso che in questa situazione di
reale emergenza siano nate iniziative come La Musica Che Gira con l’obiettivo di portare in
Parlamento la voce del settore musicale con il fine di ottenere dei risultati concreti.


C’è qualche artista italiano o straniero, che vorresti ritrarre?

Di artisti italiani ne ho ritratti molti e sono state tutte esperienze fantastiche (ma la lista è ancora
lunga). In questi giorni ho fatto un post scherzoso su Facebook dove dicevo che prima o poi incontrerò Thom Yorke: sono un suo grande fan, amo i Radiohead e poterli ritrarre dal vivo sarebbe un sogno che si avvera. Lo stesso vale per Bjork che adoro alla follia.
Ma rimanendo in Italia vorrei portare il mio live painting al Premio Tenco e al Festival di Sanremo.

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