#PutItOnScreen la campagna parte dal digitale: non solo troll e cattiverie ma anche un servizio fondamentale per preservare l’ambiente

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Al via la campagna #putitonscreen, cioè mettilo sullo schermo, che vuole rendere consapevole la rete e i suoi utenti al fine di portare alla riduzione dell’utilizzo della carta.

Il weekend del 30 novembre e del 1 dicembre 2019 fa la cosa giusta e riduci con piccoli gesti quotidiani l’utilizzo della carta e condividi la tua azione sui social network utilizzando l’hashtag #putitonscreen: differenziare le nostre abitudini è una via accessibile per preservare il nostro Pianeta.

Anche nel mondo delle arti e del giornalismo la rivoluzione digitale 4.0 si è fatta larga strada negli ultimi anni, eppure un inconsapevole uso e spreco di carta fa ancora parte della nostra quotidianità. Di questi cambiamenti possibili senza stravolgimenti nelle nostre vite, di coscienza civica ed ecologica, di digitale e dei suoi pro e contro parliamo con Laura Ruggiero e Matteo Molinari, due delle menti e braccia dietro questo progetto di sensibilizzazione.

Salve Laura e Matteo, benvenuti su Shockwave Magazine. Parliamo subito di questa iniziativa #PutItOnScreen: lascia respirare la foresta. Vi va di parlarci della sua genesi e del suo messaggio sociale?

Laura: ciao Fabiana, grazie mille per averci dedicato questo spazio e per darci modo di parlare di questa iniziativa.
Matteo: L’iniziativa si chiama appunto Put It On Screen – mettilo sullo schermo ed è nata da un gruppo di persone all’interno di una community online di cui facciamo parte anche io e Laura, Webble, in cui parliamo proprio di digitale, in merito a tutto ciò che può afferire ad esso, perché crediamo che sia davvero importante sviluppare una cultura che sia di base proprio in questa materia. In Italia – è evidente – siamo molto indietro su questo aspetto, quello che noi facciamo quotidianamente come il semplice uso dei social network, non sempre ci è chiaro del tutto, perché dietro ci sono delle meccaniche molto più complesse che spesso ci sfuggono, penso ad esempio alla raccolta dati, o la policy interna dei contenuti; ciò impedisce alle persone che non si intendono di tali fenomeni, di non poter dire la loro in merito. Ciò che facciamo nella nostra community invece è proprio di parlarne dagli aspetti più tecnici a quelli più concettuali.

L: In quest’ottica, relegandola ad un discorso ambientale, l’idea non è di rivolgerci a persone formate nel mondo del digitale, o comunque non esclusivamente a loro, ma far sì che ci sia un’eterogeneità proprio di tipologie di fruitori. Ne abbiamo l’esempio oggi con me che il digitale è la mia professione e con Matteo che lo fa solo per passione. Questo ci permette di divulgare realmente, perché non siamo una nicchia chiusa di marketer, digital marketer, aprendo le porte a tutti, in maniera inclusiva.
Nelle nostre questioni quotidiane è nato un interrogativo: quanto il digitale potesse fare rispetto all’ambiente e si è incentrata sull’uso della carta come risorsa rinnovabile e riciclabile ma non infinita. Quanto il digitale dunque può aiutare in un uso non eccessivo e senza estremizzazioni?


M: questa iniziativa quindi è partita dalla community con la domanda circa l’aiuto che il digitale potrebbe dare all’ambiente sostituendosi alla carta e ci siamo resi conto che ci sono tante soluzioni tecnologiche di supporto ma che non sempre sono accessibili a tutti, soprattutto in piccole realtà locali, a causa della mancanza di infrastrutture dedicate. Penso ai biglietti dei parcheggi che vanno stampati, o a quelli delle metropolitane. Incentivando alcune risorse digitali si andrebbe a ridurre l’emissione di CO2, si renderebbero alcune azioni quotidiane più smart ed efficienti almeno in termini di servizi. Il secondo obiettivo della campagna, invece, è di far riflettere le persone proprio sulle scelte a livello personale; non esiste realmente uno studio che dice che la carta è meglio del digitale o viceversa, dipende dalle proprie abitudini. Se per esempio leggi due e tre libri all’anno, la loro produzione e distribuzione inquina meno rispetto all’acquisto di un ebook. Se invece sei un lettore molto più accanito, l’impatto ambientale è ridimensionato con l’acquisto dell’ e-reader. L’importante dunque è ragionare sui propri consumi e rendere le proprie scelte il più consapevoli possibile.   

