Per chi, come me, è cresciuto dopo il 1990 è impossibile pensare ad un Primo Maggio senza il suo consueto Concertone. E’ un appuntamento fisso, imprescindibile per gli amanti della musica. E’ il primo vero concerto estivo, l’inizio della bella stagione, delle giornate lunghe, quelle senza orari, dove sempre è giorno.
Quest’anno è stato diverso. Nessuna marea di persone sotto al sole, o alla pioggia. Tutti a casa. Il Primo Maggio di Roma, per la prima volta nella sua storia, che dura da 30 anni, non ha ricevuto l’abbraccio della gente. Ma, nonostente tutto, il Concertone del Primo Maggio “è uno spazio che andava occupato”, così ha detto Ambra Angiolini, in una Piazza San Giovanni deserta, glaciale. Ed io non posso che essere d’accordo con queste parole. Seppur in minima parte, il Primo Maggio 2020 doveva avere il suo Concertone.

La piazza vuota. Sguardo basso. Voce rotta dalla commozione. Tocca ad Ambra il monologo introduttivo. Ci legge una lettera molto intensa, con una forza comunicativa unica. E lo fa senza guardare in camera, se non alla fine.
«Abbiamo scelto di iniziare da Piazza San Giovanni perché questo è un Primo Maggio del tutto eccezionale ma tutti abbiamo lo stesso desiderio, quello di ripartire. E proprio questa piazza vuota ci ricorda che il futuro non può fare a meno del lavoro, dei diritti e delle tutele. Questa piazza ha sempre avuto il compito di proteggere quelli che non ci stanno. E noi oggi proteggeremo le domande, purtroppo, perché è l’unica certezza che abbiamo. Noi tra poco lasceremo questa piazza perché non ha senso starci così, ma con la volontà di tornarci.
Non sarà una festa, perché ce ne siamo accorti subito di come è partita la campagna elettorale, che allo scoppiare dei primi focolai i nostri operatori sanitari hanno lavorato senza protezioni. Ce ne siamo accorti che a volte il troppo dire fa male soprattutto se è confuso, ce ne siamo accorti tutti di quanta forza siamo capaci. In questo percorso che vi terrà compagnia di musica e domande voglio farvi una domanda anche io… Come state?»

Concertone del Primo Maggio 2020: da Roma a Milano
Il tema del lavoro e dei lavoratori è il fil rouge della serata – ad esempio sono stati ricordati i rider e i braccianti agricoli – ma è la musica la vera protagonista: dalla Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma ai Tetti di Milano, da Bologna a Firenze. Vasco Rossi e Zucchero hanno mandato un messaggio, mentre si sono viste le immagini di loro vecchi concerti.
Gianna Nannini si è esibita dal capoluogo lombardo, in una location intima, dalla vista mozzafiato. Nella Capitale tocca ad Alex Britti, Francesco Gabbani, Aiello e Le Vibrazioni. Mentre lo Stato Sociale si è esibito a Bologna, in una Piazza Maggiore spettrale. Poi è stata la volta di Paola Turci con Fatti bella per te e Bambini a Roma e di Francesca Michielin con Cheyenne a Bassano del Grappa.

Poi è stata la volta di Fasma, di Eugenio ed Edoardo Bennato e di Irene Grandi che si sono esibiti in località diverse. Tosca, nell’Auditorium di Roma, ci ha regalato un’interpretazione inedia e toccante di Bella Ciao, tra le più belle in assoluto. Ermal Meta invece ci ha fatto ascoltare da casa sua l’inedito Finirà Bene. Il cantautore ha poi duettato virtualmente con Bugo che poi, a sua volta, si è esibito con Nicola Savino.
Com’era stato annunciato, Patti Smith è la prima grande ospite internazionale del Concertone del Primo Maggio 2020. La sacerdotessa, dal salone di casa sua, ha interpretato Greatful. Poi torniamo in Italia con Niccolò Fabi e Luca Barbarossa. Il secondo ospite internazionale è stato Sting che, nel suo studio di registrazione, ha cantato Don’t stand close to me. All’Auditorium è la volta poi di Noemi, seguita da Leo Gassman e Fulminacci.

Poi è stata la volta di Fabrizio Moro, Rocco Papaleo e Gianna Nannini. La rocker ha fatto ascoltare in anteprima nazionale Assenza, il suo ultimo inedito. Spazio a Durdust, Margherita Vicario e Marlene Kuntz. A chiudere è stata l’Orchestra Santa Cecilia con un omaggio al Primo Maggio 2020.
Alla fine è vero, cara Ambra, ci è mancato tutto. Gli abbracci, le urla, i sorrisi, gli sguardi. Pure la pioggia. Perché il Primo Maggio senza Concertone è come il gelato senza panna, come un tramonto senza sole, come Freddie Mercury senza la sua mezz’asta. Un evento a metà.
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