Magmamemoria, il manifesto che consacra definitivamente Levante

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Il quarto album di Levante è un concentrato di musica e testi che sfiorano la perfezione. Magmamemoria è emotivo, onesto, libero, provocatorio, coinvolgente, sanguigno. E’ tutto ciò che la musica italiana non è abituata a sentire, ma di cui ha un bisogno necessario

Quello che riconosco da sempre a Claudia Lagona, per tutti Levante, è la sua straordinaria capacità empatica. La sua destrezza nell’esporre i propri sentimenti come se fossero di chiunque è ammirevole. Quel suo cinismo buttato lì un po’ per caso -che poi tanto per caso non è- è una calamita per le orecchie e la fantasia.
Tutte queste caratteristiche sono presenti anche nel suo quarto e lodevole progetto discografico. Magmamemoria è una scatola di emozioni intense tra il passato e il presente. E’ una dichiarazione di caos più consapevole, dove Levante si studia, si analizza, si (e ci) racconta senza maschere. E’ lei. E’ sempre lei. Matura, certo. Ma con quel guizzo in più che solo l’esperienza può donare anche a chi -come lei- è predestinato.

I campanelli d’allarme che fosse un album di una bellezza appassionata c’erano già con i tre singoli che anticipavano Magmamemoria, il primo dell’era Warner Music: e chi l’avrebbe mai detto che una major pubblicasse un disco poco mainstream e molto di qualità?.
Il coraggio di dire e raccontare la realtà in Andrà tutto bene, con l’occhio strizzato al futuro, avevano scardinato ogni tipo di credenza e convinzione sulla cantautrice siciliana. Un testo pesante, attuale, a tratti angosciante, ma prezioso. Lo stretto necessario affronta invece un altro tema, quello delle origini e della nostalgia. Cantato insieme a Carmen Consoli, il brano è un dipinto moderno, un film a colori, un romanzo d’immagini sulla Sicilia. E’ un atto di riverenza a quella “terra più bella”. In Bravi tutti voi torna a parlare della nostra società, mediocre ed umiliante per i più giovani. E’ una canzone ricca di metafore, pungente e satirico.

La bellezza travolgente di Magmamemoria

Capite bene che iniziare ad ascoltare un album tutto nuovo quando le aspettative sono altissime non è facile. Non è semplice prendere le restanti dieci tracce, calarsi perfettamente nella storia che si sta ascoltando -perché sono storie quelle di Levante, non raccontini qua e là- e non paragonarle alle tre già uscite. Eppure la realtà ha superato la fantasia. La titletrack Magmamemoria, a cui è stato affidato l’ingresso, si presenta come una radiografia nostalgica. Non manca l’amore -come potrebbe mai?- e allora c’è spazio per le riflessioni in Reali, per i ragionamenti condivisi con Colapesce e Dimartino in Regno animale e per una vera dichiarazione sentimentale in Antonio.

In Magmamemoria ci sono anche i suoi due romanzi -in un periodo in cui tutti scrivono libri, lei si distingue tra quelli che sanno scriverli davvero, i libri- Questa è l’ultima volta che ti dimentico e Se non ti vedo non esisti, una sinossi esplicativa delle sue storie raccontante da scrittrice. Rancore e Saturno sono invece taglienti, penetranti. Sono un pugno dritto nello stomaco nello stesso identico modo in cui lo è Il giorno prima del giorno dell’inizio non ha mai avuto fine dal testo struggente ed impattante, grazie soprattutto alla strofa esplicativa “Che ci faccio col tuo ricordo? Mi ci pulisco il culo ne farei a meno. A meno che tu non resti qui”. A chiudere il cerchio è Arcano 13, una lettera aperta di ricordi dedicata al padre scomparso.

Magmamemoria è una scoperta continua che sa di libertà. E’ un lavoro cantautorale riflessivo prepotente, carico di ricordi e sensazioni reali. E’ un godimento estetico e stilistico ben scritto, regalato ad una società che non si preoccupa di sfoggiare un bagaglio lessicale ridotto al minimo, complice di un evidente arretramento culturale.

Isabella Insolia
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