Il quinto album dei Mygrain uscito il 2 Ottobre segna la fine di un’attesa durata 7 anni per i fan del melodic death metal, anche se la band era tornata già nel 2018 con un ep (III), V sancisce un ritorno definitivo della band.

I Mygrain rinnovano la formazione
Molte cose sono cambiate per i Mygrain, a partire dall’etichetta: lasciata la Spinefarm Records dopo le vicissitudini alla base del loro quarto album (Planetary Breathing) nel 2013, la band si trova ora a pubblicare V con la Reaper Entertainment. Anche la formazione è cambiata, restano il cantante frontman Tommy Tuovinen ed il batterista DJ Locomotive e il bassista Jonas, il reparto melodico è completamente rinnovato: Resistor, Matthew (chitarre) ed Eve Kojo (tastiere), sono sostituiti da Joni Lahdenkauppi e Teemu Ylämäki dei connazionali Misery Inc.
Anche con la nuova formazione il suono dei Mygrain è estremamente fedele al passato, si sente la freddezza della distorsione dei chitarristi amalgamarsi bene col basso di Jonas a volte accentuato dallo slap, per esempio in canzoni come “Out of This Life”. Le tastiere di V sono ben integrate con le chitarre, riescono ad accompagnare efficacemente sia i riff che gli assoli, esempi notevoli in “The Way of The Flesh” o in “The Calling”. Bellissima anche la voce di Tommy che sempre più sembra assomigliare a Mike Patton, con le sue sperimentazioni sia nei growls che nel pulito data la sua grande capacità tecnica.
La composizione di V dei Mygrain
Parlando di composizione dei pezzi di V, è doveroso spendere qualche parola sul motore ritmico dei Mygrain. DJ Locomotive riesce a dare alla band il sostegno che serve in tutte le sezioni sia le più lineari che le più intricate, la band non disdegna infatti l’utilizzo di tempi dispari, di poliritmie e riff dai ritmi atipici, contaminandosi di progressive si potrebbe dire. Esempio lampante è l’ultima canzone dell’album: “Waves of Doom” un viaggio di 13 minuti in cui è presente ogni sfumatura della band, comprese delle parti solistiche di basso e anche di batteria.
Stilisticamente V sembra un omaggio dei Mygrain a vari loro “colleghi”, a partire dal singolo estratto: “Haunted Hearts” il cui riff d’apertura è una citazione diretta ad “Only For the Weak” degli In Flames, per poi passare a canzoni come “Game of Gods” che ricorda gli Scar Symmetry sia nell’ assolo che nei riff. Detto questo l’identità dei Mygrain non è affatto persa ed è interessante notare come le sperimentazioni si integrino molto bene con lo stile tipico della band.
Per quanto riguarda il tema dell’album bisogna segnalare una mancanza: l’ex tastierista Eve Kojo che con i suoi riff d’apertura riusciva davvero a catturare l’essenza dello “Space Metal” (così veniva definito lo stile dei Mygrain fin dal primo album: Orbit Dance del 2006). Canzoni memorabili per i fan come “Alienation“ (Signs of Existence 2008) o “Of Immortal Eons” (Mygrain 2011) non sono presenti in V, quella che più si avvicina è “Game of Gods” senza riuscire a dare le stesse sensazioni purtroppo.
In conclusione, V è un album carico d’entusiasmo e creatività, riporta alla luce una band scomparsa ingiustamente. Sembrerebbe che i Mygrain abbiano voluto rifarsi delle difficoltà vissute con Planetary Breathing, hanno dato il massimo in questo lavoro e questo va premiato.
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