Intervista a Valentina Polinori: “mi piacerebbe lavorare alla produzione”

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In tempi di quarantena il mondo della musica non si ferma e nemmeno quello della condivisione. Le canzoni ci fanno compagnia, i racconti li leggiamo con lentezza, le interviste ci incuriosiscono di più. Possiamo immaginarci tutti chiusi nelle quattro pareti di casa, fingere di sentirci altrove, magari a Roma, magari a San Lorenzo, dove, in un mondo parallelo, sto aspettando l’arrivo di Valentina Polinori per intervistarla.

“Trasparenti” è il suo nuovo disco di Valentina Polinori

ll 21 febbraio è uscito il suo nuovo album “TRASPARENTI”. ll disco arriva a tre anni dal precedente “Mobili”, Valentina Polinori torna con un nuovo lavoro interamente scritto da lei (testi e musica) in cui la dolcezza e l’intimità si inseriscono nel giocoso movimento di sonorità elettroniche.

valentina polinori

Direi di iniziare dal titolo: “Trasparenti”. Si lega al concetto di trasparenza che attraversa tutto il disco, si tratta di una trasparenza soprattutto personale, perché le tue canzoni sono più personali e rivelano molto di te. Come è stato raccontarsi attraverso la scrittura e quanto è costato essere trasparenti con un pubblico?

Sicuramente è stato abbastanza difficile, nel senso che non era una cosa voluta, ma una conseguenza naturale di come sono usciti questi brani, mio malgrado. Però adesso mi piace l’idea che chi ascolta si può avvicinare a me in un modo più limpido e intimo. A volte è difficile, però alla fine è stata una cosa spontanea quindi non me ne pento.

Camilla è l’unico personaggio di fantasia che rimanda un po’ ai protagonisti del 1° disco. Come è stato questo passaggio dalla fantasia alla realtà e quanto pensi di esser cresciuta?

In realtà il passaggio dalla fantasia alla realtà non so fino a che punto sia completo perché c’è sempre un po’ di fantasia anche per come cerco di utilizzarla nel relazionarmi alla vita quotidiana, cercare di vedere immagini quando penso a delle emozioni. C’è un mix tra realtà e fantasia. Non so dire quanto sia cresciuta, lascio siano gli altri a definirlo. Sicuramente sono cambiata, sono cambiati i miei gusti, la sensibilità di ascolto.

Bosco è il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album e ascoltandola più volte dà quasi la sensazione di un invito alla lentezza, oltre che alla perdizione. Oggi è possibile perdersi e poi tornare?

Diciamo che se immagini il perdersi come qualcosa di positivo è molto difficile, siamo sempre bombardati da notizie, non ci riesce allontanarci da tutto, dalla rete, dalle informazioni. Io mi sto vivendo questo periodo in totale solitudine quindi mi spaventa molto l’idea di perdermi perché stando da sola è strano e quindi cerco sempre delle connessioni. Penso dipenda da ciò di cui si ha bisogno.

La tua terza traccia si intitola LONTANI, potrebbe essere una perfetta colonna sonora per questa quarantena che ci costringe alla lontananza forzata. Come è nata? Credi che la lontananza reale possa in realtà avvicinare?

Ci penso tanto, bisogna trovare qualcosa di positivo in questo momento nella lontananza perché appunto si parla di più, paradossalmente, devi trovare dei modi per sentire che non sei da solo, per avvicinarti alle persone, in parte ci si conosce sotto altri punti di vista. La canzone in realtà è nata in un momento in cui la lontananza non era fisica, ma era una lontananza di intenzione. Ci sono delle persone che ci sembrano lontane perché non si aprono, in parte era una sorta di considerazione relativa alla lontananza comunicativa più che fisica. E la avverti molto di più quando magari stai vicino a una persona, è una cosa che percepisco quando mi relaziono ad alcune persone. Forse sono io a volte la prima a farlo, a chiudermi un po’, quindi lo noto quando lo fanno gli altri.

Intervista a Valentina Polinori: “mi piacerebbe lavorare alla produzione” 1

“Forse un lago in salotto è il modo migliore per evitare le onde”. Questa canzone, NIENTE, è forse la più trasparente del disco. Le onde adesso ti stanno portando verso qualcosa?

In realtà è una canzone che, come tutte le altre, ho scritto in un momento di difficoltà. Parlano tutte molto della difficoltà di stare dentro casa, paradossalmente forse ora sto un po’ scontando questa cosa, però il lago in salotto è un po’ l’idea di cercare degli spazi calmi all’interno della casa, trovarsi una dimensione che possa essere anche un po’ più aperta, anche se si tratta di un salotto. Poi ho pensato a un lago, perché è un ambiente che ho conosciuto relativamente tardi, mi è capitato di andarci da grande, mi piace perché mi esprime molta calma, c’è l’acqua che è un elemento con cui io mi trovo bene, però è fermo e ti fa sentire protetto. Era un modo per trovare protezione dentro alla stanza.

Un altro elemento che torna spesso è quello dello “spazio”. Ritornano soprattutto gli spazi casalinghi, tra le quattro mura. È lo spazio in cui ti rifugi?

In realtà io non amo stare a casa. Sono sempre fuori, sempre con persone, la casa è un posto che ho sempre un po’ allontanato, quando mi trovo in uno spazio chiuso non sto bene. Nella canzone spazio infatti parlo di spazi interni alla testa, quando ci sono sensazioni sospese. È una sorta di spazio-tempo.

Questo disco, come suggerisce anche l’immagine di copertina, ha anche una limpidezza musicale, i 10 brani mantengono particolare eterogeneità di arrangiamento e di produzione. Ti andrebbe di approfondire questo aspetto?

Per la produzione musicale mi ha aiutata un produttore artistico che è Alessandro di Sciullo. La produzione è un ambiente che mi sta affascinando, sta diventando sempre più importante lo studio dei suoni, ragionare per ore, anzi giorni, su come deve suonare quel synth, quella batteria, quella chitarra. E’ come se la musica stesse diventando sempre più vasta, piena di sfumature. Bisogna riuscire a trovare un buon equilibrio, con Alessandro abbiamo lavorato insieme, un equilibrio tra le sue idee e le mie. In futuro mi piacerebbe lavorare alla produzione. Un aspetto importante è che si crei una buona sintonia tra il produttore e chi scrive il pezzo, devo ammettere che rispetto al primo disco mi sono un po’ammorbidita, anche sul condividere delle scelte. Nel primo disco ero più rigida, qui c’è stato un lavoro di scambio e sono stata fortunata perché lui è stato una persona molto sensibile alle mie richieste e alla mia sensibilità.

Quale di questi testi ti emoziona di più e quale invece ti lascia più adrenalina?

Quello che mi dà più adrenalina è ANDIAMO FUORI, per quanto sia dolce è un invito a fare qualcosa, sono una persona che ha difficoltà ad essere propositiva con gli altri, quindi questo mi dà più adrenalina. Quello che mi emoziona di più è BOSCO specie da suonare live, ha delle dinamiche molto basse quindi bisogna rimanere molto concentrati, penso sia abbastanza limpida come canzone.

Profili ufficiali di Valentina Polinori:
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/valentinapolinoriofficial/
Profilo IG: https://www.instagram.com/valentinapolinori/

Giusy Esposito
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