Verikalpa – “Tuoppitanssi”, la danza della pinta del 2020 [Recensione]

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Realtà folk-death dalla Finladia, i Verikalpa giungono al loro secondo album, Tuoppitanssi: in finlandese, “danza della pinta”. Più chiaro di così…

La band offre quindi un viaggio nel folklore del loro Paese: spesso abbiamo a che fare con cori celtici, fisarmoniche, chiacchierate da taverna. Va riconosciuto subito al sestetto la straordinaria capacità di ricreare quel mondo in cui storia e leggenda si mescolano.

Verikalpa
La formula dell’album è semplice ed efficace. I brani presentano tutti una durata pressoché coerente, spaziando tra i tre e i cinque minuti.

La formula è quella della miscela tra folk e death metal, impreziosito da alcune situazioni black. In questo modo si ricreano le sonorità che hanno fatto la fortuna di band come i Korpiklaani, ma rendendole più aggressive e veloci. L’interno album dei Verikalpa risulta così fortemente compatto e scorrevole, trascinante e piacevole.

La partenza di Tuoppitanssi è affidata a Naulattujen Vaellus (“escursioni inchiodate”), che presenta subito gli ingredienti principali della casa dei Verikalpa: ritmiche contagiose (tramite un bel terzinato), arricchite poi da blast beat e fisarmoniche. L’intreccio è immediatamente coinvolgente e particolare, ma con la successiva Talonvaen Teuraat (“macellazione domestica”) abbiamo anche una svolta più cupa e aggressiva. Le chitarre si fanno più serrate e devastanti, ma ancora una volta la strumentazione folk lascia uno spiraglio, impreziosendo il brano fino al delizioso ritornello esplosivo.

Si arriva quindi alla title-track. E qui la birra la fa da padrona.
Verikalpa

Le atmosfere da taverna sono gettate all’interno delle nostre cuffie, spinte da delle fisarmoniche quanto mai protagoniste nel mondo dell’Heavy Metal, sfruttando anche sapienti cambi di tempo. I Verikalpa sanno cosa vogliono dire e come dirlo. Se Tuoppitanssi funziona e tiene viva l’attenzione, Sankari, Saatana, Kostaja (“eroe, Satana, vendetta”) alza ulteriormente l’asticella, arricchendo il brano di un altro aspetto del sound della band. Sebbene le fisarmoniche siano ancora fortemente presenti, in maniera quasi principale, all’interno della canzone, lo svolgimento lento porta a uno dei punti migliori del disco.

Si riparte di corsa con la successiva Varjosahti, la cui traduzione non sembra fattibile nella nostra lingua, ma che pare trattare di ombre e birra.

Una variante alcolica delle miniere di Moria del mondo di J.R.R. Tolkien. Oltre ad essere una canzone molto piacevole, si apprezza la sua corretta disposizione nella tracklist. Seguendo un brano molto lento, movimenta nuovamente l’ascolto, accende la miccia di un album assolutamente esplosivo.

Ma è con la successiva Peikon Kieli (“l’idioma del troll”) che Tuoppitanssi raggiunge il suo punto migliore.

Questo brano offre praticamente l’intero arsenale folk dei Verikalpa. La partenza è affidata a un terzinato dinamico lungo un’intro molto elaborata. A seguire un coinvolgente botta e risposta tra cantante e band, compiuti da bridge e ritornello perfetti. Ad arricchire tutta la composizione arrivano poi degli azzeccatissimi arrangiamenti per archi e strumenti a fiato. Più di tutte, questa canzone ci trasporta nel mondo fantastico, leggendario, popolare che i Verikalpa descrivono per noi fin dalle prime note del disco.

Verikalpa

Verimaat si concentra su uno dei temi fondamentali per la band, come testimonia il loro stesso nome: il sangue, veri. A testimoniare la leggerezza con cui tematiche violente sono affrontate dal gruppo, è un pianoforte ad aprire il brano, sulla falsariga delle canzoni popolari russo-scandinave. Quelle fatte apposta per cercare di dimenticare, una bevuta e l’altra, le disgrazie che colpiscono il mondo e cercare di andare avanti.

L’ultima parte dell’album è affidata a quattro brani.

Karhunkaataja (“cacciatore di orsi”) corre, corre, corre proprio tanto, lasciandoci un po’ sorpresi, dandoci appena il tempo di ascoltare un piacevole ritornello. Con la successiva Mettäväinö la band perde un po’ di mordente. La canzone ci impiega un po’ a ingranare ed è soprattutto la parte strumentale a risollevare la situazione. Si comincia a sentire un po’ di stanchezza compositiva. Haaksi e Tuonen Miekka concludono l’album. Senza scostarsi troppo dai brani precedenti.

La prova dei Verikalpa è senza dubbio molto positiva. Anche per chi non è un appassionato del genere, l’album scorre per gran parte senza intoppi e senza problemi.

Tra l’altro si gustano alcune perle di un certo spessore, puntando anche su una formula che mantiene il suo fascino. Questo miscuglio tra folk e death, benché non sia più originalissimo, nella band si conferma accattivante e in Tuoppitanssi è un elemento estremamente valido. Alla lunga è una formula che non permette di spaziare più di tanto. Sicuramente giocano un’importanza strategica i testi e il finlandese in questo non gioca a favore del gruppo. Non sarebbe stato errato offrire anche una versione in lingua inglese dell’album o magari su una sua versione ridotta, tagliando un paio di brani in un finale un po’ troppo stiracchiato. Tuttavia, teniamo d’occhio questi ragazzi: ci sanno fare!

Verikalpa - “Tuoppitanssi”, la danza della pinta del 2020 [Recensione] 1
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