Francesco De Gregori: buon compleanno al “Principe” della musica italiana

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Occhialuto e ben nascosto dietro delle spesse lenti nere, barba, capelli rossi, alto e bello. Bello di una bellezza misteriosa e fascinosa. Francesco De Gregori ha il fascino di un principe, della canzone italiana ovviamente. Non a caso gli è stato appioppato questo bel appellativo, che sicuramente gli rende onore. Il suo è il fascino dell’uomo silenzioso e schivo che a volte è perfino arrogante ed aristocratico nel suo fare ironico. Lascia sfuggire battute stuzzicanti, concesse da dietro le oscure finestre dei suoi occhiali, piccole ironie che lo connotano come uomo sincero e diretto. 

Francesco De Gregori è nato a Roma il 4 aprile 1951, compie oggi 69 anni e noi non possiamo che fargli i nostri più sentiti auguri.

Nella sua lunga carriera ha alle spalle ben 42 album, tra live, studio e raccolte, enumerando tra i suoi brani titoli di grandissimo valore e pregio. De Gregori è un cantautore degno di questo titolo, originale nei testi e creatore di formidabili melodie, che risuonano nella mente come canzoni personali e allo stesso tempo legate ad un senso sociale e collettivo. De Gregori è un poeta che naviga sulla melodia, che racconta vivacemente di uomini, donne, piccoli eroi del quotidiano, miti leggendari di una tradizione popolare ma allo stesso tempo archetipica. Francesco De Gregori è un grande chanteur del sentimento romantico, spesso dai toni dimessi e minuti che aprono ad un leggendario amore sterminato.

Attraverso il suo canto mette in piazza il cuore, lo stana, lo racconta, usa un linguaggio posto a metà tra un personale ermetismo onirico e una metafora suggestiva di luoghi e mondi. Avvolgono il suo stile una dose affascinante di mistero e citazioni. Le canzoni del Principe sono storie sospese tra realtà e sogno, tra universalità e quotidianità. Egli semina piccoli indizi lungo il tracciato del suo cantare che lasciano alla sensibilità dell’ascoltatore il compito di ricostruire personali ricordi e introspezioni.

Sembra quasi che si diverta a scrivere i racconti degli uomini (compreso sé stesso) usando le metafore come uno stimolante calcolo matematico, con parole simili a numeri perfetti, incastonati assieme alle note nella planimetria melodica della canzone che sta per nascere.

“L’arte è sempre qualcosa che allude” afferma l’artista intervistato da minimaetmoralia.it, e prosegue “Non dà mai risposte, nemmeno in termini di identità. Gli oggetti si trasformano: l’Orinatoio di Duchamp può diventare tutt’altro. Il divertimento sta proprio nello spostare i termini della questione. Questo vale anche per il mio mestiere”.

Francesco De Gregori

Nella sua lunga carriera da cantastorie ben due volte, o forse più, è stato soggetto alla forca del opinione pubblica.

Una volta dal movimento femminista e un’altra da Autonomia Proletaria. La prima volta preso di mira per il testo di Buonanotte Fiorellino ritenuto disdicevole per l’uso di termini considerati appartenenti a una sfera tradizionale, iper romantica e classicheggiante, espressa attraverso diminutivi sminuenti (uccellini, monetina, fiorellino). La seconda volta è una critica ben più dura quella che lo coinvolge. Il tutto si svolge durante il tour di Buffalo Bill nel 1976.

Gli autonomisti salirono sul palco e esposero l’indiziato cantautore a una sorta di processo politico con domande sul guadagno della serata e l’invito a metterlo a disposizione del popolo. Seguirono anche un invito al suicidio “come Majakovski” e inviti a fare l’operaio limitandosi a suonare a casa propria. Ma nonostante questo episodio De Gregori afferma: “Continuo a pensarmi di sinistra.

Sono nato lì. Sono convinto che vadano tutelate le fasce sociali più deboli, gli immigrati, i giovani che magari oggi nemmeno sanno cos’è il Pd. Sono convinto che bisogna lavorare per rendere i poveri meno poveri, che la ricchezza debba essere redistribuita; anche se non credo che la ricchezza in quanto tale vada punita. E sono a favore della scuola pubblica, delle pari opportunità, della meritocrazia. Tutto questo sta più nell’orizzonte culturale della sinistra che in quello della destra.”

Comunque sia: buon compleanno Maestro, e tanti di questi giorni e tante di queste canzoni!

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