Usando l’hashtag #PutItOnScreen cosa succederà?

L: Prima di lanciare questa iniziativa abbiamo provato su noi stessi i suoi effetti, facendolo anche in maniera abbastanza eccessiva in realtà. Abbiamo voluto coinvolgere diverse realtà: dalla persona che ama il libro come esperienza sensoriale a 360 gradi, fino a quella che ha difficoltà a non stampare dei documenti a causa del suo lavoro. Ci siamo dunque limitati nell’uso di carta per capire anche quanto ne abusassimo e abbiamo scoperto che questa esperienza poteva suscitare una reazione successiva anche in altri utenti. Abbiamo gestito tutto questo con una campagna tipica dell’influencer marketing, che – a differenza di ciò che si vede in giro che prevede una persona la quale pubblicizza qualcosa che non ha una vera esperienza ma se la crea lì sul web – nelle campagne delle grandi aziende ci sono dietro dei digital marketer che lavorano invece proprio sulla creazione di queste experience per l’utente – content creator o influencer. Egli vive sulla sua pelle quell’esperienza e riesce a rimandarla agli utenti attraverso un idioma soggettivo. Volevamo far sì che non ci fossero nella campagna degli influencer grossi, ma operare una selezione di micro content creator che nella totalità potessero portare avanti ciò e mettere in luce quelle che sono le criticità che ci costringono ad un uso eccessivo della carta. Nella giornata di domani loro proveranno questa esperienza totalmente senza carta, per quello che concerne ognuno il loro settore, questo per far capire che se anche ti occupi di travel e non di ecologia, l’ambiente è una tematica che tocca tutti. Domani escono queste piccole azioni senza hasthag, il giorno successivo i content creator spiegheranno perché hanno fatto tutto ciò e lanceremo l’hasthag, in modo da far provare questa experience a tutti. Il messaggio è che non dobbiamo fare azioni proibitive, ma piccoli cambiamenti nelle nostre abitudini che possono portare a un consumo minore di carta.

Laura, sei un’esperta del mondo digitale, quindi il fenomeno “leoni da tastiera” sarà per te pane quotidiano. Come lo collochi quello rivolto alla piccola Greta che cerca soltanto di educarci al cambiamento per preservare ciò che ci circonda? Deriva dal fatto che ci racconta cosa che già sappiamo ma che non vogliamo sentire per non sentirci obbligati a dover rinunciare a delle comodità a cui siamo abituati?

L: Il discorso in merito è molto ampio, queste cose sono state molto spesso dette anche da molte persone. Nel corso degli ultimi anni stiamo arrivando ad una consapevolezza maggiore, solo che quando a dircele è una ragazza che ha 15 anni, non solo scuote coscienze, ma diventa l’ago della nostra bilancia di quelli che erano i nostri pensieri e le nostre abitudini. Creare un marketing intorno ad una ragazza che è così giovane, ti fa riflettere sul fatto che se una problematica non l’hai considerata a suo tempo, devi iniziare davvero a farlo. L’effetto branco dei ragazzi ha fatto davvero rumore e crea l’effetto di stimolo delle coscienze, cosa che stiamo cercando di fare anche noi con la campagna PutItOnScreen, per far sì che questo arrivi fino ai piani alti. Quello che io credo è che ci sia della paura nella consapevolezza stessa: ogni volta che arriviamo ad esser sicuri che qualcosa potrebbe essere sbagliato o pesante come tematica c’è un tempo fisiologico che ricorre tra il capirlo e l’accettarlo, e questo passaggio crea quel blocco.  

Il digitale ha rivoluzionato anche il modo di fare informazione. Ormai le notizie le apprendiamo dai siti o – ancor più verosimilmente – dai social network. Pro e contro di questa rivoluzione 4.0?

