I serial killer di Mindhunter – la vera storia

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La seconda stagione di Mindhunter è stata sicuramente uno dei prodotti di punta del 2019 di Netflix. Qui non ne faremo una recensione, ma ci limiteremo a dare voce a tutti quelli che – durante la visione delle puntate – non fanno altro che correre compulsivamente a cercare su Google notizie sui personaggi reali che compaiono nella serie.

I serial killer, innanzitutto. 

Ed Kemper 

In questa seconda stagione compare di nuovo Edmund Kemper, più noto come Ed Kemper. Alto più di due metri, dall’intelligenza non comune, dopo aver ucciso in giovane età i genitori e aver trascorso l’adolescenza negli istituti di correzione, uccise altre otto persone. Noto come Il killer delle studentesse, portò avanti un sottile gioco psicologico con la polizia, fino a farsi arrestare. Chiese la pena di morte, ma i giudici l’accontentarono solo in parte, con 8 ergastoli. Come per gli altri, notevole il casting della serie prodotta tra gli altri da David Fincher e Charlize Theron; a interpretarlo è infatti l’azzeccatissimo Cameron Britton.

David Berkowitz

Berkowitz è sicuramente più noto come Il figlio di Sam, il killer che, tra il 1976 e il ’77, uccise sei persone e ne ferì numerose altre a colpi di pistola. Protagonista del film Summer of Sam di Spike Lee, sostenne a lungo che i delitti venissero ordinati da un cane; probabilmente inventò questo dettaglio per cercare di ottenere l’infermità mentale. Ce ne avete messo di tempo, la frase con cui accoglie gli agenti nella serie, è in realtà quella che pronunciò al momento dell’arresto. Interpretato da Oliver Cooper.

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William Pierce

Pierce è meno conosciuto di altri serial killer, nonostante il suo curriculum comprenda ben nove vittime; questo perché il suo modus operandi si avvicinava più a quello di un criminale comune, come si evince anche dall’interrogatorio di Mindhunter, invero uno dei più divertenti e infruttuosi della stagione. Reso magistralmente da Michael Filipowich.

William Henry Hance

Marine di stanza in Georgia, Hance tra il ’77 e il ’78 uccise tre o, secondo alcuni, quattro prostitute. Dotato di un QI sensibilmente inferiore alla media, tanto da farlo considerare intellettualmente disabile, fu comunque giustiziato tramite sedia elettrica nel ’94. L’interrogatorio a base di fantasiosi quanto improbabili tentativi di depistaggio è un vero numero comico e vale da solo il prezzo del biglietto dell’intera serie. Fu un raro caso di serial killer di colore. Interpretato da Corey Allen.

Helmen Wayne Henley Jr.

Uno dei personaggi più sfuggenti della seconda stagione, Henley non fu un serial killer, ma venne accusato di procacciare le vittime a Dean Corrl, detto Candy Man, che poi uccise. I delitti di massa di Houston, così furono chiamati, videro la morte di almeno 28 ragazzini. Anche qui tanto di cappello all’interpretazione di Robert Aramayo.

Charles Manson

Pur non essendo tecnicamente un serial killer – avendo plagiato gli autori materiali – Manson è la vera punta di diamante della stagione, tanto che la puntata a lui dedicata è la più lunga e ricca di pathos. Un po’ musicista, un po’ fanatico religioso, Manson esattamente 50 anni fa terrorizzò l’America con la strage di Cielo Drive. Damon Harriman effettua una vera operazione di trasformismo, rendendo alla perfezione l’istrionismo teatrale e malato di Manson, che interpreta anche in C’era una volta a Hollywood, il nuovo film di Tarantino.

Tex Watson

Charles Denton Watson Jr. all’anagrafe, fu tra gli esecutori materiali della strage di Cielo Drive, dove fu uccisa anche Sharon Tate. È interpretato da Christopher Backus.

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Foto segnaletiche della Family. Watson è subito dopo Manson.

Paul Bateson

Bateson, interpretato da Morgan Kelly, nella realtà era un tranquillo medico radiologo che, curiosamente, ebbe un piccolo ruolo con la stessa mansione nel celebre L’esorcista del 1973. Tra il 1977 e il ’78 si improvvisò serial killer, uccidendo ben sette uomini nel Greenwich Village. Bizzarramente, la sua vicenda fu raccontata in Cruising, film dell’80 di William Friedkin, lo stesso regista che l’aveva diretto sette anni prima, e interpretato da Al Pacino.

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Paul Bateson nella famosa scena de L’Esorcista.

Wayne Williams

Il caso degli omicidi dei bambini di Atlanta, che vide tra il ’79 e l’81 la scomparsa di ben 30 ragazzini, costituisce l’ossatura della seconda stagione di Mindhunter. Wayne fu collegato a 23 delle scomparse, ma fu condannato solo per due omicidi – entrambi di adulti – e a tutt’oggi non ha mai confessato nulla a riguardo. Il caso fa ancora discutere e destò all’epoca immenso scalpore. Christopher Livingstone lo interpreta con grande credibilità, anche fisica.

BTK aka Dennis Rader

Tocca invece a Sonny Valicenti interpretare Dennis Rader, detto BTK, killer perseguitato da pulsioni sessuali deviate. Il personaggio appare all’inizio degli episodi, ma il suo caso non è ancora stato affrontato nella serie; verosimilmente, potrebbe essere il protagonista della terza stagione.

E dopo questa scorpacciata di violenza e perversione, un’occhiata ai buoni di Mindhunter. È risaputo che la serie sia basata sul libro autobiografico Mindhunter di John E. Douglas. Nella serie prende il suo posto il personaggio di Holden Ford, reso con un’interpretazione tanto magnetica quanto sfuggente di Jonathan Groff. Chiunque abbia letto il libro avrà notato le grandi differenze tra una certa spavalderia di Douglas e il basso profilo di Ford. Ex negoziatore, Douglas ebbe l’intuizione di intervistare i serial killer conclamati, al fine di tracciare profilazioni più efficaci.

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Robert K. Ressler. Paul Harris/Getty Images

Ma è forse a Robert K. Ressler che si deve il primo utilizzo della definizione serial killer. A lui è ispirato il personaggio di Bill Tench; aspetto da marine e alter ego di Ford, che più di una volta riporterà coi piedi per terra quando questi si farà prendere la mano dalle sue teorie. Ha le fattezze 100% americane di Holt McCallany.Infine una menzione a Wendy Carr, psicologa consulente e unico personaggio femminile di spessore. Ispirata a Ann Wolbert Burgess, è una donna dall’apparenza fredda e ostile, ma che acquisterà man mano peso, fino a diventare uno dei personaggi migliori della produzione. Bravissima Anna Torv a dare corpo alle sue inquietudini.

Andrea La Rovere
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