Bird Machine degli Sparklehorse – Recensione

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La tragica e desolante scomparsa nel 2010 di Mark Linkous, fondatore del gruppo shoegaze Sparklehorse, ha lasciato qualcosa di triste e interrotto nel tempo, che ha segnato tutta la scena indipendente di quegli anni dando però ulteriore forza interiore agli altri componenti della band, per completare il cammino discografico con l’ultimo tassello memorabile.

In questo album postumo “Bird Machine” prodotto per l’etichetta americana Anti-Records, si descrive a pieno la fragilità emotiva di Mark Linkous le numerose domande senza risposta, mettendo in risalto un equilibrio unico e onesto per un incantevole storia d’amore.

Bird machine sparklehorse recensione
La Cover di Bird Machine degli Sparklehorse

L’apertura nevrotica di “It Will Never Stop” dà un tono criptico e distorto alla ritmica, per un brano classico pop punk e un ritornello deciso. Al suo interno vengono inseriti elementi elettronici lo-fi, per dare quel gusto moderno alla struttura. Subito dopo, “Kind Ghost” accende una sensazione ambient con una timbrica sintetica, che ronza nell’aria descrivendo il tema del brano: gli abusi domestici. “Evening Star Supercharger” è, invece, una traccia allegra e spensierata, che nasconde un rapporto di amicizia e fratellanza con un bridge angelico e scorrevole. Mentre “O’ Child” descrive la tristezza del passato dell’infanzia del compositore, servendosi di una melodia raffinata e di classe, “Falling Down” invece è una tipica canzone indie rock, sulla scia dei Flaming Lips con un delicato arpeggio di pianoforte.

Dopo l’intermezzo ruvido in “I Fucked It Up” in versione hard rock, torna la preghiera toccante e commovente sulle note di “Hello Lord”. Per gli altri brani che ci rimangono impressi ci soffermiamo su “Daddy’s Gone” e “Everybody’s Gone to Sleep”, che parlano di fuga verso nuove avventure alla ricerca di spazi confortevoli.

Bird Machine degli Sparklehorse - Recensione 1

Passando per il ritornello agrodolce di “Chaos of the Universe”, una delle composizioni migliori del disco, il garage rock polveroso su “Listening To The Higsons” – una cover rivisitata con stile del cantautore britannico Robyn Hitchcock. Per poi chiudere con la malinconia frustrante in Stay, un’ambiziosa e profonda perla che vivrà nel tempo.

Bird Machine” è un lucido mosaico familiare, di brani soffici e memorabili che danno il definitivo e struggente ultimo saluto a questo grande artista.

Voto:7,5

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