Nell’aprile del 1990 andava in onda, oltreoceano, la puntata pilota de I Segreti di Twin Peaks. La serie tv capace di influenzare negli anni le produzioni del piccolo schermo e destinata ridisegnare l’ecosistema della serialità
Oggi le serie tv rappresentano la cultura popolare. I cosiddetti “romanzi a puntate” hanno invaso, negli anni, la quotidianità di milioni di persone, sviluppandosi e diffondendosi rapidamente. Gli ideatori delle produzioni seriali hanno pensato ad una narrazione progressiva, articolata di numerose storie in cui si intrecciano le vite dei protagonisti. Come tutte le cose, anche le serie televisive hanno avuto un incipit, una sorta di big bang dove tutto ebbe inizio.
“Nella serie l’utente crede di godere della novità della storia mentre di fatto gode per il ripercorrere di uno schema narrativo costante ed è soddisfatto dal ritrovare un personaggio noto, con i propri tic, le proprie frasi fatte, le proprie tecniche di soluzione dei problemi… La serie in tal senso risponde al bisogno infantile, ma non per questo morboso, di riudire sempre la stessa storia, di trovarsi consolati dal ritorno dell’identico, superficialmente mascherato”
Umberto Eco

Le origini del fenomeno seriale, quello capace di ipnotizzarti davanti alla televisione, riflettendo pensieri e sensazioni, risalgono a 30 anni fa, precisamente dall’8 aprile 1990 – in Italia il 9 gennaio 1991 -, quando la genialità di David Lynch e Mark Frost decise di mandare sul piccolo schermo la puntata pilota de I Segreti di Twin Peaks. Il regista e lo sceneggiatore hanno reinventato la grammatica visiva del piccolo schermo, costringendo, in un certo senso, lo spettatore ad essere partecipativo. Hanno reso la televisione d’autore, entrando a far parte di quello che era un mondo circoscritto alla settima arte, almeno fino ad allora.
Se oggi possiamo apprezzare serie come Lost, Il Trono di Spade, Prison Break, Breaking Bad, I Soprano o le più recenti La Casa di Carta e Le Regole del Delitto Perfetto, il merito deve andare ad una delle opere più surrealiste che hanno attraversato la televisione. Probabilmente, infatti, la caratteristica chiave di Twin Peaks è quella del surrealismo – movimento artistico della prima guerra mondiale che ha tentato di fondere il mondo reale con il mondo dei sogni, creando una “super realtà” – in cui Lynch e Frost lo hanno reso magistralmente un enigmatico mainstream dalle atmosfere inquietanti.
Twin Peaks ha il merito di aver saputo introdurre l’ibridazione massiccia di generi: drama, thriller, soap, humor, horror psicologico
A rendere unico Twin Peaks è un’elevata qualità cinematografica presente negli episodi. Si, perché nella serie televisiva il cinema è imperante: i tempi, la fotografia, la suspence, l’attenzione. Tutto questo è dato grazie ad alcuni dei migliori professionisti del settore: sceneggiatori, regista e cineasti. Lo spettacolo proprio delle soap opere è riuscito ad eludere la categorizzazione fondendolo con degli elementi imprescindibili alla riuscita del prodotto: crimine, strani residenti, segreti sepolti sotto altri segreti, fantascienza e soprannaturale.

Perché siamo chiari e non giriamoci intorno: senza Twin Peaks metà della serialità che conosciamo oggi non esisterebbe. Non mentiamoci, le serie tv non le guardiamo, ma ci entriamo dentro psichedelicamente, per così dire, pronti per essere trasportati da quella storia e ad immedesimarci con quei protagonisti. Per questo Twin Peaks non è semplicemente Twin Peaks, ma è qualcosa di rivoluzionario, capace di iniziare quel processo su due piani: quello che stava succedendo nello spettacolo – chi ha ucciso Laura Palmer? – e poi quello che lo spettacolo stava facendo al medium, alla televisione e come questa sarebbe, inevitabilmente, cambiata a posteriori.
Alla soglia della Guerra del Golfo e quando l’Italia stava per essere travolta dal caso “Mani Pulite”, il mondo si chiedeva: “Chi ha ucciso Laura Palmer?”. Questa era la frase più detta, un tormentone. Tutti ne parlavano, tutti indagavano, tutti volevano sapere. Perché, fin dai tempi non sospetti e lontano dai social, Twin Peaks fu la prima serie virale molto prima che la viralità propriamente detta iniziasse. Tanto che Gorbaciov arrivò addirittura a telefonare a Bush senior per sapere chi avesse ucciso Laura Palmer.
Leggi anche
Il Diavolo Veste Prada 2 spopola al Box Office: è la miglior apertura del 2026 in Italia
Mountain Film Lab presentato ad Aosta: è il nuovo laboratorio dedicato al cinema di montagna
David dello Spettatore 2026 va a Buen Camino con Checco Zalone
David di Donatello 2026, One Battle After Another vince il premio come Miglior Film Internazionale
"Buonvino - Misteri a Villa Borghese": debutta su Rai 1 la nuova serie tratta dai romanzi di Walter ...
Il Diavolo Veste Prada 2, una satira lucida sullo stato agonizzante del giornalismo - Recensione in ...
Verity con Anne Hathaway e Dakota Johnson presto al cinema: il trailer
La quarta stagione di Ted Lasso è in arrivo su Apple TV: la data ufficiale e il trailer
- Il Diavolo Veste Prada 2, una satira lucida sullo stato agonizzante del giornalismo – Recensione in anteprima - Aprile 29, 2026
- Iside, al via le riprese del nuovo film tutto al femminile di Maria Sole Tognazzi - Aprile 28, 2026
- David di Donatello 2026, Le Città di Pianura supera Sorrentino con 16 nomination: tutte le candidature - Aprile 1, 2026
1 commento su “Twin Peaks e la rivoluzione della serialità. L’inizio della tv d’autore”
I commenti sono chiusi.