Il 12 maggio 1995 Mia Martini veniva trovata senza vita nella sua casa. Una donna profondamente umana, che non è mai scesa a compromessi e che ha sempre saputo tenere testa alle calunnie e alle infamità, pagando a caro prezzo le proprie scelte
Se n’è andata sola, in silenzio e con in testa le cuffie del walkman, ascoltando Luna Rossa. “Era serena”, scriveranno. Eppure quella serenità – semmai ci fosse stata veramente – l’è costata cara. L’odio e le cattiverie l’hanno resa vulnerabile e fragile, ma mai battuta. La sua è stata una battaglia contro il pregiudizio, le maldicenze e l’ignoranza che alla fine, dopo anni, ha vinto.
Una “gloria postuma”, quella di Mia Martini, dopo una vita passata nell’ombra.
E’ vero, è palese che l’odio non è una novità nella nostra società. D’altronde è il mezzo preferito da alcuni politici per controllare masse di individui insoddisfatti e repressi. Ma sono sempre più disgustata da questo sentimento ingiustificato, atto a sminuire e gettare la propria rabbia su un altro essere umano, se donna ancora peggio. L’hate speech – discorso d’odio – è, dunque, un hobby che va in crescendo. Quella moda di esprimersi in maniera dissennata e incapace di discutere pacatamente è il cancro di una società svilita e dissacrante, che tratta le persone come se fossero “usa e getta”.
Soprattutto in questi giorni, sappiamo bene come si comporta la selva di vigliacchi rancorosi che pensa di sapere, ma non sa. Insultano, giudicano, sono incapaci di riflettere ed empatizzare, non mostrano alcun tipo di emozione positiva, nemmeno per la liberazione di una connazionale. Sono avvelenati da un odio assoluto e profondo per tutto quello che non rientra nel loro modo di vivere. Ma, forse non sanno, chi odia è perché si sente piccolo di fronte a coloro che hanno avuto il coraggio e la libertà di scegliere la propria vita.
Chissà come si sarà sentita Mia Martini quando si è trovata circondata da un trionfo di malvagità, volgarità e bassezza umana. Sminuita da esseri che sentenziavano dal basso della loro ignobiltà e mediocrità. Eppure oggi, a 25 anni dalla sua scomparsa, possiamo dire che quel veleno che l’hanno riversato addosso non ha avuto la meglio sul suo talento e su quella voce straordinariamente sofferta ed evocativa che rappresentava la sua profonda umanità e le sue tante fragilità. Un timbro unico e riconoscibile della musica popolare del nostro Paese. Un’artista estrosa, considerata all’unanimità – insieme a Mina – una delle più grandi interpreti della musica leggera italiana.
“Il segreto di una grande interprete non è avere una bella voce, l’importante è capire esattamente il senso della gioia o del dolore che stai raccontando, perché nelle canzoni si interpreta sempre un’emozione o una qualsiasi specie d’amore per qualcosa, e se non sai cosa vuol dire “soffrire” non puoi sapere cosa vuol dire “amare”, per cui è questo il segreto: il saper dire le cose sentendole”
Mia Martini
Come in molti sanno, la carriera di questa ineguagliabile artista, morta a soli 46 anni, è stata altalenante e soprattutto costellata da tragici periodi di stasi e solitudine.
Mimì – com’era stata ribattezzata – dopo una prepotente ascesa nel’’Olimpo della musica agli albori degli anni ’70, messa in discussione dalle dicerie che un decennio dopo la costrinsero a vivere nell’ombra delle luci della ribalta, nel 1989 tornò sul palco dell’Ariston per gareggiare al Festival di Sanremo con la splendida ed intensa Almeno tu nell’universo, canzone tra le più amate della cantautrice e da lei co-scritta insieme al collega Maurizio Fabrizio.
Quella di Mia Martini è sempre stata una vita controversa, di lotta costante ed estenuante tra il suo bisogno di salire sul palcoscenico e la voglia di una vita semplice, lontana dalle luci e dalle ombre del mondo della musica. Ma la sua arte è stata – ed è ancora oggi – così travolgente e incontrastata che ha abbracciato una generazione – la mia – rimasta orfana del suo talento innato, di un talento impossibile da cercare negli altri perché non ritornerà più. Una generazione che la sta amando sinceramente, senza filtri e senza ignoranza.
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1 commento su “Mia Martini, 25 anni dopo. Da vittima dell’odio al trionfo del talento”
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