Sumo, il nuovo album dei Management

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Sumo è il nuovo album dei Management, il duo composto da Luca Romagnoli e Marco Di Nardo. È il loro quinto album dopo Auff!! (2012), McMao (2014), I love you (2015) e Un incubo stupendo (2017). Sono tornati con tante novità e storie da raccontare, noi li abbiamo incontrati per chieder loro di parlarcene.

Sumo come metamorfosi

– Sumo è il vostro quinto album, ma è il primo dopo la riduzione del nome dall’originale Management del dolore post-operatorio. Siete tornati senza il dolore post-operatorio anche per distaccarvi da categorie non più rappresentative, sono tracce molto più intime. Come avete affrontato questo passaggio e quali sono le novità?

Luca: abbiamo deciso di star fermi un paio di anni, per capire bene quale strada prendere, a noi piace stupire il pubblico, ma anche noi stessi, non volevamo rimanere attaccati alle etichette, pure se spesso sono giuste perché le crea il pubblico. La forza dei primi dischi, salvo cambi di rotta, li rende sempre i migliori. Però se cerchi un cambiamento radicale e ricominci da zero è un po’ come rifare il primo disco, quindi avrà qualche cosa di fortissimo che rispecchia quel momento lì. C’è un’altra volta una forza dirompente che si sviluppa in un altro modo, tutto ciò che abbiamo messo nel disco ha una nuova forza, quasi da primo disco, però con la maturità di due ragazzi che lavorano da anni.

Marco: io non la definirei proprio una rinascita, è più una metamorfosi. Siamo cresciuti.

– Sumo è il titolo dell’album e della seconda traccia, in cui il tempo è un lottatore di sumo. C’è un chiaro riferimento al mondo giapponese anche nell’immagine della copertina. Questa grande luna rossa su sfondo bianco. Come è nato?

Sumo, il nuovo album dei Management 1
Cover del disco Sumo.

Luca: ci sono sempre tante idee quando si lavora e alla fine ti viene quella giusta, ti svegli in piena notte e capisci che è quella. La bandiera del Giappone viene chiamata Nisshōki che vuol dire “disco del sole”, perché nella bandiera non è una luna, ma un sole. Noi l’abbiamo sostituito con la luna, perché la notte, la luna, diventano un po’ il momento della poesia in cui nasce tutto. In più, avevamo scoperto nei primi giorni in studio, che Murolo aveva registrato Luna rossa in quello studio, con le stesse attrezzature nostre, e ci sembrava più che convincente, questo potrebbe essere definito il disco della luna.

Marco: quando fai le copertine ovviamente ci sono molte bozze, molte richiamavano il mondo giapponese, i lottatori di sumo. In realtà abbiamo poi scelto questa del richiamo al Giappone per fare una cosa più minimale che rispecchiasse il minimalismo del disco.

– Quindi ricordiamo che questo album è stato registrato presso l’Auditorium Novecento di Napoli che negli anni ’60 è stato luogo di ritrovo di grandi artisti. Avete detto che c’era un’atmosfera magica, quanto ha influito sulla registrazione?

Luca: è stato emozionante. Quando scopri che in uno studio, su quello stesso pavimento, con le stesse attrezzature, ci hanno lavorato Totò, De Filippo, Murolo, il meglio della musica napoletana, allora ti trasmette un senso di responsabilità. Perché pensi che devi impegnarti sul serio, c’è il peso della storia, non puoi scherzare e ti vengono i brividi. Poi la città di Napoli ha fatto da cornice.

Marco: quella è stata una svolta, ti svelo un aneddoto. A noi l’hanno detto dopo che c’erano stati Totò, De Filippo, siccome Luca è molto sensibile su queste cose, stava cantando e quando ha saputo questa cosa si è emozionato e abbiamo rifatto tutte le voci, che sono poi quelle del disco, con un altro pathos.

– Luca Romagnoli, voce e testi, Marco Di Nardo, chitarra e compositore. Sumo è un album più intimo, personale, fatto di immagini quotidiane, ricordi. C’è una malinconia che risuona anche musicalmente, voi siete entrambi maturati, sia dal punto di vista dei testi che da quello musicale. Quali sono i nuovi aspetti più maturi?

Luca: abbiamo sempre sottolineato che ci siamo sempre divisi i compiti e siccome io ho bisogno di emozioni per scrivere qualcosa, aspetto sempre che Marco mi mandi una canzone. Quindi tutto ciò che ho dentro, viene fuori quando Marco mi manda una canzone e da quelle note mi faccio suggerire le parole. L’emozione di fondo ce l’ho, però le parole, come una magia, me le sceglie la musica. E una volta scoperte le parole, Marco deve fare tutto un lavoro di adattamento.

