Gesucristo forse è morto di freddo è il nuovo album di Luca Carocci. Il disco, che esce per Flamingo Management ed è distribuito da Ada Music Italy, arriva a quasi cinque anni dal precedente lavoro in studio.
Leo Pari in una sua canzone diceva che “i cantautori sono i depuratori della società“. Ci ho pensato quando, dopo vari ascolti, ho cominciato a guardare la realtà che mi circonda filtrata dalle canzoni di Luca Carocci. Innanzitutto l’approccio con cui questo album è stato dato alle stampe riflette la voglia di catturare il momento, di non disperdere la scintilla che si accende quando l’occhio cattura un’imperfezione, quando il cuore sente un dispiacere, quando l’uomo incontra una ingiustizia.

In questo senso Gesucristo è morto di freddo, anticipato dal primo singolo Canzone semplice alla cui composizione ha preso parte anche Alex Britti, è un album che rimette al loro posto le emozioni che spesso ci perdiamo per strada. Le giornate sono veloci, violente, vorticose. Il mondo fuori dalla porta di casa è sempre più aggressivo, spietato, surreale e anche quando vorremmo dire una parola che pensiamo sensata ci sembra di buttare una preghiera in un gorgo torbido e confuso.
Un disco, un insieme di canzoni, in questo senso, possono rappresentare briciole di pane, punti di riferimento capaci di delimitare un percorso verso il cuore delle cose, verso l’essenza di quello per cui davvero vale la pena tirare avanti. Gesucristo probabilmente oggi morirebbe di freddo in un centro di accoglienza in Albania o segregato in una prigione libica, e questo molte persone non hanno più il coraggio di dirlo ad alta voce perché quelli che gridano hanno sdoganato l’essere spietati, il pensare solo alla propria sopravvivenza.
È lo stesso Luca che racconta così il cuore di questo album “Rallentare, fare pace con sé stessi, ricalcolare le priorità e gioire delle proprie differenze, senza uniformarsi per sentirsi parte del tutto. L’unica cosa che davvero conta è – ed è sempre stata – la verità. La felicità non è un premio, ma un atto di volontà: una scelta, anche quando nulla sembra allinearsi. Perché questo non accadrà mai. La perfezione è un’illusione, oggi forse solo un riflesso governato da un algoritmo. Prima di fare qualsiasi cosa, occorre trovare il coraggio di essere“
L’album di Luca Carocci si tuffa nelle zone più complicate, e per questo vitali, dell’esistenza: otto brani che oscillano, come nel pieno stile del cantautore romano, tra ironia e disincanto, alla ricerca dell’essenza di un presente che prova a nascondere la propria identità. È un viaggio di grande sincerità tra identità, errori, memoria, presenze e quel desiderio ostinato di diventare sé stessi.
La ricerca di una forma essenziale corrisponde alla forma, il disco infatti è registrato rigorosamente in presa diretta per preservarne l’autenticità, e metterne in risalto la bellezza dell’imperfezione, il calore dei timbri e la limpidezza delle parole. Bastano poche frasi per restituire ciò che davvero conta: l’espressione delle proprie differenze, la capacità di accogliere un tempo che naturalmente si dilata, l’arte del perdono, la capacità di tornare a respirare – finalmente – a pieni polmoni.
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