Donato Bramante (1444-1514): architetto, poeta e studioso dell’arte classica del Rinascimento italiano.

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Tutti lo conosciamo per essere diventato con la sua carriera un architetto in grado di cambiare il modo di costruire, rifacendosi come non mai al mondo classico tanto da essere considerato al suo pari e tanto da essere definito da Sebastiano Serlio (altro grande architetto rinascimentale) “inventore luce della buona e vera Architettura“.

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Donato Bramante, ritratto.

I progetti della Basilica di San Pietro e la costruzione del Tempietto di San Pietro in Montorio a Roma, in cui arriva con l’inizio del ‘500 e vi rimane fino alla morte, sono forse le opere più rilevanti di questa straordinaria personalità rinascimentale, ma non sono le uniche. Pensate che Palladio, diversi anni dopo, in quanto studioso dei templi classici, inserisce nella sua raccolta di disegni sul tema anche il Tempietto bramantesco.

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Bramante, Tempietto di San Pietro in Montorio.

Bramante ha la possibilità nel corso della sua vita di viaggiare in vari luoghi dell’Italia, sedimentando di volta in volta spunti architettonici e informazioni intellettuali tratte dai migliori esponenti dell’Architettura (e non) italiana.

Certa è infatti la sua formazione pittorica prima che architettonica visti i rapporti con Piero della Francesca, di cui probabilmente fu allievo, con Signorelli, Perugino, Pinturicchio e solo successivamente con Francesco di Giorgio Martini, architetto, di cui fu probabilmente collaboratore nelle sue zone di origine: l’urbinate.

Sarà proprio il suo bagaglio culturale ampio a renderlo personalità influente una volta trasferitosi a Milano, dove rimarrà fino alla fine del ‘400. Qui lavorava in parallelo ad un’altra grande personalità: Leonardo da Vinci, con cui non mancarono scambi e influenze.

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Bramante, frammento di affresco, Eraclito e Democrito, Pinacoteca di Brera.

Ma Bramante era solo questo?

Vasari ci racconta di come questo architetto fosse stato promettente fin da piccolo. A scuola, infatti, Bramante studiava moltissimo, e a quanto pare amava “il leggere e lo scrivere” più dei giocattoli. Non poteva che definirsi un uomo letterato, al punto che una volta giunto alla corte del Moro a Milano, fu in grado di destreggiarsi egregiamente in varie composizioni in rima.

Riconducibili alla mano di questo architetto scrittore sono infatti circa venticinque sonetti di cui quindici a tema amoroso (in Dolce stil novo) e dieci di tema biografico e burlesco.

    — Messer, a fede ch’io non ho un tornese
Deh! tomi un soldo e poi fammi impiccare —
— Come, da Corte non ti fai pagare?
8Tu hai pur là cinque ducati il mese.

     — A dirvi il ver le Corti en come i preti
Ch’acqua, e parole, e fumo e frasche danno:
11Chi altro chiede, va contro i divieti.

Estratto del sonetto XXI, in Luca Beltrami. Bramante poetacolla Raccolta dei Sonetti in parte inediti. Milano, A. Colombo e A. Cordani tip., 1884.

Bramante e il Palazzo Caprini a Roma

Se i progetti bramanteschi per opere ecclesiastiche riscuotono notevole successo, in ambito civile non è da meno. In particolar modo, con la costruzione di Palazzo Caprini a Roma decreta il prototipo del così detto “Palazzetto alla romana”, una tipologia abitativa ideata da Bramante per Adriano de Caprinis, protonotario apostolico viterbese, destinata a personaggi di minore importanza ma che gravitano intorno al Papa.

Da questo si deduce come all’epoca lo status sociale venisse ostentato e dichiarato anche attraverso il tipo di abitazione che si possedeva, avente determinate caratteristiche architettoniche.

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Incisione di Palazzo Caprini (Bramante) per mano di Antonio Lafrèry, 1549.

Palazzo Caprini verrà ripreso per tutto il Cinquecento e oltre grazie alla sua caratteristiche che unisce il pubblico al privato, sviluppando un tipo di palazzo che è utilizzato ancora oggi grazie alla sua funzionalità. Il palazzo era costituito da due piani e cinque campate.

Il piano terra è destinato a botteghe e negozi, caratterizzato dalla decorazione rustica del Bugnato, in questo caso non in vera pietra ma in stucco, mentre l’appartamento occupava il piano nobile e veniva illuminato dall’apertura di finestre timpanate con balaustra, poste nelle campate dell’ordine.

Il palazzo terminava con un sottotetto di servizio, le cui finestrelle si aprivano in un grazioso fregio dorico della trabeazione.

Ancora una volta Bramante coadiuvava l’estetica classica e il rigore vitruviano con la funzionalità di un palazzo della sua epoca.

Eleonora Turli

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