Birthh: Whoa e i colori pastello di una giovane musicista

| | ,

Whoa è un grido di stupore, è l’accorgersi della bellezza di ciò che ci circonda, è il colore sfumato, quello profondo che rende ciò che guardiamo più tridimensionale, più definito, più ritmato, Whoa è il nuovo album di Birthh giovanissima cantautrice fiorentina che ama sognare fondendo insieme Battisti e gli AC/DC…

Birthh, al secolo Alice Bisi, ha solo 23 anni ma un bagaglio di esperienze musicali alle spalle da far invidia a chiunque. Whoa è il suo secondo album prodotto dalla Carosello Records dopo il debutto con Born in the woods definito dalla critica un genere “bedroom pop”, creato, mixato e prodotto nella “cameretta” di Alice.

Dopo 4 anni Alice torna più forte di prima con un album che definirlo pop è limitante ma dove, partendo proprio dal dream pop che la contraddistingueva, si passa all’indie, al folk, ad elementi di jazz e soul. La raffinatezza e le capacità di Alice sono state incoraggiate inizialmente dal papà chitarrista (che l’ha cresciuta a pane e Tom Waits) e, quando l’artista ha iniziato a farsi conoscere in campo internazionale, le sue abilità si sono affinate grazie all’esperienza statunitense in apertura dei concerti di PJ Harvey e Mac DeMarco e alla partecipazione in festival al fianco di  Andrew BirdBenjamin ClementineNick Murphy e gli Imagine Dragons.

Esperienze che l’hanno portata a conoscere i suoi produttori newyorchesi: Lucius Page (ASAP Ferg, Solange, Boyz Men) e il vincitore di un Grammy Robert LB Dorsey (che, tra gli altri, ha lavorato con Beyoncè). Dalla “cameretta” dove Whoa ha visto la sua genesi agli Stati Uniti il passo è stato importante e Birthh non ha certo sfigurato, anzi, si presenta con un nuovo prodotto più moderno e degno di nota pur mantenendo la sua identità e le sonorità oniriche e soft che la caratterizzano.

Ne esce un album di 11 tracce (10 brani più un intermezzo musicale) da ascoltare tutto d’un fiato. I brani sono in inglese, lingua che Birthh definisce universale, capace di arrivare a tutti e quindi anche (si augura) al mercato italiano. Si parte con Supermarkets, primo singolo estratto dall’album, brano pop che scorre benissimo

<<Mi piace che la prima frase che si sente nel pezzo è ‘le persone sono solo persone, non sanno cosa stanno cercando’ (‘people are just people, they don’t know what they’re after’). E’ vero. Non lo sappiamo. Mi piace anche l’immaginario della routine, il modo in cui ci affidiamo a essa per rivelare elementi/tematiche esistenziali della vita. Gli umani fanno fatica a fermarsi e pensare a ciò che succede nelle loro vite>>.

Per poi arrivare a Yello/Concrete brano fluido e ritmato allo stesso tempo, fino ad addentrarsi sempre di più nel soul con Draw che, però, ha anche un’originale componente favolistica, un piccolo jingle che ci trasporta quasi nel mondo disneyano di Fantasia.  Ultraviolet interpretata con Ivy Sole (artista che si muove tra il rap e l’R&B) è uno dei brani più riusciti e sorprendenti dell’album con il suo ritmo dolce e leggero che lo rende originale.

Parakeet è un altro brano degno di nota che si collega anche alla vicenda personale della cantautrice: il pezzo è, infatti, dedicato a sua nonna, una figura fondamentale che l’ha cresciuta:

«Sono praticamente cresciuta con mia nonna. Ha avuto un infarto e io non ero lì. E questa cosa mi ha spezzato il cuore. Ho scritto Parakeet perché volevo raccogliere I miei ricordi d’infanzia in una canzone. Per me è una canzone speciale, perché fondamentalmente è la mia vita. Sono molto gelosa di questa canzone».

Il timbro si abbassa per raccontare una storia in modo intimista con un crescendo elettro-soul sul finale. Infine Space Dog racchiude in sé delle sonorità hip hop che ci rimandano allo zampino di Lucius Page. Il testo parla di fuga, una fuga da qualcosa di più grande di noi come potrebbe essere una guerra nucleare (o una pandemia mondiale?) Paradigm Talent Agency per l’estero (Billie Eilish, Lewis Capaldi, Shawn Mendes solo per citarne alcuni) e DNA CONCERTI per l’Italia, hanno lavorato al suo prossimo tour in Italia e nel mondo e noi di Shockwave Magazine siamo molto curiosi di ascoltarla dal vivo una volta che potremo uscire da questa emergenza.

Whoa è un album fresco, pieno di sfumature che lo rendono interessante senza spezzare l’identità dell’artista che rimane sotto come un filo che collega il tutto e che ci trasporta per mano in mondi altri. Un po’ come la foto di copertina: piedi tra le nuvole e testa a terra.

birthh whoa recensione

Birthh è un’artista coraggiosa, promettente e il suo talento si deduce già dalla scelta del suo nome d’arte rigorosamente scritto con due H:

<< Avete mai provato a googlare ‘Birth’ senza due H? Sono sempre stata affascinata dal concetto di origine. Di base è una certezza. La nascita, insieme alla morte, sono le uniche due certezze. Tutto ciò che esiste ad un certo punto è nato>>.

Anche Alice è rinata e, con questo nuovo album, può gridare al mondo tutto l’entusiasmo per la brillante carriera che l’aspetta.

Elena Fioretti
Previous

Pino Scotto: Dog Eat Dog [Recensione]

Gelida, il singolo d’esordio dei LQG

Next

1 commento su “Birthh: Whoa e i colori pastello di una giovane musicista”

I commenti sono chiusi.

Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial