Nothing Compares to You di Sinead O’ Connor: il lutto in musica

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Il più grande successo commerciale della sfortunata Sinead O’ Connor è stato Nothing Compares to You del 1990, tratto dall’album I Do Not Want What I Haven’t Got e cover di un brano di Prince.

Prince, al secolo Prince Roger Nelson, è stato uno dei più grandi musicisti contemporanei. Chitarrista eccelso, interprete originalissimo e in grado di precorrere le mode ed ancora influenzare il pop rock attuale. Ebbe, però, un insuccesso che fu più cocente degli altri: dopo la dissoluzione dei The Time nel 1984, Prince necessitava comunque di un backup rispetto alla sua carriera solista – e alla sua gigantesca mole creativa – e propose dunque di rifondare la band sotto un altro nome.

nothing compares to you
Copertina del singolo The Scream of Passion dei The Family del 1985.

Il sound sarebbe rimasto lo stesso: commistione fra rock, r ‘n b, new wave. L’album, The Family, fu un totale insuccesso, per via di sonorità fin troppo complesse e di una certa rivalità di base fra Prince stesso e Paul Peterson, l’allora cantante. Tale album includeva Nothing Compares to You, brano che sarebbe divenuto iconico di Sinead O’ Connor.
Vi invito ad ascoltare qui la versione originale, che vede estremamente rallentate le sonorità rispetto alla versione della O’ Connor:


Ad ogni modo, nel 1990, Sinead O’ Connor era già una cantante/cantautrice lanciata dopo il successo del suo esordio The Lion and The Cobra del 1987; aveva accantoa sé, come manager, Fachtna O’Ceallaigh, che aveva già lavorato con i conterranei U2. Già nell’88, la O’ Connor era stata ospite al David Letterman Show.
Insomma, mancava il disco dell’esplosione, che arrivò con I Do Not Want What I Haven’t Got, quello che può essere considerato un capolavoro del pop/rock new wave: nominato a quattro Grammy Award, vincendo Best Alternative Music Performance. Sinead O’ Connor rifiutò premo e nomination – dando già i segni di quell’originalità che la contraddistingue tutt’ora. Testa rasata, volto perfetto e grandi occhi azzurri: voce ipnotica, più scura di Kate Bush ma dotata della stessa espressività. Una figura discreta, a tratti quasi luttuosa – scomoda, per le sue uscite, come quando, durante l’omaggio a Bob Marley al Saturday Night Live nel 1992 strappò una foto di Giovanni Paolo II. Creatura dominata dai demoni interiori, eppure fornita del loro stesso fascino.
La versione di Sinead O’ Connor di Nothing Compares To You è il suo maggior successo commerciale. Fu co-prodotta con Nellee Hooper, nella forma di una classica power ballad, eliminando le chitarre elettriche e aumentando la carica melodica rispetto al brano di Prince eliminando contrappunti e dissonanze – oltre che determinate affettazioni all’epoca care al compositore – snellendo il sound ma aggiungendo un portentoso dubbing alla voce della O’ Connor. Il brano, di per sé, parla della perdita – del lutto – di un amore; e, di come, il rimorso per la certezza (spesso frutto di autosuggestione) di aver sbagliato senza sapere esattamente cosa, ci distrugga dentro. Ci uccida. Il che precorre un fenomeno radicato nell’epoca odierna, fatta di scambi telematici: il ghosting.


It’s been so lonely without you here
Like a bird without a song
Nothing can stop these lonely tears from falling
Tell me baby where did I go wrong


Perché la sparizione, senza una spiegazione plausibile, della persona amata, è paragonabile ad un lutto. C’è la stessa implacabilità nel dolore, la stessa sensazione di impotenza: ci si può solamente arrendere, anche se la vita non sarà più la stessa. Anche se nulla è comparabile a lui. Il brano è stato riadattato dopo la morte della madre di Sinead O’ Connor, per la piccola aggiunta nella strofa finale:


All the flowers that you planted mama
In the back yard
All died when you went away
I know that living with you baby was sometimes hard
But I’m willing to give it another try
‘Cause nothing compares
Nothing compares to you


L’ultimo album di Sinead O’ Connor è stato il poco ispirato I’m Not Bossy, I’m the Boss. Nel 2017 ha asserito di vivere in un motel nel New Jersey e di essere ancora tormentata dalla depressione, incapace di uscirne. Pare che ora abbia trovato la pace nella religione, in quella spiritualità con la quale ha sempre avuto un rapporto altalenante: si è convertita all’Islam e ha cambiato nome. Nell’accorata interpretazione di Nothing Compares to You la O’ Connor diede sfoggio del suo mal di vivere, in un pezzo di musica e di arte che sarà ricordato per sempre.

Giulia Della Pelle
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