Metal Galaxy, Babymetal: una nuova chimica [Recensione]

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Metal Galaxy è il terzo album delle Babymetal, gruppo pop-metal giapponese che fonde essenza kawaii e heavy metal: è in uscita l’11 ottobre per earMUSIC.

Per chi è rimasto sempre un po’ bambino dentro, o semplicemente non ha pregiudizi su ciò che concerne l’intrattenimento, il metal e similari nipponico non sarà nulla di fuori dal comune. Le sigle di tanti anime recenti utilizzano brani hard rock e metal appositamente scritti, gli X-Japan furono e sono una band di enorme successo dentro e fuori il Giappone.

Eppure il grande il pubblico, quando le Babymetal hanno fatto la loro comparsa sulla scena, è rimasto di sasso. C’è stato un grande sconvolgimento, un subbuglio interiore, negli animi dei metallari capelloni, maglie degli Slayer, borchie e anfibi; uno tsunami colorato di chitarre portentose, arrangiamenti elettronici senza sbavature ed originalissimi. E, soprattutto, una band formata interamente da ragazze. Kawaii. Scolarette incazzate e vestite di nero.  

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Ok, raccontiamo dunque un po’ della storia del duo formato da Suzuka Nakamoto (Sumetal per gli amici) e Moa Kikuchi (Moametal). Partiamo da un assunto: il fenomeno delle idol, che in Italia ha conosciuto portata limitata, è profondamente inserito nella cultura popolare nipponica. Si tratta di ragazze, dotate nella maggior parte delle arti, prodotto commerciale di una serie di produttori e responsabili di marketing. Ricordate GTO: Great Teacher Onizuka? Una delle alunne del professore – quella, cito testualmente, “dotata di due grossi seni” – era una idol. Ad ogni modo, l’idea geniale alla base delle Babymetal è venuta a Kobametal, un rinomato producer giapponese, all’epoca attivo nel visual key, e membro dell’agenzia di talenting Amuse, Inc. rimase impressionato ad un concerto di Suzuka e decise di includerla nel suo innovativo progetto. Ad esso si unì poi Moa, ed infine Yui Mizuno, che lasciò però la band nel 2016 per ragioni di salute. Metal Galaxy è il terzo capitolo delle Babymetal, che segue l’esordio omonimo e il secondo album Metal Resistance. Ah, giusto per dire: le Babymetal hanno aperto a Lady Gaga durante l’ARTPOP tour.

Innanzitutto, partiamo dal presupposto che Metal Galaxy è un lavoro estremamente commerciale, concepito per esserlo; eppure divertentissimo. E non stento a credere che anche i grandi nomi del metal ivi presenti se la siano più che goduta: Tak Matsumoto dei B’z è presente in DA DA DANCE; Il cantante Joakim Brodén dei Sabaton è presente in Oh! MAJINAI; i chitarristi Tim Henson e Scott LePage dei Polyphia sono presenti in Brand New Day; la cantante Alissa White-Gluz degli Arch Enemy è presente in Distortion; il rapper F.HERO è presente in PA PA YA!!. Il tutto, rimescolato in una chimica particolare che, forse, segue regole che non esistono nel nostro universo.

Tracklist e Artwork di Metal Galaxy delle Babymetal (earMUSIC)

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01. FUTURE METAL
02. DA DA DANCE (feat. Tak Matsumoto)
03. Elevator Girl – English ver. –
04. Shanti Shanti Shanti
05. Oh! MAJINAI (feat. Joakim Brodén)
06. Brand New Day (feat. Tim Henson and Scott LePage)
07. Night Night Burn!
08. IN THE NAME OF
09. Distortion (feat. Alissa White-Gluz)
10. PA PA YA!! (feat. F.HERO)
11. Kagerou
12. Starlight
13. Shine
14. Arkadia

Si parte dunque con la intro Future Metal, una strumentale che mescola – ovviamente – metal e synth pop, nel caratteristico stile di Kobametal. Segue poi Da Da Dance, una perfetta sigla per un anime cyberpunk con protagoniste lottatrici di sumo vestite da cameriere: arrangiamenti perfetti e la buona vocalità di Sumetal (oltre alla chitarra di Matsumoto) la rendono un brano che dal vivo sarà esplosivo. La successiva Elevator Girl suona da semplice riempitivo – o da sigla ending. L’heavy metal delle Babymetal viene ripreso in tutta la sua originalità con Shanti Shanti: ispirazioni arabeggianti e controcori, a là Myrath e Orphaned Land sciacquati con il mare della baia di Tokyo. Le sorprese non finiscono qua, e la “polka” rock di Oh!Majinai, con tanto di growl mitteleuropeo e cornamuse uniscono la Finlandia (non ditemi che voi alle superiori non ascoltavate a ripetizioni la Leva’s Polka) al Giappone, porta il divertimento ad un livello gigantesco. E, francamente, mi fanno decidere di andare a vederle, queste Babymetal.

