Perché della cultura non possiamo farne a meno

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Da oggi chiusi cinema e teatri. Vietati spettacoli e concerti. La cultura chiude i cancelli. Un governo impreparato alla seconda ondata trova in questa chiusura la sua soluzione al Covid. Vogliono toglierci la condivisione, l’unico spiraglio di normalità che ci era rimasto, il respiro.  

Di fronte ad una simile decisione mi sento in dovere di dire qualche parola. Non oso definirmi come un lavoratore dello spettacolo ma come un’amante dello spettacolo, un’estimatrice della cultura. Eh sì, perché io della cultura ci vivo e non venitemi a dire che per voi non è così.

In quanti sono pronti ad ammettere che senza la musica la nostra vita non sarebbe degna di essere vissuta? Che sarebbe più triste, più solitaria? Che ci aggrappiamo ad una canzone quando abbiamo bisogno di ridere, di ballare, di piangere, di sentirci meno soli?

Per quanti di voi il rito della domenica è andare al cinema con la vostra famiglia o con i vostri amici? Quanti di voi trovano in un film uno spunto di riflessione e di confronto? Quante volte un film è stato il testimone di un momento condiviso con una persona cara e vi è riuscito più facile ricordarlo proprio grazie a quel film?

La cultura è il cibo della vita e l’essenza della nostra anima.

I sipari non possono chiudersi, i megaschermi non possono rimanere spenti, le sedie e le poltrone non possono rimanere vuote. Non di nuovo.

Persino durante la Seconda Guerra Mondiale cinema e teatri rimasero aperti. Perché la popolazione aveva bisogno di un barlume di speranza, di fuggire dalla realtà. Dunque il nostro governo è più disumano di una dittatura?

Vi riporto di seguito le parole di un artista, Michele Bravi:

“I teatri e i cinema sono stati dichiarati luoghi pericolosi. La cultura è sempre il primo bagaglio che si abbandona in mare da una nave che affonda. I lavoratori dello spettacolo continuano ad essere invisibili. Questa estate si è ampliamente dimostrato il rispetto che il pubblico e gli artisti hanno avuto nel gestire la nuova situazione. Lo sforzo di comunicare attraverso una mascherina valeva tutta la voglia di emozionarsi reciprocamente.

So che tanti miei coetanei mi leggono e ascoltano con gentilezza la mia musica. Dal cuore, non ci resta che rispettare le regole con una rigidità assoluta. Indossiamo la mascherina. Ogni azione sovversiva in questo momento ci allontana dalla fine dell’incubo. Ogni azione irresponsabile cancella un concerto, un film, uno spettacolo teatrale e insieme la possibilità delle maestranze dello spettacolo di vivere dignitosamente lavorando nei luoghi d’arte.”

Senza quindi nulla togliere ad altri settori come quelli dell’enogastronomia, dello sport, del credo religioso, altrettanto danneggiati da un periodo difficile come questo, ma non siete stanchi di vivere soltanto di Netflix? Di passare le ore davanti ad un computer? Non preferireste avere un contatto con altri spettatori, scambiarvi opinioni, pensieri e perché no anche critiche? Non preferireste riconoscervi nelle parole, nei gesti, nella visione creativa di quell’artista che sale sul palco?

“Il rumore degli applausi rimane il suono più bello del mondo. Applaudire significa sentirsi meno soli, dire col corpo della voglia e del piacere di ritrovarsi.”

Michele Bravi.

Riuscite a sentirvi pieni, soddisfatti, cresciuti e con un qualcosa in più dopo aver guardato uno spettacolo, un concerto o un film in streaming? Io non ci riesco, non in un ambiente asettico, vuoto e lontano dal mondo come quello di una stanza, al buio, da sola.

Ho dovuto trovare delle alternative, come guardare lo stesso film con un’amica e commentarlo anche se a distanza o recuperare i vecchi dvd dei concerti a cui ho assistito e immaginarmi di trovarmi di nuovo sotto il palco, circondata da persone diverse da me, ma unite dalla stessa passione, dalla stessa necessità.

E comunque il risultato non è stato lo stesso.

Mi appello a chi ha avuto un ruolo dominante nel prendere questa decisione. Avete idea di cosa si provi ad andare ad un concerto, a ritrovarsi nel monologo di un attore, a commuoversi per la storia raccontata da un regista in un film?

È la sensazione più bella del mondo.

Così quando il cinema della mia città ha riaperto i battenti, ho sparso la voce e mi sono precipitata a guardare quanti più film possibile. Quando è apparsa la prospettiva di un concerto in completa sicurezza non ho esitato un attimo a comprare il biglietto.

E allora perché si è disposti a trovare un compromesso per bar, ristoranti e funzioni religiose e allo stesso tempo non riuscire a trovare un modo per tenere cinema e teatri aperti?

Sarebbe stato facile continuare a mantenere il distanziamento visto che secondo quanto emerso da un’indagine dell’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) dalla riapertura degli eventi culturali è stato registrato un solo contagio su un totale di 350 mila spettatori.

Cultura
I dati emersi dall’indagine dell’AGIS, secondo cui la cultura dal vivo non è una minaccia.

Che senso ha prendersela con quelle strutture che hanno rispettato le regole fin dall’inizio, con chi ha investito le proprie risorse per garantire la sicurezza dei propri visitatori?

Tutto per poi vedersi sbattere la porta in faccia, per la seconda volta

Ma qui stiamo parlando di trovare un capro espiatorio, di addossare la colpa, la responsabilità dell’aumento della curva epidemica a qualcuno, per di più al settore più colpito dal Coronavirus.

E nel frattempo ci si sofferma sulle banalità. Come fare una questione di stato dell’appello di Chiara Ferragni e Fedez piuttosto che chiedersi perché questo piano d’azione si sia reso necessario.

È il momento di pensare a punire chi non indossa la mascherina, chi non rispetta il distanziamento o a fare qualcosa di concreto per regolarizzare i trasporti pubblici colmi di persone ammassate come sardine, che, insieme alle scuole, sono il maggior veicolo di contagio.

Chiudere i cinema, i teatri e le sale da concerto è un errore imperdonabile. Definire come superflua e trascurabile l’attività teatrale, musicale e cinematografica è l’espressione emblematica di un’ignoranza, di un’incultura che dilaga. Oggi, più che mai, la cultura impedisce ad una generazione annebbiata dai social e dalla tecnologia di cadere nell’impoverimento della mente.

Uniamoci all’appello dell’Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivi:

Cultura
L’appello dell’UNITA che circola su Internet.

Concludo con due parole di elegante sobrietà: scassamm’ tutt’, come direbbe (anzi, ha detto!) Vincenzo De Luca.

Tamara Santoro
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