Ci ha lasciati Ezio Bosso. Il direttore d’orchestra, compositore e pianista aveva 48 anni. Dal 2011 conviveva con una malattia neurodegenerativa diagnosticata dopo l’intervento per un tumore al cervello.
Ezio Bosso non è riuscito a mettersi al sole e ad abbracciare un albero. Erano queste le prime due cose che avrebbe fatto una volta uscito dopo l’emergenza Coronavirus. Se n’è andato dopo una lunga malattia, nella sua casa di Bologna. Una malattia combattuta con dignità e coraggio, come solo i grandi sanno fare. Un sorriso e una voglia di abbracciare la vita contagiosi. Un insegnante.
A settembre il compositore aveva annunciato di non essere più nelle condizioni di suonare:
“Continuo a fare musica e meglio di prima. Non mi sono ritirato. Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza. E quando saprò di non riuscire più a gestire un’orchestra, smetterò anche di dirigere”.

Tra musica e malattia
Ezio Bosso era nato a Torino il 13 settembre 1971. La sua musica è stata commissionata e utilizzata da importanti istituzioni operistiche, come la Wiener Staatsoper, la Royal Opera House, il New York City Ballet, il Teatro Bolshoij di Mosca. Nell’arco della sua carriera, ha vinto diversi premi e ricevendo due candidature ai David di Donatello.
In molti lo ricordano soprattutto per il suo inno alla vita dal palco di Sanremo, dove ha emozionato l’Italia intera. Fu invitato nell’edizione del 2016 da Carlo Conti come ospite d’onore e in quell’occasione la sua popolarità raggiunse l’apice. All’Ariston Bosso eseguì Following a Bird, composizione contenuta nell’album The 12th Room.
Prima che gli fu diagnosticata la malattia neurodegenerativa, in un primo momento, si parlò di SLA – la sclerosi laterale amiotrofica. Per poi capire che si trattava di tutt’altro. La famiglia del cantante ha rilasciato una nota ufficiale che spiegava che la morte è avvenuta “a causa del degenerare delle patologie che lo affliggevano da anni”. Il comunicato poi prosegue:
“Sia i familiari che la sua famiglia professionale chiedono a tutti il massimo rispetto per la sua privacy in questo momento sommamente personale e intimo: l’unico modo per ricordarlo è, come sempre è stato e come sempre ha ribadito il Maestro, amare e proteggere il grande repertorio classico a cui ha dedicato tutta la sua esistenza e le cui sorti in questo momento così difficile sono state in cima ai suoi pensieri fino all’ultimo. Le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata”.
La vita e la musica hanno perso un pastore.
Ci mancherà la bellezza del suo sorriso, la sua bacchetta comandata, la sua voglia di vedere la vita come il bene più prezioso che esista.
Mancherai a tutti coloro che che amano le cose belle.
Ciao, capitano!
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