Angel Miners & Lightning Riders, AWOLNATION: recensione

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Angel Miners & Lightning Riders è il nuovo album degli AWOLNATION, progetto di Aaron Bruno, giunto al successo con la hit Sail del 2011, uscito il 24 aprile per Better Noise Records.

Il pop (termine riduttivo nel caso specifico) elegante e raffinato di Aaron Bruno è spesso un toccasana. Quei synth dal sapore epico e, allo stesso tempo, maniacalmente curato, evocano emozioni positive, sanguigne, reali, talvolta bestiali.
L’ultimo lavoro degli AWOLNATION, Angel Miners & Lightning Riders non è un’eccezione. Ci troviamo di fronte, infatti, un lavoro complesso e sfaccettato, dalla sorprendentemente breve genesi – il precedente album della band, Here come the Runts, infatti, risale solo al 2018.
Ci si aspetta sempre molto dal firmatario di una hit come Sail, tratta dall’ormai leggendario Megalithic Symphonies: o da, semplicemente, la mente dietro la più recente The Best, che è effetti estratta da Angel Miners.

Angel Miners & The Lightning Riders, come il suo nome, è diviso in due parti, e nel mezzo si trova il racconto di un orrendo trauma personale.

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Nel 2018 la California andò in fumo. Stato grande come l’Italia, non particolarmente boscoso. Andò in fumo anche la casa di Bruno di Malibu, e con la mente a quell’orrendo ricordo – le fiamme arancioni e rosso sangue che lambiscono casa e ricordi di una vita – che nasce uno dei migliori brani di Angel Miners & The Lighting Riders: California Halo Blue. Toccante ballad posta proprio nel centro dell’album, essa, con i suoi synth delicatissimi – “Remember Remember that night of November” – ed un’intelaiatura raffinata in bilico fra rock e shoegaze, lo divide in due. Da un lato, il la all’album viene dato da The Best, energico brano electro pop dal taglio, forse, anche un po’ punk – memore delle prime esperienze musicali di Bruno – ma intervallata da synth oscuri in diesis, cui segue la malinconica ballad techno Slam (Angel Miners). Nel cui chorus il vocalist si diletta in un ben riuscito falsetto, che evolve in un sorprendente intermezzo post grunge.
L’identità e lo scopo di tali angeli minatori non sono ben chiari, tantomeno vengono chiariti dalla danzereccia – pre incendi, evidentemente, nonché pre covid19Mayday!! Fiesta forever!!. Lightning riders, altra hit da festa assicurata, viaggia su frequenze rassicurati dell’electro pop contemporaneo di Imagine Dragons e Twenty One Pilots (compagni di tour degli AWOLNATION).
Alla devastante malinconia di California Halo Blue segue la curiosamente beatlesiana/anni’90 Radical, che, per sonorità, per improvvisa gioia esplosiva, lo scoppio di adrenalina e serotonina che si ha dopo l’aver capito di essere sopravvissuti ad una catastrofe. Schitarrate catchy ed uno stile vocale personalissimo aggiungono pregio ad un brano che fa dell’ironia la chiave per la catarsi.
Complesso e sorprendente brano è poi Battered, Black and Blue (Hole In My Heart), che parte con un potente riff hard ‘n heavy e blueseggiante – con tanto di scream! – evolvendo in un romanticissimo, sebbene sarcastico, chorus che gioca su semitoni complessi ed un pattern di synth e spazzole di sottofondo estremamente raffinato.


Altro eccellente brano, dalla collezione di dieci presente in Angel Miners & Lighting Riders,è la sperimentale (in cui, possiamo ammettere, che Bruno abbia fatto semplicemente ciò che gli andava, con ogni strumento e concezione possibile) Half Italian, che inizia con un accorata ammissione di colpevolezza – e altrettanto accorate scuse – nell’essere da meno perché “mezzo italiano”.
Il tono sarcastico, stavolta con tendenze autodistruttive e di autocommiserazione, è ripreso ed elevato ad x^n in I’m a Wreck, brano conclusivo e migliore dell’album assieme a The Best e California Halo Blue: debitore dei migliori lavori degli Spiritualized, dalla prima metà romantica e piagnucolosa, una serie di archi sincopati e complesse ritmiche conducono ad una middle section inaspettata, condita di cori campionati e riff di chitarra oscuri. Urla furiose, di rivalsa, di bestemmie, di manifesto orgoglio e di amor proprio ritrovato con la violenza di una diga che rompe gli argini, chiude il brano e l’epopea californiana degli AWOLNATION.

Difficile sembra, nel 2020, fare del pop di qualità: essere raffinati, intimi, originali, godibili per tutte le orecchie – dal metallaro con la barba con le treccine e le corna vichinghe, alla ragazza che ha appena abbandonato il periodo emo, all’amante delle discoteche orfano di covid19 – è un’impresa sostanzialmente impossibile.

AWOLNATION si conferma un progetto ottimamente riuscito, da parte di Aaron Bruno, che non delude le aspettative e confeziona un lavoro organico, fatto, sostanzialmente, di ottima musica.

Non esistono generi, non esiste limitazione all’arte: ogni termine e ogni sonorità può essere reimpastata per esprimere con maggiore efficienza il proprio sentire.
Ed è ciò che conta.

Giulia Della Pelle
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