Nadar: fotografia aerea e psicologica, nuova ma di altri tempi

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Uomo estroverso ed intraprendente, Gaspard-Félix Tournachon, in arte Nadar, realizzò per primo delle fotografie dall’alto!

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Nadar, Autoritratto fotografico, Bibliotheque Nationale, Paris, 1860.

La fotografia, dal momento della sua prima apparizione, ha avuto un impatto così forte da riuscire a legarsi alla nostra società in modo indissolubile. Proprio per questo si potrebbe pensare che tale invenzione sia stata da subito accettata e apprezzata. In realtà non è stato proprio così, ci sono voluti anni prima che gli uomini posassero davanti ad una macchina fotografica, senza temere che questa potesse avere su di loro “effetti strani” o che gli rubasse l’anima. Oggi ci fa sorridere, certo, ma all’epoca erano credenze comuni. Fortunatamente anche molti uomini, però, ne compresero le potenzialità, studiandola e cercando nuovi utilizzi.

Felix Nadar è ricordato per aver ospitato la prima mostra degli Impressionisti nel suo studio di Parigi il 15 Aprile 1874. Lo spazio ospitò le opere di alcuni degli artisti più apprezzati della nostra contemporaneità, come Claude Monet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir. La mostra propose opere di estrema modernità in risposta alla rigidità accademica, sostenuta dalla critica dell’epoca, che non vedeva di buon occhio neanche la fotografia, spesso utilizzata anche dagli impressionisti come strumento di supporto.

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Claude Monet – Impression, soleil levant, 1872. L’opera era esposta nello studio di Nadar e da questa derivò il termine “impressionisti”.

Oltre ad essere un sostenitore dell’arte impressionista, Nadar era però prima di tutto un fotografo, affascinato dalle personalità più importanti del suo tempo. L’aeronautica fu la sua grande passione e lo portò ad inventare un enorme pallone di aria calda in grado di volare, che chiamò “Le Géant“. Con questo aerostato effettuò diversi viaggi per fotografare dall’alto la città, causandosi anche vari danni fisici per colpa degli atterraggi violenti. Già nel 1860 riuscì a riprendere Parigi dall’alto arrivando a circa 500 metri d’altezza.

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Fotografia del volo inaugurale del le Gèant

Ma perché fu così importante la sua intuizione?

Anche oggi la fotografia aerea può avere moltissime funzioni: si pensi ai droni, che consentono facilmente di registrare immagini dall’alto, o ai satelliti, che forniscono immagini del nostro pianeta dandoci informazioni utili per prevedere il meteo, monitorare l’inquinamento, tenere sotto controllo il disboscamento.

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Honoré DaumierNadar Élevant la Photographie à la Hauteur de l’Art, 25 maggio 1862

Non dobbiamo stupirci se in passato l’intuizione di Nadar fu apprezzata immediatamente. Questa permetteva, infatti, di avere un controllo oggettivo sul territorio e sulla presenza umana su di esso. Non passò molto tempo prima che questa venisse impiegata come mezzo strategico e di controllo in guerra: prima durante la Guerra Civile americana negli anni ’60 del XIX secolo, poi nella Prima Guerra Mondiale per controllare gli spostamenti nemici sui territori di battaglia e poi nella Seconda Guerra Mondiale, di cui rimangono circa 250.000 fotografie originali, scattate dalla R.A.F. e ancora oggi studiate.

Nadar ritrattista psicologico

Come anticipato, questo fotografo era profondamente affascinato da alcune personalità della sua epoca. Personaggi dello spettacolo, illustri pensatori e scrittori occuparono l’obiettivo di Felix Nadar, determinando un metodo di lavoro che lo contraddistingue ancora.

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Nadar, Ritratto di Baudelaire.

Non molti sapranno che farsi fotografare da lui poteva richiedere giornate intere di lavoro. Per il fotografo era indispensabile trasmettere nei suoi ritratti la personalità del soggetto, il suo carattere e la sua emotività. La meticolosità con cui trattava ogni dettaglio delle proprie fotografie lo poneva alla pari di un pittore ritrattista di alto livello. Le figure dialogano con lo spazio in cui si trovano e con la luce ben predisposta. Le pose e i gesti parlano del soggetto, restituendone le principali caratteristiche caratteriali e professionali.

Pare che prima di fotografare, Nadar usasse sostenere lunghe conversazioni con i propri clienti, per carpirne informazioni essenziali alla resa, che potremmo definire “soggettiva” delle foto.

In relazione a questi ritratti mi piacerebbe chiudere con una citazione, spero non troppo decontestualizzata, tratta dallo scritto La camera chiara di Roland Barthes, in cui si tratta un’analisi molto approfondita della fotografia e della percezione che gli uomini hanno di essa.

“Guarda come sono spenti, ad oggi le immagini son più vive delle persone.”

Roland Barthes, La camera chiara.

Barthes rimane affascinato da quelle foto, che suscitano in lui un principio di avventura. Senza avventura non c’è foto, essa “mi anima e io la animo”. La foto in sé non è animata, però anima e questo è ciò che fa ogni avventura.

Questo trasporto per una foto può avere diverse intensità, due temi:

– Caso dello Studium, (effetto medio): è una sorta di interessamento, un sollecito ma senza una particolare intensità; esso porta ad un’analisi storica della foto e non solo.

– Caso del Punctum, (effetto forte): partendo dalla scena, trafigge e, come una puntura, è fatale. Questo avviene casualmente, non ogni foto lo causa, molte foto possono piacere senza pungere.

Nell’ambito di una fotografia unitaria, però, posso essere improvvisamente colto da shock per un particolare (prima caratteristica del punctum). Questo permette che la foto improvvisamente esista ai miei occhi, per scorgerlo non servono analisi particolari, esso si palesa in me apparentemente senza un motivo reale, come potrebbe non farlo agli occhi di un altro. E’ un esito soggettivo!

Alla prossima cari lettori!

Eleonora Turli

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