Bull Brigade, il fuoco non si è spento e mai si spegnerà [I miei Bull Brigade]

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Il Fuoco non si è Spento si è fatto attendere, forse troppo, ma è un prezzo che si paga volentieri dopo aver appurato che i Bull Brigade siano tornati, anzi, non se ne sono mai andati. Insieme al loro nuovo lavoro però c’è anche la mia storia con loro.

Questo articolo sarebbe dovuto uscire molto tempo fa come un nuovo capitolo della mia rubrica delle scoperte musicali (periodo che posso definire quasi terminato ma di cui ho ancora tanto da raccontare), ma ho scelto di aspettare, visto che si è presentata una grossa occasione di raccontare, completamente la band in questione. Si tratta dei Bull Brigade, band punk di Torino che io scoprii lo scorso anno sotto consiglio di un amico, ma per tutto quello che mi hanno e stanno dando, sarebbe stato troppo “poco” limitarsi ad un semplice racconto, e così ho deciso di unire il tutto alla recensione del loro nuovo album, Il Fuoco non si è Spento.

Bull Brigade

Insieme ai The Zen Circus, i Bull Brigade sono la band che ascolto sempre, una volta al giorno, come se fossero una medicina, anche ascoltando più e più volte le stesse canzoni in tutto l’arco della giornata. C’è molto da raccontare, partirò dagli inizi, da quando mi imbarazzavo ad ascoltare le loro canzoni, arrivando fino ad oggi, momento in cui mi sono accorto che quella “fiamma punk” dentro di me, ha trovato il suo momento per ardere.

I Bull Brigade hanno riacceso qualcosa in me, un qualcosa che ha sempre lavorato in silenzio e che io ho sempre ignorato, e il titolo del loro album riassume tutto quello che scriverò in questo articolo

Quando cominciai a suonare la chitarra avevo, più o meno, gli stessi eroi che si hanno quando si comincia a suonare uno strumento, eroi a cui ti ispiri e a cui affidi il tuo essere un musicista, ma mentre sognavo Slash e Brian May, c’era un genere che stava mettendo un po’ di confusione, si trattava del punk. Un genere che per i primi tempi era presente nei miei ascolti, ma che poi, piano piano ho cominciato a dimenticare, senza sapere che però, era lui che, dentro di me, stava forgiando il mio essere musicista e non, aspettando solo il momento per cominciare ad ardere.

Bull Brigade

Quel momento arrivò con i Bull Brigade, ma prima che quella “fiamma punk” si riaccese completamente passò del tempo e passarono tante sensazioni, due in particolare. Le prime volte che sentii le loro canzoni provavo imbarazzo, sì, avete capito bene, mi imbarazzavo a sentire delle canzoni con dei testi che raccontavano di una vita che non ho mai vissuto e che probabilmente non vivrò mai, ma con il passare del tempo venne tutto sostituito dalla consapevolezza. Ero consapevole che gli stessi testi che mi imbarazzavano, una volta sentiti più volte, avevano cominciato a parlare di me e per me.

E se raccontare i miei Bull Brigade attraverso Il Fuoco non si è Spento, fosse uno spettacolo teatrale molto probabilmente sceglierei di introdurre il tutto con una parte del ritornello di “Mai Confoderla”.

“Ora puoi riconoscerla quella rabbia che scoppiava
Ad ogni sguardo della gente su di te
Non potrai mai nasconderla mai confonderla”

Il nuovo album dei Bull Brigade, Il Fuoco non si è Spento, è una ribellione alla vita “da grandi” ed un inno all’esserci ancora, nonostante tutto, nonostante i sogni infranti e le sofferenze che essi portano

I Bull Brigade sono tornati, nonostante tutto sono ancora qui, e lo vogliono far sapere al proprio pubblico fin dalla prima traccia (come se ci fosse il bisogno), tanto che le prime due parole di “L’Ultima Città” sono “siam tornati”, semplice come il resto del testo, pronti per iniziare, anzi, continuare questo viaggio, con tutti. Un viaggio che deve essere amato per essere capito, e così cominciamo ad avere tutti dei “Cuori Stanchi”, che arriverà il giorno in cui sarà tutto un ricordo.

La terza traccia, “Quaranta”, oltre ad essere il primo singolo che uscì per presentare Il Fuoco non si è Spento, è anche quello che racconta perfettamente questo “fuoco” che arde dentro di noi, a prescindere da chi siamo e da quanto si sia vissuto. Un fuoco che ci porta ad avere dei sogni praticamente impossibili da realizzare ma che continuiamo ad inseguire, su cui basiamo un’intera vita, tanto da cominciare a sognare di cambiare vita, ma è ormai troppo tardi per farlo e rimane solo una domanda: “ma ti sei visto come stai?”.

C’è un altro fuoco che spesso arde, ed anche tanto, dentro molti di noi, è il fuoco dell’ansia, ed i Bull Brigade, insieme a Samall Ali, parlano di lei in “Ansia”. Una delle tracce che più apprezzato in Il Fuoco non si è Spento, in cui essa diventa una donna a cui fare delle domande e a cui parlare una volta per tutte, come se si volesse terminare in quel preciso momento ogni rapporto con lei, per poi ritrovarsi sempre chiusi in una stanza, con essa vicino a tenerci sotto scacco.

La band punk torinese ha sempre fatto colpo su di me, in tanti modi, ma uno in particolare ha preso un grosso posto nel mio cuore, ovvero il loro essere tifosi, di avere una squadra del cuore, nel loro caso il Torino, nel mio la Roma, un amore per una squadra di calcio talmente grande da dedicargli una canzone, “Partirò per Te”. Una traccia che può capire solo chi tifa e chi, a prescindere da come vada, continuerà a sacrificarsi per la propria squadra.

I Bull Brigade continuano ad essere quelli che potrebbero parlare di me, potrei esprimermi solamente tramite i loro testi, e molto probabilmente sarebbero uguali alle mie parole, a saperlo prima

Ad essere sincero, quando cominciai a sentire i Bull Brigade, ebbi una certa paura che dopo un po’ di tempo quella “fiamma punk” dentro di me si sarebbe spenta ancora, ma per fortuna è arrivato Il Fuoco non si è Spento a farmi ricredere, insieme alle altre canzoni della band torinese che ascolto a ripetizione praticamente ogni giorno. L’imbarazzo non c’è più da tempo, ed ormai mi sento a mio agio mentre sento le loro canzoni, una vita che rimarrà solo un sogno, che nonostante tutto continuo ad inseguire, ma consapevole di farlo insieme a tanti altri. Per fortuna il fuoco non si è spento, continua e continuerà ad ardere, aspettando che arrivi la paura del “ricordo”.

Bull Brigade
Marco Mancinelli
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