Shameless 11: come NON concludere una serie tv

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Dopo undici stagioni si è conclusa definitivamente Shameless, la cui ultima puntata è andata in onda la scorsa domenica su Showtime.

Non è una novità il fatto che dopo l’addio di Emmy Rossum al cast di Shameless la qualità della serie abbia subito un calo qualitativo drastico, ma con l’undicesima stagione la serie di John Wells ha toccato il fondo – senza risalire, purtroppo. I dodici episodi della stagione conclusiva di Shameless sono lontani dalle atmosfere adrenaliniche che avevano caratterizzato la serie soprattutto durante le prime stagioni.

[SPOILER ALERT]

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“Effetto filler” e storie lasciate a metà

Sono troppi ed estenuanti gli eventi riempitivi, totalmente casuali e senza alcun risvolto nello svolgimento della trama. Il piattume generale dell’undicesima stagione di Shameless vorrebbe essere controbilanciato da finti colpi di scena, come il quasi-incarceramento di Lip (Jeremy Allen White), che si risolvono in due possibili modi: nel totale nulla di fatto oppure direttamente nell’oblio, senza un motivo apparente. In generale gli episodi hanno un andamento più lento e opaco rispetto alla vivacità per cui la serie si era sempre contraddistinta.
Kevin (Steve Howey) e Veronica (Shanola Hampton) rappresentano alla perfezione questo “filler” pompato tra un episodio e l’altro, per il semplice fatto di dover mostrare qualcosa. Bisogna attendere gli episodi finali, prima di vedere il primo cambiamento significativo da parte loro.

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Puntare tutto sui #Gallavich

Gli amatissimi Gallavich – così sono stati ribattezzati dal pubblico Ian (Cameron Monaghan) e Mickey (Noel Fisher) – sono rimasti l’unico, vero punto in grado di attrarre curiosità, e questo gli scrittori di Shameless lo sanno bene. Che senso avrebbe avuto, altrimenti, continuare a mostrare la loro quotidianità coniugale dopo il fantastico culmine raggiunto dalla decima stagione con il loro matrimonio?

Il problema è che non è rimasto molto di originale da raccontare. La storia di Ian e Mickey ha fatto il suo corso; i Gallavich hanno attraversato e superato ostacoli che sembravano insormontabili, hanno dimostrato di essere fondamentali l’uno per l’altro e di essere vere e proprie anime gemelle. Il matrimonio, quindi, poteva essere un ottimo pretesto per coronare la loro storia e porvi un punto definitivo: una sorta di premio, una ricompensa per quella parte di pubblico che ha dovuto attendere tanto prima di vederli finalmente felici insieme.

E invece no. I Gallavich ci sono propinati da Shameless nelle loro vesti di sposi novelli, alle prese con problemi finanziari e personali – come il dibattito sull’essere monogami oppure no – e questo non solo è poco interessante, ma crea anche frustrazione: dopo anni e anni di ostacoli Ian e Mickey meritano di essere lasciati in pace, senza ulteriori bastoni tra le ruote.

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Ci manchi, Fiona

Viene da pensare che tutta questa monotonia possa provenire anche dall’assenza di Fiona (Emmy Rossum), ormai ex-matriarca della famiglia, che era assente già dalla decima stagione: in quest’ultima, però, la sua assenza poteva avere un valore interessante, dato che sarebbe stato curioso sapere come se la sarebbero cavata i Gallagher senza di lei.

La risposta a questo dubbio, però, è arrivata chiara e forte: Fiona era il collante della famiglia e senza di lei è un continuo “ognuno per sé stesso”. Debbie (Emma Kenney) si propone inizialmente come nuova capofamiglia, ma non ne è chiaramente all’altezza e infatti abbandona subito i suoi buoni propositi.

Imbarazzante, tra l’altro, il modo in cui ci si sia completamente dimenticati di Fiona nell’undicesima stagione – eccezione fatta per la puntata a lei dedicata nella Hall of Shame, mini-collezione di episodi riepilogativi di ogni personaggio. Non sappiamo che fine abbia fatto, non viene mai menzionata da nessuno dei suoi familiari ed è addirittura assente sia al matrimonio di suo fratello che della sua migliore amica; per non dimenticare, poi, il vero colpo di grazia, ovvero Frank (William Macy) che non la menziona neanche nella lettera finale che scrive ai suoi figli – controsenso inspiegabile, tra l’altro, visto che durante il suo ricovero in ospedale Frank invoca il nome della sua primogenita per ben tre volte.

Certo, la Rossum ha abbandonato Shameless di sua spontanea volontà, ma menzionare la sua esistenza in un modo qualsiasi non sarebbe costato nulla.

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Che fine ha fatto l’intelligenza di Lip?

Alla spiccata intelligenza di Lip è reso un insignificante briciolo di giustizia solo nell’ultimo episodio, dove lo si vede risolvere un problema informatico in un istante. Ma che fine ha fatto quel cervello sopraffino che gli aveva garantito una borsa di studio al college?

Dalla sua espulsione dall’università fino alla fine dell’undicesima stagione Lip adotta uno stile di vita che è annichilente per le sue vere potenzialità, tra lavori per cui lui è sovraqualificato e imbrogli occasionali. L’ennesima occasione sprecata, dato che il suo ingegno avrebbe potuto essere una fonte di spunti molto più originali rispetto al suo solito andirivieni tra problemi di lavoro e famiglia.

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L’ultimo episodio prosegue imperturbabile in questa monotona scia di eventi casuali, costituendo un finale tiepido e pieno di punti di domanda.

Molte questioni rimangono in sospeso fino all’ultima puntata senza nemmeno trovare risposta: non sappiamo se Debbie seguirà la sua nuova fidanzata in Texas, non sappiamo se Carl comprerà l’Alibi, se Lip sta per diventare padre per la seconda volta, non sappiamo se i Gallavich adotteranno davvero un bambino e non sappiamo se i Gallagher verranno mai a conoscenza del fatto che Frank è morto.

D’accordo, nella vita reale non ci sono mai molte certezze e le cose non vanno sempre a lieto fine, infatti il “vissero per sempre felici e contenti” non era certo contemplabile in una serie del calibro di Shameless, caotica e per nulla convenzionale. Il problema, però, è che un finale così aperto all’immaginazione dello spettatore lascia una punta d’amarezza e non dà un vero e proprio senso di chiusura, che non è raggiunto nemmeno con l’”effetto nostalgia” evocato dal monologo finale di Frank che ricalca le parole con cui veniva introdotto il primo episodio di Shameless.

Dopo aver visto in opera la disfunzionalità dei Gallagher per anni, sarebbe stato carino e originale svoltare le cose e regalare ai personaggi un po’ di stabilità tanto agognata.

Perché continuare a negare, dopo undici stagioni, un arco evolutivo soddisfacente alla maggior parte dei personaggi? Gli unici risultati positivi sono stati ottenuti con Mickey e Carl, che nel tempo mettono in atto dei cambiamenti enormi nelle loro vite; gli altri, però, continuano una miserabile discesa nei loro difetti che produce un inevitabile effetto di ridondanza.

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Giulia Di Persio
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