M: Gli studi su questa vicenda sono abbastanza chiari, l’impatto generato dal mondo dell’informazione (giornali, riviste, magazine) va analizzato in questo modo: si stampano molte copie che hanno una durata molto limitata, subito dopo verranno sostituite da altre copie con nuove informazioni più aggiornate. La questione ambientale in tal senso viene risolta grazie al digitale, con un solo device tu hai la possibilità di raggiungere molte notizie differenti. Ovviamente resta il problema legato al tagliare via molte persone che non hanno dimestichezza nel reperire da soli le notizie che in edicola invece balzavano all’occhio grazie proprio all’impatto visivo delle copertine.
L: C’è anche un discorso puramente economico da fare, il digitale abbatte totalmente i costi sia per l’utente che per chi va a fruire di quella informazione, oltre che la velocità con cui adesso arrivano le notizie.  Tutto questo è un pro. Io però sono contraria ad una estremizzazione, perché la carta è una risorsa rinnovabile. Penso che ci debba essere un giusto equilibrio, così come accade nel caso degli store fisici. Nel corso degli anni Amazon ad esempio, che nasce come store digitale, si trova ad aprire negozi fisici. L’esperienza che un utente vive nel toccare un libro, annusarlo, sfogliarlo e viverlo deve persistere. Il digitale è una risorsa che si sta facendo sempre più strada e arriveremo ad avere un 70% di digitale e un piccolo 30% di cartaceo, ma deve persistere un equilibrio, senza estremizzazioni.

Entriamo nel dettaglio della testata, parliamo del legame fra l’arte ed il digitale. C’è inevitabilmente una forte influenza nel quasi totale abbandono dell’analogico anche nel fare musica o cinema. Il cantautorato ha lasciato il posto a generi molto più digitali come la Trap, influenzando anche i gusti generali. Dove ci spingerà questa tendenza?

M: ti rispondo io da musicista.Bisogna partire da questo concetto: il cambiamento fa sempre un po’ paura. Questa cosa è rinvenibile anche dal punto di vista artistico. L’esperienza musicale globale porta a considerare la trap come se fosse una rovinatrice di valori, le si condanna che la musica si fa con gli strumenti e non con il digitale, che i testi sono insensati, e così via. Io onestamente non la penso così, credo che i cambiamenti siano semplicemente l’espressione di qualcosa che sta succedendo in questo mondo, anche il movimento della trap viene fuori perché è un risultato sociale. Il concetto di vedere la musica nell’ottica secondo cui ciò che c’era prima è giusto e ciò che viene dopo è sbagliato non è corretta. Ti dirò di più, conosco molti ragazzi che praticano la trap e sono persone molto smart e skillate, hanno molte consapevolezze in più rispetto ai loro predecessori, anche in materie ambientali proprio per tornare al PutItOnScreen. Per quanto riguarda di per sé le opportunità che ti offre il digitale, esse sono molteplice e nuove. L’analogico non va perduto, sono due cose che si fonderanno. Nella community abbiamo affrontato già questo discorso del rapporto sussistente fra la musica ed il digitale spiegando che ci sono già delle intelligenze artificiali che producono della musica da sé. Questi strumenti analizzano delle canzoni che tu utente gli proponi, le scompongono, cercano di capire i meccanismi, e ti restituiscono delle altre proposte. La parte della scelta dell’ascolto è sempre della persona.

L: Allargandoci invece a tutta l’arte in generale invece, mi viene in mente il docufilm che ho visto qualche giorno al cinema su Frida Kahlo e l’evoluzione che ha avuto tutta la sua pittura, ciò mi ha fatto molto riflettere circa il fatto di come una volta il pittore era solo tale, mentre oggi tende a mettere su device tutte quelle che sono le sue illustrazioni per arrivare ad un altro tipo di situazioni, come nel caso di Olimpia Zagnoli – una delle migliori illustratici nostrane – che sta girando il mondo con la sua arte. Io penso che abbiamo semplicemente cambiato la comunicazione intorno all’arte, non cambiano le reali tematiche che porta avanti l’artista. Quello che stanno cercando di fare anche attraverso le mostre anche molto tecnologiche e interattive, è provare a rendere tangibile ciò che una volta potevamo vedere in un’ottica tridimensionale o bididimensionale. Nel corso degli anni le cose che sono cambiate in realtà si sono solo evolute. Come diceva Matteo lo strumento esiste sempre, che poi esso entri in un device che la arricchisce, è solo un vantaggio, fa parte dell’evoluzione ed è assolutamente positiva.  

Volete aggiungere qualcosa su questa campagna che ci vedrà protagonisti nel prossimo weekend?

M: Sì mi piacerebbe riassumere i concetti chiave di questa iniziativa. Innanzitutto è importantissimo parlare di digitale perché sta cambiando il mondo; attraverso di esso si può parlare di campagne sociali come l’ambiente poiché esse stesse a loro volta stanno cambiando il mondo; la campagna vuole fare rumore affinché possa smuovere le coscienze. La consapevolezza che speriamo tutto ciò possa portare è che ognuno di noi attraverso delle piccole azioni possono cambiare il mondo.

L: Sabato e domenica mettilo sullo schermo.

Fabiana Criscuolo
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