Blood and Glitter, Lord of the Lost: recensione

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Blood and Glitter è il nuovo album del glam rockers Lord of the Lost, uscito a sorpresa il 30 dicembre 2022 per Napalm Records.

Blood and glitter,
we are so happy we could die!

È così che si apre l’ultimo lavoro dei Lord of The Lost, Blood and Glitter, band tedesca glam rock, ma ampiamente – e a ragione – definita “LGBT rock”. Fra lustrini, ed un’estetica chiaramente rimandante al mondo drag, il messaggio da sempre veicolato, nel corso della quindicennale carriera nella band, da Chris Harms, è di rivendicazione scientifica del diritto di essere se stessi, senza alcun compromesso svilente: to all my kings, to all my queens, and for everyone in between, recita ai suoi Broken Ones, in One Last Song, brano proprio da Blood and Glitter. La bravura dei Lord of the Lost non è passata inosservata, tanto da essere scelti come opening band per il tour 2023-24 degli Iron Maiden.

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Sebbene tutt’altro che innovativi dal punto di vista musicale, i Lord of the Lost hanno acchiappato, nel marasma del nulla, la stessa stella raccolta da Tobias Forge coi Ghost: la ricerca della melodia, nonché del divertimento, e la potenza dello show sul palco. Una musica che unisce, che fa ridere, piangere, e che non è divisiva: piace a tutti. È radiofonica, è accettata, pur non snaturandosi nella sua integrità in termini di eredità culturale ed umana che esprime. La stella glitterata dei Lord of the Lost brilla costante ed orgogliosa in Blood and Glitter, che è aperta proprio dalla title track, coloratissimo brano glam rock dagli echi anni ’80. L’industrial poderoso di Love Your Hate in the Comments si mescola sarcastico al suo testo: la tossicità dei social media sublimata, invece, ad arte – con tanto di sample di Hit me Baby One More Time della bistrattata Britney Spears. La capacità compositiva dei Lord of the Lost si vede in brani come Absolute Attitude, che pur non utilizzando soluzioni stilistiche incredibilmente audaci, si fregia di eccellente scelta dei tempi ed ottimo dinamismo nel refrain. C’è poi spazio per Deathstars e Covenant – quell’industrial primi ’00 di cui i Lord of the Lost sembrano essere gli eredi – nell’ottima The Future of a Past Life, con ospite Marcus Bischoff degli Heaven Shall Burn alla voce growl – graziosa contrapposizione al timbro baritonale di Chris Harms, nonché apprezzabilissimi tappeti sonori anni ’80/Bon Jovi in sottofondo. Il messaggio, il manifesto dei Lord of the Lost è poi ben espresso in No Respect for Disrespect, midtempo riflessiva e dominata dal monologo di Harms, libera dagli arrangiamenti intrusivi tipici della band:

Here you are with your lifeless smile

You’re elite, we are scum

And you aim at your targets

But there are no bullets in your gun

Secondo ospite dell’album è Andy la Plegua, CombiChrist, nella deliziosa Reset the Preset: girogirotondo metal in un dancefloor di sangue e glitter che, forse, si rifà a quel lavoro dei Fleshgod Apocalypse nella cover di Blue degli Eiffel 65 – o a tanto di quanto espresso da band come gli Psychlon Nine o i Turmion Katilot. La seconda parte di Blood and Glitter si apre con Destruction Manual, brano forse un po’ prosaico che ha il sapore di filler se non per l’ottima produzione tastieristica, seguito da Dead End, buon brano darkwave nostalgico che parrebbe uscito da un album dei Depeche Mode. Leaving The Planet Earth si apre, poi, con gli stessi accordi tonanti di un inno nazionale (chissà, forse quello della defunta URSS), evolvendosi poi in una buona synthballad – un uomo che guarda il suo pianeta dall’alto dell’orbita, cosmonauta nei ricordi, un Dr Manhattan disgustato da quel “tangle of lives” banale e crudele. Forever Lost è, poi, di nuovo, un gradevole brano a là Deathstars ma che, come Destruction Manual, ha il sapore del filler. Save Our Souls, dallo stesso odore sarcastico di Love Your Hate in the Comments, ha i colori dei lavori di Spaceman 3 ma il violino di Ally Storch a fornire un maggior contatto col terreno al brano.

Assieme a We Are The Broken Ones, per la sottoscritta, il brano successivo, One Last Song, risulta fra i migliori mai scritti dai Lord of the Lost: intensa dichiarazione d’intenti scevra di abbellimenti, accorata espressione del proprio animo – la gemma di Blood and Glitter. Oscura ma allarmante, calma ma straniante, One Last Song è un inno per tutti gli infranti cantati dai Lord of the Lost.

Brano finale, che quasi svanisce dopo la magnificenza di One Last Song, è la gioiosa e country The Look: soundtrack per una sfilata glitterata – un messaggio di allegria e speranza.

Blood and Glitter è, dunque, un album eccellente: un album vecchia maniera, uscito all’improvviso senza promozione e senza singoli anticipatori, in una scelta pubblicitaria, in realtà, ottima. Ciò che impressiona, e permettetemi tale riflessione, è come una band dichiaratamente LGBT, glam e drag, abbia un successo enorme nel proprio paese natale, in Germania, mentre noi in Italia ancora ci si scandalizza se al Festival di Sanremo si canta di un amore omosessuale. La mancanza di pruderie tedesca e la sincera capacità di apprezzare il messaggio veicolato tramite una, comunque, ottima musica, è qualcosa che anche nel nostro bistrattato e timorato stivale dovremmo imparare.

Giulia Della Pelle
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