Maurizio Cattelan: tra immobilità e denuncia, è il padre dell’Arte Relazionale

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Tutti lo conosciamo per “Comedian”, la banana appesa al muro, ma, tra uno scandalo e l’altro, l’artista padovano Maurizio Cattelan è uno dei più famosi e provocatori artisti contemporanei nel mondo. Le sue opere mescolano scultura e performance, diventando prima denuncia e poi scoop.

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Maurizio Cattelan

L’artista sa ben calibrare periodi di assenza dalla scena artistica internazionale per poi apparire ad eventi di importanza mondiale con una sua opera degna di essere riprodotta il giorno successivo sulle più importanti copertine e prime pagine di riviste di arte o giornali.

L’immobilità, un tema ricorrente

Figlio degli anni Sessanta, Maurizio Cattelan conosce le battaglie sociali e l’evoluzione dello scenario politico italiano e non, temi che spesso ritornano nelle prime opere e che in parte ancora caratterizzano il suo stile provocatorio e in molti casi di denuncia.

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Maurizio Cattelan affianco alla sue opera La nona ora, 1999 nella mostra “Apocalypse” alla Royal Academy di Londra

Le nuove politiche economiche, la società consumistica, la crescita del mondo finanziario interessano l’arte critica dell’artista che sembra volersene liberare in molte delle sue opere, rimanendone, però, il più delle volte schiacciato, immobilizzato.

Il tema dell’immobilità ricorre nelle opere di Cattelan, quasi quanto quello della denuncia. Per quanto scegliendo la scultura per comunicare si stia già creando qualcosa che di fatto è immobile, Maurizio Cattelan accentua questo elemento, aggiungendo gli elementi più vari: nastro adesivo, chiodi, corde e addirittura meteoriti.

Cosa è l’Arte relazionale

L’interpretazione delle sue opere è cosa molto complessa e affascinante al tempo stesso, dal momento che non vogliono dare significati univoci. Il loro obiettivo è quello di scandalizzare lo spettatore con un sarcasmo ed un’ironia tutt’altro che velata, generando il lui una riflessione in quanto individuo appartenente ad un determinato contesto sociale.

Questa è quella che il critico Nicholas Bourriaud ha definito Arte Relazionale:

“Un’ arte che assume come suo orizzonte teorico il regno delle interazioni umane e il suo contesto sociale, piuttosto che l’asserzione di uno spazio indipendente e privato”.

Nicholas Bourriaud
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Maurizio Cattelan, A Perfect Day, 1999 con Massimo De Carlo

Molto importante nelle opere di Cattelan è il titolo che sceglie di dare al suo lavoro: è questa spesso la chiave per comprenderle ed apprezzarle.

Tra le opere più note di un Maurizio Cattelan giovane c’è A perfect day del 1999, un’opera vivente in cui il gallerista milanese Massimo De Carlo, fu costretto a stare per un’intera giornata appeso alla parete della propria galleria con il nastro adesivo. Al finire del vernissage, l’uomo fu ricoverato privo di sensi. L’opera voleva evidenziare come ci fosse per Cattelan un bisogno recondito di intrappolare gli stessi galleristi che ostacolavano, con le loro richieste e le loro politiche, gli artisti e la loro espressione spontanea.

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Maurizio Cattelan, Novecento (1997)

Sempre a proposito di Immobilità, Cattelan spesso imbalsama animali di vario genere come in Novecento, opera in cui un cavallo viene imbragato e appeso al soffitto con delle corde, trasmettendo un senso di fallimento ed insoddisfazione.

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Maurizio Cattelan, Libertà, Odio, Vendetta, Eternità (2010)

Nel 2010 realizza una delle installazioni più note dell’artista: L.O.V.E. (Libertà, Odio, Vendetta, Eternità). La scultura, alta 11 metri, si trova in un punto nevralgico della scena lavorativa milanese, Piazza Affari. La scultura raffigura una mano gigante intenta nel saluto fascista in cui quattro dita sono tagliate ad eccezione del medio. In questo modo Cattelan trasforma il gesto in un insulto al mondo fascista e a quello della finanza. Quest’opera, nel corso degli ultimi anni, ha assunto anche nuovi significati; lo scorso 8 marzo, infatti, l’unghia del dito medio è stata pitturata di smalto idrosolubile rosa, denunciando la condizione delle donne e divenendo opera simbolo della lotta femminista.

Eleonora Turli
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