Tropitalia di Mario Venuti è un omaggio alla musica italiana in chiave tropicale | Recensione

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Mario Venuti è tornato sulle scene musicali con un nuovo progetto discografico, disponibile dal 17 settembre su tutte le piattaforme digitali. In Tropitalia l’artista siciliano si diverte a reinterpretare undici brani celebri della musica italiana, dagli anni Trenta ai Duemila. 

Ho sempre trovato Mario Venuti un artista non scontato. Uno di quelli che prima di lanciare sul mercato un disco elabora, pensa e lavora. Insomma, uno di quelli che non pubblica “perché deve pubblicare”, ma perché ne sente l’esigenza, perché qualcosa da comunicare o raccontare o far sentire. In Tropitalia ho ritrovato questa sua necessità, anche se in forme e modi diversi rispetto a come lo abbiamo conosciuto in questi anni.  

Il cantautore siciliano ha deciso di tornare alle origini – a Fortuna, quel singolo d’esordio nel 1994 – e portarci ai tropici. Samba, lambada, ballate, reggae, saudade sono tutti elementi che ritroviamo nelle 11 tracce dell’album composto da canzoni che hanno segnato diverse epoche e diverse generazioni, dagli anni Trenta al Nuovo Millennio. Un lavoro maturato durante il primo lockdown, che ha spinto l’artista a celebrare brani che appartengono alla nostra storia musicale. 

Il disco vede la produzione artistica di Tony Canto, con contributi di Patrizia Laquidara e Joe Barbieri. Tropitalia nasce anche dalla collaborazione artistica con Monica Silva e il Creative Director Valerio Fausti, che hanno curato il progetto grafico della copertina del disco, dei quattro 45 giri in vinile che stanno accompagnando la release dell’album, e tutto il set fotografico. Realizzando di fatto un’opera d’arte unica, caratterizzata da colori forti e vivaci, un tributo alla grande Carmen Miranda e al movimento tropicalista.

Tracklist – Tropitalia

Tropitalia di Mario Venuti è un omaggio alla musica italiana in chiave tropicale
  1. Ma che freddo fa
  2. Figli delle stelle
  3. Quella carezza della sera
  4. Maledetta Primavera
  5. Xdono
  6. Non ho l’età (Per amarti)
  7. Voar (Nel blu dipinto di blu)
  8. Vita
  9. Vivere
  10. Il cuore è uno zingaro
  11. Una carezza in un pugno

Del nuovo concept di Mario Venuti ne avevamo già avuto un assaggio con i due singoli Ma che freddo fa e Xdono, brani di Nada e Tiziano Ferro riarrangiati per l’occasione. Nel primo ascoltiamo una samba, nel secondo c’è una melodia più agricola, rurale. Entrambi i brani si discostano totalmente dalla versione originale.  

Il prossimo singolo sarà un altro grande successo della musica italiana, il brano che ha lanciato definitivamente Alan Sorrenti. Stiamo parlando di Figli delle stelle, canzone che vuole celebrare la gloriosa epopea della bossa nova. In Quella carezza della sera c’è tutta la vena più intimista dell’autore siciliano. 

Bellissimo arrangiamento fatto per Maledetta primavera, una canzone non semplice da reinterpretare vista la grande popolarità che si è conservata negli anni. Il brano di Loretta Goggi è stato trasformato in un “valzer nobile” e che vede la collaborazione di Patrizia Laquidara con cui Venuti torna a duettare dopo quasi vent’anni. 

L’altro successo che troviamo è Non ho l’età (Per amarti), brano di Gigliola Cinguetti che vinse l’Eurovision Song Contest nel 1964. A parte che ho apprezzato il fatto che il cantautore abbia volontariamente fatto rimanere il genere invariato (può essere riferita ad un uomo o una donna). Mi è piaciuta l’idea di rendere la canzona una classica ballata latina. 

Una delle canzoni più famose italiane, se non la più famosa – Volare di Domenico Modugno – diventa Voar e viene trasformata in chiave portoghese, come se fosse un “frutto negro” di Salvador di Bahia, ritmata dalle numerose percussioni. Sprazzi di jazz e samba reggae li ritroviamo, invece, in Vita, brano degli anni Ottanta di Mogol e Lavezzi. 

Segue Vivere, una canzone degli anni Trenta, sventrata totalmente di quella retorica figlia del regime fascista e trasformata in ritmi vivaci, vicini ad un samba-canção. Il cuore è uno zingaro, invece, è stata la miccia che ha fatto esplodere Tropitalia. Ritmi cubani, che richiamano i tempi d’oro dei boleros, sono usati per celebrare la libertà cantata da Iva Zanicchi. 

A chiudere Tropitalia è, a mio avviso, una delle più belle canzoni di sempre. Un brano di Adriano Celentano che continua ad attraversa epoche e generazioni. Parliamo di Una carezza in un pugno, in cui Mario Venuti punta sui toni suadenti, enfatizzando il messaggio originale del testo. 

Buone vibrazioni, suoni malinconici e climi soleggiati abbracciano le 11 tracce di un disco piacevole e fascinoso. Non c’è il rischio di non goderselo o goderselo nel modo sbagliato. Perché Tropitalia si può ascoltare ovunque e con chiunque. Ha parti più commerciali, ma anche più autorali, di nicchia. Un album giusto per fine estate. 

Quello di Mario Venuti, in definitiva, è stato un lavoro onesto, ricercato e distintivo. Il cantautore siciliano ha confermato il suo incredibile talento nel maneggiare e rispettare la musica. Perché lui, prima di farla – la musica – la studia, l’ascolta, la capisce, la elabora. Ed è questo il più importante pregio messo in atto, ancora una volta.

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