Ultra Mono, il ritorno degli Idles [Recensione]

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Gli Idles sono quattro ragazzoni di Bristol con le idee molto chiare. Il loro post punk contaminato è ricco di sfumature molto interessanti. Nei loro lavori danno sempre libero sfogo ad un suono maturo e carico di energia.

Il nuovo album Ultra Mono (Partisan Records) é un pugno allo stomaco, un insieme di riff martellanti e ritmiche al metronomo, che segnano uno spaccato di una società dormiente.

Nemmeno la pandemia ha fermato Talbot e compagni, rinchiusi nella loro mente più distorta, buttando giù materiale malato e fuori dagli schemi, questa volta con uno scopo ben preciso a differenza del passato, meno disordine e tanta qualità.

Si prepara il campo di battaglia di Ultra Mono con “War” dal tiro violento e aggressivo, nel quale vieni trascinato in una frenetica atmosfera. La voce carismatica lancia urla di dolore, che saranno poi il nucleo portante di tutto l’intero disco. A seguire “Grounds”, il loro brano migliore e autentico punto di forza, dove si percepisce tutto il picco artistico della band, nella struttura le chitarre sporche quasi fastidiose ti entrano nella testa come un martello pneumatico e il semplice verso “I Am I” ripetuto più volte é un grido di sofferenza al mondo intero. In “Mr. Motivator” il tiro spinto dal timbro rock ‘n roll dimostra come si riesce a spaziare nei diversi generi musicali senza essere mai banali. Con “Anxiety” invece brano scritturato nel periodo del lockdown, la batteria scandisce un tempo originale, continuando la linea punk old school, mentre il piano delicato di “Kill Them With Kindness” trasporta il viaggio in un’ allucinazione perversa dalle tinte mistiche, che strizzano l’occhio al sound dei primi album di Nick Cave, lo schema risulta delirante e impeccabile. Nelle seguenti tracce troviamo molti riferimenti a pietre miliari come il garage noise targato Stooges e qualcosa degli americani Clutch.

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In tutto questo lavoro ci sono anche molti ospiti illustri che danno la loro preziosa collaborazione, come David Yow vocalist dei Jesus Lizard e Colin Webster che inserisce il sax in diversi pezzi. Nella carrellata di brani ad effetto non passano inosservate “Model Village” dal suo ritmo danzante e divertente, il chorus esplode alla perfezione in pieno volto, come piccoli cristalli dal giusto sapore.

Su “Carcinogenic” si rallenta, ma non troppo: il basso macchinoso spinge l’ascoltatore all’interno di un vortice oscuro e monotono, risulta ugualmente una bomba pazzesca. Siamo quasi alla fine e teniamo d’occhio anche “Reigns”, con il suoi cambi post punk e una quantità di riff dissonanti, che spostano il sound in qualcosa di nuovo e particolare. Non possiamo dimenticare la stupenda “A Hymn”, dove la grande effettistica al suo interno è molto importante, studiata alla perfezione. Veniamo cullati da un synth/organo che lascia increduli, con la voce calda che rende tutto godibile, una perla di incantevole bellezza. “Danke” è una buona conclusione, che non rimane in testa ma fa come sempre il suo giusto e sporco lavoro, il crescendo che ascoltiamo è unico nel suo genere e la band colpisce in pieno.

Ultra Mono è un album granitico, ben fatto, studiato con il contagocce. In ogni passaggio al suo interno troviamo tutta la follia, la disperazione e la rabbia, che solo poche band riescono a creare. Dopo il grande successo degli inglesi Fontaines Dc, si piazzano anche loro sulla stessa linea d’onda, nuova e un po’ vintage. Il richiamo a mostri sacri della new wave anni ’80 e la violenza del punk d’annata, è un chiaro segnale di un progetto assurdo. Senza dubbio il disco più importante e atteso dell’anno nel genere.

Voto: 7,5

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YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCVm7tYTZONPLVujGX0rAJdw

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