Cavalcade dei Black Midi – Recensione

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Il progetto sperimentale Black Midi torna in modo prepotente sulla scena underground del momento, con un nuovo album in studio, che scavalca le vette già toccate, incentrato su nuove influenze musicali, avvolte in un delirio cosmico strumentale. Dopo il precedente lavoro del 2019 Schlagenheim, che li posizionò in un genere distopico e a tratti geniale, la giovane band di Londra prova a superarsi con Cavalcade. Che si dispiega più versatile del precedente. Questa nuova fatica viene curata dall’etichetta britannica Rough Trade.

La band immagina un insieme di personaggi fantasiosi avvolti da un’aura leggendaria, passando per un leader di un culto proveniente dal passato, a ritrovamenti misteriosi all’interno di miniere di diamanti. Il tutto viene strutturato stile commedia nera, a tinte grottesche. Infatti nel singolo di lancio “John L” che apre quest’opera viene teatralmente descritto un rituale, nel quale i leader di una setta vengono assaliti dai loro seguaci, in un caos delirante e fuori dal mondo. Nella struttura del brano si innalza un tiro martellante delle chitarre e una ritmica graffiante, che avvolge la linea vocale calda post punk. Nel bridge centrale si rallenta la tempistica, su un cambio fusion da pelle d’oca. Degno di nota è anche il videoclip del singolo, diretto dalla coreografa Nina McNeely, molto conosciuta nel panorama pop artistico.

Segue la suite leggera “Marlene Dietrich” dal sound bossanova, in cui il pianoforte si avvolge ad una linea vocale ricercata, per un brano che sembra arrivare da terre remotee che rende omaggio alla leggendaria attrice tedesca. Notiamo peraltro l’attento interesse del gruppo verso la costruzione del brano, che mette da parte l’improvvisazione artificiosa, per lasciare spazio ad armonie godibili. Il tempo ruvido e aggressivo però torna all’improvviso, sulla seguente “Chondromalacia Padella”, traccia incentrata su un viaggio silenzioso, dall’inconfondibile ritmica math rock. Il sogno del vocalist Geordie Greep si infrange sul delirio matematico della composizione, impreziosito dal sax irregolare e le accelerate furiose nel finale. Stesso discorso vale per l’ipnotica “Slow” il cuibasso oscuro, che si sposa alla perfezione sul pianoforte preciso, mentre le chitarre si agitano sullo sfondo. Nella parte conclusiva il battito lento si incastra perfettamente all’assolo di sassofono, che termina in una rumorosa confusione.

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“Diamond Stuff” invece si dispiega delicata, in cui il suono di una chitarrina che sa di surreale, elettrizza l’ambiente, su cui si innesta poi un’incantevole linea vocale. Nel passaggio finale, il bridge disegna parabole vibrazionali, su un immenso muro sonoro. Mentre atmosfere jazz, di quelle adatte a descrivere giornate noiose e uggiose, si aprono su “Dethroned”, e con gran cura subiscono poi un cambiamento netto, tingendo di progressive la take. Il brano “Hogwash and Balderbash” presenta invece un tiro spedito – iniziando punkeggiante. Nei continui cambi di tempo viene messa in luce tutta la tecnica visionaria del progetto dei Black Midi, presente in Cavalcade con una grinta più unica che rara.

Chiudiamo Cavalcade con la purezza acustica di “Ascending Forth”, una delle canzoni più lunghe di questo lavoro, narrata da dolci sussurri. Il gioco di chitarra e voce racconta una storia d’amore e di speranza. Si giunge infine all’esplosione finale, che chiude l’album e si libera nell’aria, in un’incandescente bomba di distorsioni.

I Black Midi racchiudono in Cavalcade la loro cultura musicale infinita, su un percorso pazzesco che dilata il tempo d’ascolto – successo sperimentale e visionario.

Voto: 7,5

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