Negli anni ’70 con “F is for Family”

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Dal 12 giugno la quarta stagione di F is for Family è disponibile su Netflix. Sperando vivamente in una quinta stagione dello show, scopriamo nel dettaglio cos’è che lo rende pienamente degno di essere visto.

Anni ’70: in un quartiere non specificato degli Stati Uniti vive la caotica famiglia Murphy. Attorno alle loro vicissitudini si snoda l’intera trama di F is for Family, serie animata distribuita su Netflix dal 2015 e ideata da Bill Burr e Michael Price.

Tra le voci dei personaggi principali ci sono lo stesso Bill Burr (Frank Murphy), oltre a Laura Dern (Sue Murphy), Justin Long (Kevin Murphy), Hailey Reinhart (Bill Murphy), Debi Derryberry (Maureen Murphy, Philip Bonfiglio, Bridget Fitzsimmons) e Sam Rockwell (Vic Reynolds). Nell’ultima stagione tra le guest stars c’è Jonathan Banks (William Murphy), celebre per il ruolo di Mike Ehrmantraut in Breaking Bad e Better Call Saul.

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Michael Price e Bill Burr, ideatori della serie

Il capofamiglia Frank Murphy è l’archetipo del padre di famiglia old school.

Ha difficoltà a contenere la rabbia ed è spesso verbalmente abusivo. Il rapporto che ha con ogni singolo componente della sua famiglia dice tanto sul suo conto e rivela la sua personalità tradizionalista, autoritaria e conforme a standard sessisti e scorretti sul piano paritario: basta osservare l’abisso che corre tra i suoi modi di fare con il figlio maggiore Kevin e con la figlia minore Maureen.

Kevin è il tipico adolescente in piena turbolenza ormonale, audace abbastanza da restituire puntualmente a suo padre lo stesso trattamento prepotente ed irascibile che quest’ultimo riserva a lui; la comunicazione tra i due, infatti, è costellata da insulti reciproci per la maggior parte del tempo in cui conversano.

Maureen è una bambina dolce e intelligente, brava a scuola e appassionata di computer. Suo padre non alza mai il tono di voce con lei e la tratta in maniera dolce e premurosa… almeno in apparenza. In più occasioni, infatti, Frank cerca di scoraggiare la figlia a coltivare il suo talento nell’informatica perché non vede tale interesse come prettamente femminile.

Bill è il secondo figlio di Kevin e Sue. La sua posizione genealogica intermedia – il fatto, dunque, di non trovarsi a nessuno dei due estremi – è una metafora della sua personalità: non è ribelle come Kevin ma nemmeno particolarmente intelligente e determinato come Maureen. Non riceve neanche trattamenti particolari da parte dei suoi genitori, in quanto Sue è portata a preferire Kevin mentre Frank predilige palesemente Maureen.

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Frank dimostra sempre molta dedizione nei confronti di sua moglie Sue ma lo fa secondo degli standard plasmati in base alla sua personalità travagliata.

Lasciando che lei rimanga a casa senza lavorare crede di fare il suo bene, mentre è proprio questo che provoca in Sue parecchia insoddisfazione e rinnova in lei l’insuperabile rimpianto di non aver finito il college. Ad interrompere le sue ambizioni giovanili, infatti, era intervenuta la nascita non pianificata di Kevin nel periodo in cui lei e Frank erano fidanzati e a seguito della quale la stessa Sue decise di abbandonare gli studi e sposare il suo futuro marito.

Sue è il collante della famiglia. Senza di lei, difficilmente le cose andrebbero a gonfie vele tra i Murphy: è lei a mediare continuamente il rapporto contorto tra Frank e i loro figli ed è lei a prendersi cura di tutti quanti a livello organizzativo. La sua personalità dolce e compassionevole si oppone diametralmente all’irascibilità di Frank e infatti ai due capita di discutere spesso su diversi argomenti.  

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I tratti di una relazione tossica sono presenti nel matrimonio di Sue e Frank, ma bisogna considerare che i fatti vanno contestualizzati.

Non è un caso se F is for Family è ambientata negli anni ’70, epoca ormai lontana a livello cronologico ma soprattutto mentale.
L’aumento dei femminicidi in un’epoca più contemporanea ha fatto sì che si ponga molta più attenzione ai cosiddetti campanelli d’allarme in una relazione, ovvero segnali equivoci da parte del partner che possono far presagire una sua potenziale pericolosità.

Considerando il notevole impulso che i media hanno sulla nostra mentalità, possiamo ipotizzare che se Sue vivesse ai giorni nostri sarebbe senza dubbio spronata ad amare sé stessa prima degli altri e a lasciare che la sua autostima modelli positivamente le sue esperienze. La società in cui lei prende vita, invece, è più propensa a vederla adattarsi come madre di famiglia e moglie devota, come se il matrimonio fosse una sorta di obbligo morale. Quello degli anni ’70 era un periodo storico ancora prevalentemente d’impronta patriarcale, dove la parità dei sessi iniziava faticosamente a farsi strada ma continuava comunque a rimanere lontana dai livelli a cui è arrivata oggi.

Frank non riconosce i suoi errori come tali.

Se all’inizio siamo più propensi a giudicarlo per il suo modo di fare astioso e impulsivo, nella quarta stagione potremmo persino arrivare a comprenderlo (N.B.: “comprendere” non vuol dire “giustificare”). La new entry nello show è infatti William Murphy, padre di Frank, ed è odiato ferocemente da suo figlio a causa dei loro trascorsi burrascosi.

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Capiamo che l’infanzia di Frank e gli insegnamenti che gli sono stati dati hanno un ruolo fondamentale negli atteggiamenti che lui ha verso la propria famiglia. Non è stato fortunato abbastanza da rendersi conto con molto anticipo di doversi distaccare dai modelli negativi ai quali era sempre stato abituato nella casa di suo padre.

F is for Family è una serie sboccata, irriverente e in molti punti politicamente scorretta. Il suo significato, però, è più profondo di quanto si immagini.

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