L’Attacco dei Giganti: un ben celato invito alla rivoluzione

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L’Attacco dei Giganti sta finendo. Il manga più popolare, attualmente, in Europa, è alle sue battute conclusive, mandando in tilt il sito di Crunchyroll ogni volta che è l’8 del mese, giorno d’uscita del capitolo del fumetto di Hajime Isayama.

Un lavoro che è già atipico a partire dal suo autore: Isayama, infatti, è un ragazzo di trentadue anni, molto attivo sui social e amante della cultura pop – come solo un altro maestro, Irohiko Araki, ha saputo essere, con la sua magnum opus Le Bizzarre Avventure di JoJo – lontano dallo stereotipo del mangaka isolato, chino sulla sua scrivania, scoliosi ed ernia del disco annesse. Uno stereotipo che ben calza nel caso di professionisti come Yoshihiro Togashi, autore leopardiano spesso ammalato di capolavori come Hunter x Hunter e YuYu degli Spettri. Ma anche lontano da quel Kentaro Miura di Berserk, uno che di un solo, singolo, lavoro, ha fatto la sua fortuna.

Uno che, insomma, è cresciuto con la stessa letteratura con la quale siamo cresciuti noi: Harry Potter, Il Trono di Spade, e i fumetti dei supereroi. Per sua stessa natura, l’Attacco dei Giganti, sebbene calcolato come shonen per la mancanza di rimandi sessuali, è più vicino a lavori dark fantasy come Claymore, Berserk stesso, alla letteratura di mostri sacri come George Martin e Ursula le Guin, con i quali condivide l’attentissima costruzione della trama e la caratterizzazione maniacale della psiche dei personaggi.

L’Attacco dei Giganti, col suo capitolo iniziale “A te, fra 2000 anni”, nel 2010, fece la fortuna della rivista di casa Kodansha Bessatsu Shonen Magazine al limite della chiusura: Isayama scelse di introdurre il tema del disastro e dell’Apocalisse proprio nelle prime dieci pagine, narrandone a ritroso le ragioni, tutte umane e tutte devastanti, che portarono a ciò. Decise inoltre di ambientare la sua storia in un mondo medioevale germanico, e di dare nomi tedeschi e francesi ai suoi personaggi, dando il tocco d’esotismo (per i nipponici) che tanto fece la fortuna di La Rosa di VersaillesLady Oscar, insomma. Personaggi che sono dei militari, costantemente a contatto con la morte.

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Tavola da A te, fra 2000 anni, il capitolo iniziale de l’Attacco dei Giganti.

Ma partiamo dall’inizio, per i neofiti. In un’epoca imprecisata, ciò che resta dell’umanità è racchiuso (in una superficie totale pari alla Francia) fra tre cerchia di mura, altissime ed impenetrabili. Neanche a dirlo, la classe più agiata vive nel cerchio più interno, mentre i proletari aumentano man mano ci si avvicina al confine più distante dal centro. Ma a cosa servono, queste mura? La risposta viene fornita nel primissimo capitolo: a proteggere quella manciata d’umani, circa tre milioni di persone, dalla tremenda minaccia esterna, ossia i Titani. Creature antropomorfe alte da cinque metri in su, il cui unico scopo è divorare altri umani. Il loro controllo è affidato ad un reparto scelto dell’esercito, il Corpo di Ricerca, che ha anche il compito di organizzare spedizioni all’esterno. Capo ne è l’indomito Erwin, e suo secondo è il comandante Levi Ackermann, personaggio fra i più amati della saga.

I protagonisti de l’Attacco dei Giganti sono un gruppo di militari, tutti appartenenti ai cadetti del Corpo di Ricerca: Eren Jaeger, Armin Arlert, Mikasa Ackermann, e vari e accessori, fra amici di sempre e chi si rivela, in realtà, il più tremendo dei nemici. Dei tre, il personaggio su cui verte maggiormente la storia è Eren, inizialmente caratterizzato come il tipico protagonista di tanti shonen, a là Goku: stupidotto, che vive di altrettanto stupidi ideali, testardo senza ragione alcuna, senza macchia e senza paura. Ben presto – tranquilli, spoilero al massimo il terzo episodio! – si scoprirà essere in grado di trasformarsi a comando in un Titano di tredici metri. Con l’avanzare della storia, soprattutto dopo la svolta di fantapolitica attorno all’ottantesimo capitolo, Eren avrà un ruolo più marginale, ma le sue sporadiche comparse concorrono al suo sviluppo, in un bildungsroman un po’ abbozzato ma comunque funzionale e rarissimo negli shonen. L’introduzione del personaggio del Titano Bestia farà da lui contraltare: calcolatore, adulto, incredibilmente intelligente e pericoloso.

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Il titano di Eren Jaeger.

La vera fortuna de l’Attacco dei Giganti, insomma, sebbene abbia perso di molto appeal dopo la pubblicazione della terza stagione della trasposizione anime dello studio Wit, dato lo shift a sostanzialmente un seinen di fantapolitica, è la costruzione attentissima della sua trama, e l’aver creato un mondo coerente a se stesso, disegnato tramite i portentosi e lunghi dialoghi fra i personaggi. Quello dell’Attacco dei Giganti è, però, un mondo desolante: gli orrori del passato si riversano su giovani che non hanno idea di cosa debbano combattere, con una responsabilità spaventosa sulle spalle – e lo spettro ancor peggiore dell’estinzione – costretti a portare avanti la vita in un mondo che è, appunto, poverissimo di risorse, sia ambientali che umane. La fortuna del lavoro di Isayama è da rintracciare nel parallelismo che i lettori di tutto il mondo – appartenenti ad una generazione, quella dei figli della generazione X, a sua volta figlia dei Baby Boomers, coloro che hanno rinchiuso quell’umanità nella sua prigione dorata, fatta di buon cibo e social network, nel nostro presente – vedono con se stessi e con quei militari che tempo per l’amore e per le distrazioni non ne hanno, deprivati del lusso della sensibilità che i genitori hanno potuto sviluppare. Nella bolgia del mondo moderno, l’antieroe Eren Jaeger, e tutta la sua ascendenza, rappresentano la voglia di distruzione che è insita in ognuno di noi: la volontà di cambiare, una volta per tutte, questa civiltà che tanto ci soffoca, fra tre cerchia di mura.

Il titano di Eren – il titano più distruttivo di tutti – è la ferocia inaudita che è nascosta nelle pieghe dell’intrattenimento moderno diretto ai giovani, una generazione che non sa di poter provare altro che una desolante rabbia, priva ormai della fisica necessità di rivalsa del protagonista dell’Attacco dei Giganti. L’arrendevole Mikasa, intrappolata in un’infinita infanzia, è la paura che tutti abbiamo del futuro e del cambiamento. Il fin troppo razionale e mite Armin controbilancia l’esplosione di energia pura che è il protagonista del manga.

L’Attacco dei Giganti è dunque un’opera che incita alla rivoluzione, senza mai parlarne apertamente. Perché le colpe dei padri non ricadano mai più sui figli.

Giulia Della Pelle
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