Superstiti, l’esordio di Barbato, che ci parla di noi.

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Superstiti è l’album d’esordio del cantautore napoletano Barbato, che esce con Pioggia Rossa dischi.

L’album è un viaggio all’imbrunire verso il centro dei propri pensieri, quel tipo di disco che con il suo sound delicato e curato riesce a mettere in equilibrio le parole con la musica. Le canzoni di Barbato parlano della precarietà di questi anni che si porta dietro non solo una società in cui ci si muove inevitabilmente ferendosi a vicenda ma anche una instabilità sentimentale che si riverbera in brani come L’inverno che apre l’album e la bella Lividi.

Il disco è stato prodotto da Massimo De Vita, al secolo Blindur, presso le nuvole studio  missato agli “Indigo Studios” di Palermo da Fabio Rizzo, masterizzato agli “Schuller Sound” di Valencia da Pablo Schuller. Barbato nel corso della sua carriera ha avuto modo di condividere il palco con Zibba, Modena City Ramblers, Eugenio in Via di Gioia, Franco 126, Francesco Di Bella, Gnut e Dario Sansone.

Barbato

La scrittura del disco ricorda autori che hanno fatto la storia del nuovo cantautorato italiano come Riccardo Sinigallia, il suo modo di cantare e di scrivere rimanda con la mente al musicista e produttore romano che sembra aver aperto una strada all’interno della quale si innesta Superstiti. Domenica, che aveva anticipato il disco, è un classico esempio di come si p ossa trattare con la giusta cura una materia così fragile come la malinconia.

Superstiti è un disco che parla a molti di noi, persone che si muovono nel frastuono quotidiano cercando di far meno male possibile e che provano a difendersi dai giorni e dalle persone irruente. Un vademecum per affrontare le diverse stagioni dell’amore e della solitudine, un disco delicato che però non scade nella banalizzazione di sentimenti di cui spesso si abusa in fase di scrittura.

Immaginiamoci di guidare verso casa in un pomeriggio in cui fa buio presto e pensiamo a una persona che vorremmo avere vicino, è quello il momento di mettere nello stereo Superstiti di Barbato per uscire fuori dall’inverno del nostro scontento.

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