Altra rivelazione musicale sono i Polyphia, band odiata nel mondo del prog più o meno quanto le Babymetal: dunque l’unione fa la forza, e Henson e LePAge prestano le loro chitarre a Kobametal per uno dei brani più, inaspettatamente, classicamente heavy metal di Metal Galaxy, Brand New Day. Un po’ metalcore, un po’ trashcore, un po’ X-japan, un po’ Crossfaith, un po’ vari -core ma sempre molto, molto, godibile.

Il seguito di Chocolate, Papaya.

Ci sono, poi, un po’ di Iron Maiden e un po’ di Stratovarius in Night Night Burn!, altro brano che potrebbe essere la sigla di un anime, ma che presenta una struttura piuttosto complessa, ricca di cambi di ritmo e accordo ed un chorus trascinante; una produzione perfetta armonizza gli elementi di percussioni alle chitarre elettriche del bridge. Gli innumerevoli colori del metal si tingono anche del rosso del battle metal dei Turisas e, nella galassia delle BabyMetal, ne porta l’onere In the name of, brano evocativo ed atmosferico. Qui, fra campionamenti, chitarre intrecciate ed una linea di basso profondissima, e produzione, Kobametal dà il meglio di sé per creare un brano estremanente difficile, e allo stesso tempo fruibile – come la musica dei più antichi angela, blasonatissimi compositori di sigle.

Altra grande ospite è Alissa White-Gluz, la talentuosa Vocalist degli Arch Enemy ed amica di Tarja Turunen e Cristina Scabbia. In realtà un po’ sottosfruttata in Distortion, che suona un po’ troppo Amaranthe e troppo poco Babymetal.

Ah, ragazzi miei. Se vi fossero venuti dei dubbi, dopo Distortion, ci penserà Pa Pa Ya!! a fugare i vostri dubbi. Growl insistente che tesse le lodi del giallo frutto tropicale, ottimo per frullati, particolarmente apprezzati al mattino dai vocalist nipponici; nel fritto misto del testo del brano si odono varie intonazioni della parola “papaya”, come papàya, papayà, pàpaya. Il tutto in un brano latineggiante. Adorabile.

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Copertina del primo volume del manga di Kagerou Days. Credits to kagerouproject.fandom.com

Quartultimo brano di Metal Galaxy è Kagerou, che per i meno avvezzi, è un progetto multimediale che ruota attorno un ragazzo hikikomori che fa la conoscenza dei Mekakushi Dan, un gruppo con poteri soprannaturali legati agli occhi. Il ragazzo, tale Shintaro, ha una sorella (ovviamente) idol, Momo. Il progetto ha la sua incarnazione musicale in una serie di brani vocaloid. Kagerou è forse il brano più malinconico e semplice di Metal Galaxy, con una struttura da tipica power ballad, a rispecchiare l’argomento trattato, estremamente famoso in Giappone, fra manga, anime, e light novel.

La ripetitiva Starlight nulla aggiunge a quanto detto; la dolcezza e lentezza di Shine controbilancia però le reazioni chimiche esotermiche che avvengono in Metal Galaxy – una insolitamente tranquilla ballad piano e chitarra, ed esplosioni solo nei chorus.

Arkadia, nome dell’astronave di Capitan Harlock di Leiji Matsumoto, chiude Metal Galaxy – anche giustamente, perché tale viaggio intergalattico non poteva avvenire se non in un’astronave che sfrutta tecnologia di una razza aliena da tempo estinta. Una cavalcata a là Dragonforce prima maniera, doppia cassa insistente e assoli di chitarra bombardanti; la produzione del brano è ovviamente impeccabile, con ritocchini qua e là fatti di gong, e acuti a smorzare il carico provocato dalle molteplici linee musicali che si intrecciano.

Metal Galaxy non è un capolavoro, ma è un album che divertirà tutti da morire. Ad ascoltarlo, ci si perde nelle perfette piccolezze della produzione e nell’originalità proposta dai brani: gonnelle e chitarre, borchie e borsette da scolaretta. Questo sono le Babymetal.

Giulia Della Pelle
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