Poggio Buco, una necropoli Etrusca ricca di mistero, storia e sangue

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Ho sempre letto storie , romanzi e racconti ambientati in posti lontani, irraggiungibili o addirittura immaginari. Per la prima volta grazie “Poggio Buco”, il romanzo scritto e pubblicato da Luis Contenebra, ho finalmente esplorato un racconto ambientato in terre familiari e ladre del mio cuore.

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Solo quando riuscirò a trovarlo, perso o nascosto in un misterioso bosco etrusco, potrò lasciare queste terre e continuare per la mia strada alla scoperta del mondo.

Luis Contenebra ha ambientato la sua storia in varie zone dell’alta Tuscia, incentrandosi particolarmente su Poggio Buco: una necropoli Etrusca molto suggestiva situata nei pressi di Pitigliano.

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Mi reco spesso ad ammirare i bellissimi panorami che offre questa deliziosa cittadina, chiamata anche “La piccola Gerusalemme”, e, fortunatamente, due giorni fa ho avuto l’occasione di scattare un paio di foto al particolare Pino di Bolsena.

Da quando mi sono trasferita in prossimità del lago, circa un anno fa, ho approfittato di ogni momento possibile per andare a scoprire luoghi nuovi e meravigliosi, intrisi di mistero e di storia etrusca

Un giorno camminavo con un’amica sul lungolago di Marta e, ammirando il dolce tramonto riflesso sull’acqua,  ho avuto l’occasione di conoscere e scambiare quattro parole con Luis Contenerbra.

Dopo avergli rivelato il mio desiderio di voler conoscere più a fondo il mondo Etrusco, Luis Contenebra ha cominciato a raccontarmi alcune leggende che sfiorano il confine tra storia, mistero e attualità. Mentre raccontava, un posto ha particolarmente colpito la mia attenzione: Poggio Buco!

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Quando ho chiesto indicazioni per raggiungere la necropoli la prima cosa che Contenebra mi dice è: “Non andarci mai di notte! E soprattutto, non andarci da sola. Parti con più persone e sarebbe meglio che con voi ci sia almeno un cane.”

Ovviamente, ho subito preteso ulteriori spiegazioni, ma al posto di rispondermi ci accordiamo per vederci un altro giorno affinché, l’inquietante storia di Poggio Buco, abbia tutto il tempo che merita.

Quando ci siamo nuovamente incontrati, mi ha porto tra le mani il libro “Poggio Buco”. Mi ha spiegato di averlo scritto durante il lockdown basandosi su vicende di sangue realmente accadute e che, per tutelare le persone coinvolte, ha sostituito i loro nomi con nomi di fantasia per i personaggi del racconto.

La necropoli di Poggio Buco si trova nei pressi del fiume Fiora, tra Pitigliano e Manciano. Le sepolture sono testimoni silenti di un arcaico insediamento Etrusco risalente al periodo compreso tra –la fine del IX e il V secolo a.C..

Il suo nome è dovuto all’azione di tombaroli senza scrupoli che hanno trasformato questo luogo sacro in un insieme di tombe profanate. In “Poggio Buco” viene descritta dettagliatamente la storia del saccheggio attraverso le parole del personaggio denominato “il Vampiro”, un tombarolo di Pitigliano così soprannominato per la sua abitudine illecita di profanare tombe durante la notte

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Alessandro Falgiani, un giovane ragazzo appassionato di Etruschi ed escursionismo, decide di infrangere le regole del Lockdown e si avventura con il proprio cane Vatika nell’occulta necropoli di Poggio Buco.

Durante la passeggiata nel cuore dei boschi della Tuscia,Vatika cerca più volte di mettere in guardia Alessandro, ma il ragazzo, esasperato dalle restrizioni sanitarie, ignora gli avvertimenti. La sua auto verrà trovata poco tempo dopo dal Maresciallo Consalvo Mori,che, insospettito dalla situazione, comincerà un’indagine personale per ritrovare il ragazzo.

Inizialmente percorrerà la strada fornita dalle tracce, come in una normale indagine. Tuttavia, dopo pochi giorni, è costretto a cambiare completamente rotta a causa di strani ostacoli e oscure minacce.

“Poggio Buco” è un noir imprevedibile e scritto con uno stile estremamente particolare. Luis Contenebra, infatti, focalizza l’attenzione del lettore unicamente sulle azioni svolte dai protagonisti, descrivendo al minimo gli ambienti che li circondano. Leggere “Poggio Buco” è stato come guardare lentamente attraverso una cinepresa e osservare i movimenti del Maresciallo Mori,scoprendo con calma come tutti i pezzi del puzzle tornano al proprio posto.

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Per una persona che, come me, le città le conosce bene, non è stato difficile visualizzare i luoghi descritti nel libro. Per chi invece non è pratico della zona, leggere “Poggio Buco” può rappresentare un’ottima motivazione per scoprirla e godersela con gli occhi di un turista e lo spirito di un cacciatore di misteri.

Prima di leggere “Poggio Buco” avevo intenzione di organizzare una scampagnata nella necropoli. Ora però preferirei evitare di essere la nuova “Alessandro Falgiani”, perciò freno la mia curiosità e aspetto pazientemente di trovare un paio di amici abbastanza matti da volersi avventurare con me, con la speranza di avere tra di noi anche un compagno a quattro zampe.

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Leggi anche: “E’ il sogno che sceglie il sognatore e il viaggio che sceglie il viaggiatore“; “Corpi speciali: come ritrarre delle anime.“; “L’alchimista, viaggio nel deserto e dentro se stessi per realizzare il proprio sogno.”

Sara Zambon
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