Canzoni e città: Riccardo Canesi e il suo atlante semi-ragionato

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Paul Vidal de la Blache definì la geografia “scienza dei luoghi”. Provate a sposare questa scienza, come ha fatto Riccardo Canesi, con qualcosa che non ispiri un collegamento immediato. Associatela alle canzoni, per esempio. Il risultato? Un’opera piuttosto originale che il geografo e musicofilo toscano ha dedicato all’argomento: Le città da cantare. Atlante semi-ragionato dei luoghi italiani cantati, prefazione di Mogol, edito da Tarka nel 2018.

Il libro ha inizio con un capitolo dedicato ai concetti chiave della geografia, ovviamente alla luce di come questi siano stati interpretati in musica. Abbiamo una successione scalare, dal più grande al più piccolo, con le canzoni dedicate al mondo in apertura. Si prosegue poi con quelle dedicate ai continenti, gli stati, le regioni, fino ad arrivare ad elementi naturali come fiumi, montagne, mari ed isole.

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Copertina del libro di Riccardo Canesi.

Nel secondo capitolo è la città a farla da padrone. Dopo una lunga dissertazione sul valore della città e sulle particolarità, non sempre positive, che la caratterizzano, Riccardo Canesi ci presenta una nuova rassegna di canzoni dedicate allo spazio urbano.

Infine, nel terzo capitolo, vero nerbo del libro, vengono elencate alcune città italiane, su cui l’autore si sofferma con maggior cura per mostrare come le muse, quelle fatte di strade e di piazze, di edifici scalcinati o di palazzi, brulicanti di vita o taciturne in certi sperduti vicoli, non siano da meno, in fatto d’ispirazione, rispetto alle delicate fanciulle che, nella tradizione classica, concedevano i loro favori agli artisti che ne fossero meritevoli.

Che siate di Torino o di Genova, di Milano o di Palermo, troverete un viaggio immaginario che fa apposta per voi. E se siete topi di campagna, abituati a frequentare la grande città in rari casi, non vi scomponete: è sicuro che certe canzoni vi susciteranno qualcosa, perché parte di una colonna sonora che sempre ci ronza nell’orecchio o nei ricordi.  

Il discorso sulle singole città si apre con una sorta di carta d’identità. Vi trovate indicatori che costituiscono la mania del vero appassionato di geografia. Le coordinate, prima di tutto, ma anche la popolazione del comune e dell’area metropolitana, le temperature medie a gennaio e a luglio, le precipitazioni e il tasso di raccolta differenziata.

Una serie di inserti estrapolati prevalentemente da articoli di giornale arricchisce l’analisi che Riccardo Canesi fa di certi fenomeni o problematiche, come la questione del trasporto pubblico a Roma o la minaccia costante del Vesuvio a Napoli, offrendo al lettore le informazioni preliminari per compiere approfondimenti in totale autonomia. Vari indici alla fine del libro rendono la ricerca più agevole, dei luoghi, degli artisti e delle canzoni citate.

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Riccardo Canesi durante i Campionati Italiani di Geografia.

Viene da domandarsi per chi sia stato scritto un libro del genere. Ne era certo consapevole, Riccardo Canesi, durante la stesura, che il risultato sarebbe stato un prodotto dalla natura ibrida. Né trattato di geografia né testo da esperti conoscitori di musica contemporanea.

Sono due le risposte che ci sentiamo di dare: primo, che questo libro vada trattato come uno strumento di consultazione (del resto questo è l’utilizzo che se ne fa di un qualsiasi atlante); secondo, che il pubblico privilegiato sia quello non specialistico che ha conoscenze basilari in entrambi i settori, quello della geografia e della musica leggera. Obiettivo ultimo, quindi, avvicinare appartenenti a varie generazioni alle due grandi passioni dell’autore che qui ci vengono presentate in un interessante connubio.

Con circa 800 canzoni, 1000 nomi di autori e cantanti, 50 centri abitati, il libro di Riccardo Canesi offre una visione insolita delle nostre città, prestandosi ai più vari utilizzi: dall’elaborazione di itinerari turistici alla riscoperta di un sentimento del luogo che anche in questo modo può uscirne rinvigorito.

La materia trattata è vasta; volendo, tendente all’infinito. A voler essere pignoli si potrebbe di certo accusare il povero autore di aver trascurato qualcosa. Ma un’impresa di questo genere, cioè quella di riunire canzoni associandole a luoghi, principalmente città, parte già in salita. Troppe le etichette discografiche, troppi i soggetti indipendenti. Una mappatura completa è praticamente impossibile. Di fronte a un mercato multiforme che macina prodotti musicali in continuazione, Riccardo Canesi ha scelto forse il criterio migliore per affrontare la prova: partire da se stesso, dai propri gusti, dalle proprie esperienze, senza far sì che questa latente soggettività inficiasse il risultato finale.

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Riccardo Canesi e Mogol.

L’opera, per diventare uno strumento imprescindibile per uno studioso di musica leggera, come Il Dizionario della canzone italiana curato da Gino Castaldo, avrebbe dovuto indagare con meticolosità quasi nevrotica l’argomento trattato, ma questo avrebbe imposto la costituzione di un gruppo di lavoro molto più articolato, composto da critici musicali provenienti da varie zone d’Italia che si occupassero esclusivamente della propria regione. Un lavoro imponente, che necessiterebbe di risorse finanziarie di un certo rilievo e di un coordinamento capace di far viaggiare una macchina che potrebbe richiedere anni prima di raggiungere una conclusione.

Perciò non possiamo che apprezzare questo primo contributo offerto da Riccardo Canesi, che, per aver fatto tutto da solo, ha fatto comunque tanto. Sperare che sia solo il primo sassolino gettato nello stagno e che molti altri, col tempo, possano aggiungersi creando un progetto più organico.

Massimo Vitulano
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