Aldo Palazzeschi, altro che poeta illetterato

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Il Centro Studi “Aldo Palazzeschi” dell’Università di Firenze conserva le carte dello scrittore amico di crepuscolari e futuristi. Grazie alle tecnologie digitali, il prezioso patrimonio è oggi alla portata di tutti.

Ci siamo incappati almeno una volta, in quel nome, anche solo sfogliando con disinteresse la nostra antologia di scuola. La fontana malata, Rio Bo, Chi sono?, Lasciatemi divertire: tutte sue, poesie dello stesso autore. Un tempo era la piaga degli studenti delle elementari che, per un certo sadismo della maestra o per un’effettiva fiducia in un metodo che prometteva di elasticizzare la mente, erano costretti ad imparare a memoria i suoi versi. Molto meglio i suoi che quelli di Carducci, vista l’età. Con Palazzeschi (1885-1974), almeno, i bambini potevano abbandonarsi a suoni buffi, bislacchi, e rendere la pillola meno amara con lo zuccherino di un’irriverente pernacchia. È quindi da considerarsi autore per l’infanzia? No, come non lo sono Rodari e Sant-Exupéry. Il rischio è alto, ma solo una lettura superficiale della sua opera, come di quella degli altri, può insistere nel fraintendimento.

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Aldo Palazzeschi, 1907. Fonte: Centro Studi “Aldo Palazzeschi”, Università di Firenze.

Aldo Palazzeschi, il poeta saltimbanco

L’immagine di un Palazzeschi autore per l’infanzia è un’idea fuorviante, al pari di quella, in un certo senso ricercata, che lo vuole scrittore “illetterato”. Palazzeschi amava infatti dire che solo di rado frequentava biblioteche e luoghi del sapere, in quanto forte si faceva il senso di oppressione e malinconia ogni volta che vi metteva piede. Eppure non è forse sua – a firma Aldo Giurlani, suo vero nome – la sottoscrizione che lo portò ad essere abbonato nel 1903 per un mese alla biblioteca del Gabinetto Vieusseux di Firenze?

Altro stereotipo duro a morire è quello del poeta saltimbanco, del buffone dedito ai lazzi e agli sberleffi che se la ride della vita. Ancora una volta è lo stesso Palazzeschi a marciarci su quando si definisce, nella poesia Chi sono?, “saltimbanco dell’anima mia”; sembra trovarci gusto ad intrattenersi in una dimensione di eterno gioco, come accade in Lasciatemi divertire. Al contrario, come ha ben notato il critico Gino Tellini, l’apparente spensieratezza è solo una farsa, un’impalcatura di facciata per nascondere e al tempo stesso esorcizzare il profondo disagio interiore che si annida nel poeta[1].

Il Centro Studi “Aldo Palazzeschi”

Con una personalità così sfaccettata ha da fare i conti, ogni giorno, il Centro Studi “Aldo Palazzeschi” dell’Università di Firenze. Costituitosi nel 1999 a seguito del lascito testamentario dello scrittore fiorentino, il Centro Studi conserva oggi il patrimonio librario e archivistico di Aldo Palazzeschi. 2173 volumi, 1509 periodici, tra fascicoli completi, estratti e ritagli di stampa; manoscritti della maggior parte delle opere, per un totale di 431 unità documentarie; quasi 6000 pezzi di corrispondenza, tra lettere, cartoline, telegrammi, biglietti postali; circa 500 fotografie, oltre a disegni, stampe e dipinti. E non parliamo dei beni mobili, come la scrivania dell’appartamento a Venezia e i numerosi riconoscimenti, tra targhe e premi vari, conseguiti in quasi settant’anni di attività letteraria.

Oggi il Centro Studi “Aldo Palazzeschi” è diretto dal prof. Simone Magherini, associato di Letteratura italiana all’Università di Firenze. Molte sono le attività che, negli ultimi vent’anni hanno valorizzato l’opera dello scrittore: convegni nazionali e internazionali (a Firenze, Bergamo, Roma, Venezia, ma anche Parigi, Colonia, Bonn, Amburgo e Toronto) e una collana editoriale presso la Società Editrice Fiorentina, per gli studi critici e gli atti dei convegni a lui dedicati.

Inoltre, nel rispetto della volontà testamentaria, il Centro Studi “Aldo Palazzeschi” assegna periodicamente delle borse di studio a studenti universitari meritevoli per approfondire temi e autori della letteratura italiana.

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Aldo Palazzeschi a Venezia, 1967. Fonte: Centro Studi “Aldo Palazzeschi”, Università di Firenze.

Il progetto Carte d’autore online

Dal 2013 ad oggi, il Centro Studi “Aldo Palazzeschi”, per conto dell’Università di Firenze, sta portando avanti un progetto di ricerca di ampio respiro che coinvolge anche l’Università di Genova, l’Università di Torino, l’Università “La Sapienza” di Roma, l’Università “Aldo Moro” di Bari, l’Università del Salento e l’Università “Federico II” di Napoli. Si chiama Carte d’autore online – Archivi e biblioteche digitali della modernità letteraria italiana, un portale in cui fondi archivistici e librari di grandi autori, come quello conservato dal Centro Studi “Aldo Palazzeschi”, sono inseriti in una corposa banca dati, composta da oltre 35000 schede e 55000 immagini, il tutto liberamente accessibile anche da casa. Vi si trovano documenti di Cesare Pavese, Guido Gozzano, Edmondo De Amicis, Anna Maria Ortese, Vittorio Bodini e, naturalmente, il nostro Aldo Palazzeschi. Un vero paradiso per gli amanti della letteratura italiana.


[1] G. Tellini, Palazzeschi, in G. Tellini (a cura di), Sei conversazioni di letteratura italiana, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2015, pp. 41-66.

Massimo Vitulano
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