Ascension Codes, Cynic: recensione

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Sono passati sette anni, I Cynic band simbolo del Progressive sono tornati con un dono: Ascension Codes non è solo un bellissimo album, è proprio una pietra miliare del genere.

Prima ancora di iniziare ad ascoltare l’album si ha la certezza che si tratti di qualcosa di grandioso, I Cynic hanno sempre portato freschezza e inventiva in tutti i loro lavori, parliamo di una band che vanta nella sua formazione passata e presente membri che hanno ispirato generazioni di musicisti. Nel 2020 la formazione ha subito una grande perdita: Sean Malone, bassista pilastro della band insieme a Paul Masvidal, cantante e chitarrista, fondatore e leader dei Cynic.

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“Non ho nemmeno provato a sostituire Malone, chiunque avessi chiamato si sarebbe sentito in dovere di suonare come lui e non sarebbe stato giusto. Ho lasciato il ruolo del basso al synth di Dave Mackay che ha dato vita e significato alle linee di basso di Ascension Codes e portando i Cynic verso una nuova direzione musicale inaspettata.”

Altro attore principale della formazione è Matt Lynch il batterista che dal 2015 ha preso il posto dell’altro membro fondatore Sean Reinert, anche lui scomparso nel 2020. I suoi “drumscapes” come sono definiti dalla stessa band sono meticolosamente costruiti, sono come una reinterpretazione dello stile inconfondibile di Reinert.

Ascension Codes vanta anche della collaborazione di numerosi artisti ospiti, abbiamo un ritorno di voce death (o meglio “Reptilian Collective Voices”) con il vocalist Max Phelps, ci sono dei guest solo del leggendario chitarrista Plini, e la copertina realizzata da Martina Hoffmann, compagna di Robert Venosa che dal 1993 ha realizzato le copertine di tutti i lavori dei Cynic anche egli deceduto. Così come la musica dei Cynic contempla e ridà vita ai suoi ex membri, anche la copertina di Ascension Codes svolge lo stesso ruolo.

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Nelle parole del fondatore dell’etichetta Season of Mist Michael Berberian, grande amico della band: “ho rilasciato intorno ai mille album, nessuno è più drammatico e pieno di significato di Ascension Codes, è una pietra miliare di cui sono orgoglioso. Non lo si può ascoltare senza percepire il dolore di Paul, ma è un dolore asceso, dopotutto art is to console those who are broken by lifee quest’album ne è un esempio perfetto.

Bella premessa vero? Ora parliamo dell’Album

Vi stavamo aspettando

Così si apre Ascension Codes, una frase in ebraico antico in un intro di pochi secondi che ci lancia dritti nel primo pezzo: “the Winged Ones“. Il pezzo è strumentale ed è avvolgente, abbiamo un assaggio del “drumscape” creato da Lynch, un tappeto ritmico che fluisce di sezione in sezione della canzone, I Cynic ci danno il loro benvenuto.

Ogni pezzo dell’album è intervallato da dei piccoli stacchi di massimo venti secondi che ci forniscono una sorta di riscaldamento prima di partire, analoghi al pezzo di intro. Nel secondo di questi viene pronunciata la frase: “niente è fermo tutto fluisce”, ricorda molto “Nunc Fluens” il titolo di una canzone di Traced In the Air (2008) secondo album dei Cynic.

Questo per dire che quando si ascoltala prima parte dell’album che culmina con “DNA activation Template” pezzo quasi puramente elettronico, le sonorità sono simili a quelle di Traced in the Air. Non è l’unica influenza, anche l’EP del 2011 Carbon based Anatomy viene in mente, proprio per il tappeto ritmico della batteria, nonché naturalmente The Portal Tapes (2012) per l’utilizzo dei synth.

La massima espressione del fluire la si ha di sicuro con “Mythical Serpents”, primo singolo estratto che richiama anche la copertina di Ascension Codes. Qui sia la chitarra di Masvidal che la batteria di Lynch creano un ostinato che dà la sensazione di star percorrendo una strada infinita, come il corpo di un serpente mitico.

Coscienza

Bene, nella prima parte abbiamo avuto un incontro col divino, creature alate, serpenti mitici, il nostro DNA sta venendo manipolato e attivato come in una PCR, ora siamo pronti per ascendere davvero. Il pezzo “Architects of Consciousness” marca la distinzione tra la prima e la seconda parte dell’album, saranno loro a svelare gli Ascension Codes, come dice il testo della canzone. Qui lo stile musicale si fa più simile a Kindly Bent To Free Us (2014), l’ultimo album che di sicuro tra i lavori dei Cynic è il più accessibile a d un pubblico non appassionato di Progressive.

La musica è come se prendesse una nuova consapevolezza, una coscienza appunto capace di connettere il passato col presente, tant’è vero che in questa seconda parte di Ascension Codes ci sono anche un minimo, una goccia di Focus (1993) album di esordio dei Cynic nella forma di qualche riff metallaro, specialmente nel pezzo “In a Multiverse Where Atoms Sing”, non aspettatevi il puro Technical Death però.

La nostra ascensione termina come è iniziata, con un outro che ripete la stessa frase dell’intro ed aggiunge, “avresti potuto avere la stelle”, un messaggio dunque per l’umanità che è fin troppo fissa sul materiale e non va abbastanza verso l’ignoto, non riesce ad ascendere. Forse però con Ascension Codes i Cynic ci portano un passo più vicini.

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