Marco: è un percorso che è durato un paio d’anni, anni in cui abbiamo cercato di capire quale fosse la strada giusta, principalmente a livello poetico. Avendo deciso di comune accordo di abbandonare tutta quella parte un po’provocatoria, politica se vogliamo, inquisitoria e poiché lui senza musica non riesce a scrivere, la musica diventa propedeutica. Infatti ci è stato detto che sembra un disco solista, come se fosse stato scritto da una persona sola e ne sono felice, perché vuol dire che qualcosa di questo binomio è arrivato.

Come la luna è il singolo uscito in anteprima. È la storia di chi dentro agli occhi aveva la notte come la luna e le botte, il freddo dentro, la cinta sulla schiena e la faccia contro il muro. Come è nata?

Luca: a volte ti trovi ad essere illuminato da un’idea e quest’idea rappresenta quello che si deve trasformare in una narrazione. Nello specifico c’è una storia di una persona sfiduciata nell’amore perché nella vita ha dovuto sopportare dei traumi. In questo caso ci siamo accorti di trattare un tema delicato perché entravamo nel tema della violenza sulle donne e doveva essere trattata delicatamente, non come nei talk-show, serve tantissimo tatto per non lasciare spazio alla stupidità, per il rispetto della tematica. Si procede per immagini molto intime e così la storia acquisisce valore, è una persona che ha subito tanto e che non si fida più di nessuno, non è più capace di amare, nonostante i tentativi di un abbraccio, c’è la vittoria della cattiveria quando non si è capaci più di vivere.

Chiara scappiamo, mi è sembrato una specie di inno della società di oggi, il mondo dove pensano tutti uguale e nessuno pensa molto, le informazioni che non dicono niente, un pazzo che si diverte con i bombardamenti. E Chiara che prima di scappare fa tardi perché deve truccarsi. È più o meno così?

Luca: è bella questa idea, non ci avevo pensato. Silvano Agosti diceva che a un certo punto cominciamo ad addobbare la camera della nostra galera con i fiori, la arrediamo poi improvvisamente ci aprono la porta e non usciamo più dalla nostra gabbia. Il senso è che ci soffermiamo troppo su cose sciocche anche quando avremmo la possibilità di fuggire e fare cose importanti. È l’idea di questo amore, questa sfera intima contornata dalle brutture del mondo, siamo io e te ad abbracciarci e chissà fuori cosa succede.

Marco: anche musicalmente è più ritmata, la scansonatezza è un aspetto che ci ha sempre contraddistinto a prescindere dal post-operatorio o meno, è una cosa che ritorna sempre perché ce l’hai.

– Per i tuoi occhi tristi, è la traccia più triste, fatta di ricordi legati a qualcuno che non c’è più. Anche qui tornano gli alieni e gli altri pianeti, con in sottofondo un particolare mix musicale. Me ne parli?

Marco: qui c’è un organetto che si chiama Spirit, l’ho aggiunto dopo aver sentito il testo.

Luca: tutto il disco Sumo è malinconico, la sua battaglia intima è contro l’accettazione del naturale andamento della vita, non riesco ad accettare che naturalmente moriremo tutti, io non accetto le cose che finiscono. L’idea di questa canzone è che una persona cerca questi occhi e non smette di cercarli, senza trovarli mai, per il bisogno di guardarli un’altra volta senza, probabilmente trovarli mai. E questo è il bello della poesia, che esiste quasi esclusivamente perché abbiamo il senso della fine.

– L’ultimo brano è un testo collettivo nato sui social, è un nuovo esperimento. È nato per caso?

Marco: mi era venuta questa idea di scrivere qualcosa insieme ai fan e abbiamo provato a scrivere questo testo collettivo, abbiamo scelto insieme la tematica, ovviamente erano venute fuori diverse tematiche anche più serie, ma non volevamo trattare temi così delicati in questa maniera. È uscita ovviamente la tematica del sesso che non ci ha meravigliato, l’abbiamo trattato in maniera più universale senza addentrarci nelle categorie. È stato un esperimento che ci ha divertito molto. L’abbiamo promesso e l’abbiamo messa nel disco, è una bonus track.

Luca: questo è un lato bello dei social e anche molto umano, quando abbiamo tentato di lavorare tutti insieme, coinvolgere i fan che magari ti scrivono dei papiri in piena notte e vedi tutto l’impegno che ci mettono, ed è una cosa bellissima.

– Ora partite con le presentazioni del disco, quando ci sarà un tour?

Il tour a febbraio, comunicheremo presto le date sui social.

Giusy Esposito
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