È morto Ulay, genio simbolo delle arti performative del ‘900

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Muore oggi all’ età di 76 anni l’artista Ulay, uno dei più importanti del panorama novecentesco delle arti performative. Ulay è conosciuto soprattutto per il suo rapporto professionale e sentimentale con Marina Abramovic con la quale ha condiviso molti momenti indimenticabili dell’arte contemporanea. Con Ulay muore uno dei rappresentanti più significativi delle sperimentazioni artistiche delle perfoming arts. È stato un grande sperimentatore, soprattutto della possibilità che il corpo stesso dell’artista possa diventare prodotto artistico e mezzo comunicativo ed espressivo. La ricerca è stata sovente improntata verso il  rapporto personale che l’artista può avere con il prodotto artistico, spesso biografia raccontata in arte.

Ulay, artista di origini tedesche, muore dopo una lunga malattia. L’artista infatti soffriva dal 2011 di un cancro con cui ha lottato sino ad oggi. Il compagno di Marina Abramovic muore nella città di Lubjana che da tempo lo aveva ospitato. Anche nei confronti con la malattia. il performer non si è dimenticato di tentare una possibile trascrizione artistica. Nasce per questo Project Cancer, un documentario di Damjan Kozole, con il quale Ulay ha collaborato anche in altre occasioni: l’artista comincia a girare per il mondo con una troupe ripercorrendo i luoghi importanti della sua vita e incontrando coloro che ne hanno segnato le tappe.

Il rapporto con Marina inizia all’età di 33 anni, nel 1976, quando Ulay era già un artista. Il suo primo amore è stata la fotografia, per giunta mai dimenticato durante la sua vita. Abbraccia un progetto radicale sull’identità, gioca con il suo doppio femminile, progetta cicli di lavori sul gender. Sceglie titoli che son già immagini “S’he” o “Pa-ulay” e li mette in scena dividendo, truccando e vestendo il suo corpo metà uomo, metà donna. Poi sperimenta i limiti dello scheletro, dei muscoli, del dolore, della resistenza fisica.

L’anno dopo aver conosciuto l’Abramovic presentano insieme al Moma di New York il lavoro che sancirà il loro sodalizio. E’ Imponderabilia a stregare il pubblico. Sono i loro corpi nudi di sesso diverso stretti e statuari uno difronte all’altro, distanziati meno di un metro. Il passaggio che si crea tra loro è quello attraverso cui il pubblico è costretto  a passare. E’ quello che succede  che interessa: il pudore che percorre lo spettatore nel dover scegliere se passare verso la donna o verso l’uomo. 

La storia d’amore tra Marian e Ulay finisce definitivamente con un addio straziante e ancora una volta pubblico. Le Lacrime di Marina quando durante una performance in solitaria chiudono il cerchio di una relazione finalmente pacificata. Si tratta della performance The Artist is present, in cui per giorni interi l’artista riceve il pubblico a tu per tu, in un rapporto esclusivamente visivo e non verbale. E’ la sperimentazione di cosa possa accadere nella relazione tra due estranei mai visti prima. In quest’occasione Ulay si siede difronte a Marina come un comune spettatore, ma dopo minuti di silenzio il contatto affettuoso tra i due è inevitabile.

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