Michele Bravi – La geografia del buio è una promessa di speranza

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L’attesa è finita. Michele Bravi è tornato. Dopo 4 anni di distanza dall’ultimo disco, l’artista è pronto a riprendersi il suo posto nel panorama musicale italiano con La geografia del buio.

Credo sia la prima volta che riesco già ad immaginare cosa devo aspettarmi da un disco. Forse perché Michele Bravi considera questo disco come l’album della rinascita, a cui tiene così tanto da essersi offerto di farci da guida. Un po’ come un moderno Virgilio, Michele vuole accompagnarci nel viaggio che porta fino alle profondità del suo cuore e della sua anima.

“Questo disco è la storia di come il dolore umano possa trovare uno spazio dentro l’anima di chi lo accoglie e di come abbracciare la propria fragilità sia un atto di estrema e incontenibile forza.”

Michele Bravi.

Michele Bravi ci dà delle linee guida, ci apre il suo mondo. Dal titolo alla copertina fino al significato intrinseco di ogni canzone, lasciando comunque a noi la libertà di ritrovare noi stessi nei brani contenuti in La geografia del buio.

Michele Bravi
Michele Bravi.

Il titolo.

“Il buio è una condizione reale, una stanza dipinta di nero da abitare e arredare. Il disturbo fobico legato alla presenza del buio è innescato dalla difficoltà di riconoscere e controllare l’esattezza di ciò che potrebbe accadere in un ambiente oscuro. Abitare nel buio non significa abituarsi alla tenebra, significa piuttosto riscoprire con modalità diverse, lo stesso mondo che già conosciamo. La percezione della realtà è possibile anche in assenza di luce. La mancanza di orientamento non è assenza di luce ma mancanza di direzione.”

“Camminare su un filo a precipizio. Arrivare dall’altra parte e rendersi conto dell’altezza spropositata sopra cui si è camminato. Spaventarsi ma essere in salvo. Qualcuno ad aspettarti dall’altra parte ti diceva di camminare guardando lui, così da non guardare giù. Questo credo sia la geografia del buio.”

La geografia del buio di Michele Bravi però è anche uno spunto di riflessione perché ancora oggi è assurdo come il dolore dell’anima spesso non venga capito o addirittura sottovalutato.

Se vieni colpito da una pallottola, smuovono cielo e terra per salvarti. Se ti rompi una gamba, con il gesso tornerà come prima. Se hai la gola infiammata, il fastidio passa con una semplice pasticca.

Però se hai il cuore a pezzi, non se ne accorgono neanche.

Eppure il dolore dell’anima a volte è molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono molto più profonde. Sono ferite che non guariscono quelle, ferite che rischiano ogni giorno di riaprirsi. Ed è proprio di quel dolore dell’anima di cui parla Michele Bravi in questo nuovo album, un viaggio tra amore e dolore, tra voce e pianoforte, tra luce ed oscurità.

La copertina.

“Il soggetto principale di tutta la creatività è il concetto di “allucinazione”. Con “allucinazioni” non s’intende mai una sequenza di visioni disturbanti per l’occhio di chi guarda, piuttosto piccole suggestioni evocative che possano raccontare lo stravolgimento del reale e l’invadenza di un momento buio. La ricerca estetica ci ha portato a usare sempre un taglio che gioca molto sul filo sottile che c’è tra realtà e allucinazione: illuminazioni irreali e scenografie plastiche. Raccontiamo la concretezza del reale come se ci si trovasse sempre davanti a una rappresentazione teatrale. In questo modo, l’allucinazione e il reale sono sempre su un piano semantico paritario.”

Michele Bravi.

I brani.

“Questo è un concept album tanto intenso che andrà scoperto passo dopo passo come capitoli di un libro. Anche i titoli saranno parte fondamentale della narrazione.”

Michele Bravi.

Il che giustifica la scelta di Michele Bravi di oscurare i brani e di farceli scoprire man mano, di mostrarceli quando sarebbe arrivato il momento giusto.

Il brano che vi suona già familiare è sicuramente La vita breve dei coriandoli, la quinta traccia del disco, già presentata in pubblico ad Amici Speciali. Una sorta di portabandiera di buone aspettative per un disco che ci avrebbe rubato il cuore.

“Le piccole cose assomigliano al nulla ma contengono tutta la bellezza dell’infinito. La voce di chi ti guida attraverso il buio ha il suono del primo volo delle rondini e la potenza del movimento degli oceani. Dentro la fragilità di un dettaglio è nascosta la regola dell’universo, in un gesto sottile, un modo per attraversare l’oscurità.”

Michele Bravi.

Lo scorso 22 gennaio poi è uscito anche il singolo Mantieni il bacio, una canzone intensa in cui traspare la necessità di Michele Bravi di esprimere l’amore ricevuto, quell’amore che l’ha salvato e ricondotto alla realtà in un momento in cui la quotidianità era diventata scura, ricca di dolore e difficile da sopportare.

“Ogni amore è tenuto a mantenere il bacio, trattenerlo forte sulle labbra oltre l’errore del tempo. Il bacio è l’immagine che trasforma il male in pittura d’oro, la cicatrice del trauma in una poesia.”

Michele Bravi.

Chi meglio dello stesso Michele Bravi per descrivere le tracce successive? Eccole.

Traccia 1 – La promessa dell’alba

“Volevo che la prima parola de “La geografia del buio” fosse “promessa”. Nel mio caso, una promessa fatta sul divano grigio di casa. Su quel divano mi hanno insegnato a distinguere e ascoltare, in mezzo al vuoto, la promessa che l’alba ci suggerisce tutti i giorni. Ho promesso che avrei condiviso questo insegnamento. L’ho fatto con questa canzone. L’ho fatto con questo disco.”

Traccia 3 – Maneggiami con cura

“Le mani che ti guidano nel buio hanno un potere assoluto ed è così che ti trovi ad affidare il tuo corpo e la tua storia alle capacità di chi quell’oscurità l’ha già attraversata. Questa canzone è una dichiarazione di fragilità e l’inno di una devozione nei riguardi di chi sa proteggere, custodire e guidare.”

Traccia 4 – Un secondo prima feat. Federica Abbate

“Non esiste un prima e un dopo davanti a un trauma, esistono due livelli differenti di consapevolezza e realtà. Non esistono espressioni con suffisso ri- (rifare, rivedere, ricantare), piuttosto esiste un fare per la prima volta, un vedere per la prima volta, un cantare per la prima volta. In questo battesimo continuo verso un mondo nuovo, è l’amicizia a proteggerti e bastarti mentre dal cielo piovono sassi. Federica Abbate è una delle persone più importanti della mia vita, come un elastico al polso: quello che ti serve sempre quando sei scompigliato e che appena lo togli ti lascia la traccia sulla pelle, pronto a raccoglierti ancora e ancora e ancora.”

Traccia 6 – Storia del mio corpo

“Il mio percorso attraverso il buio è stato possibile con l’aiuto dell’EMDR. L’EMDR è un modello clinico e un metodo scientificamente validato d’eccellenza per il trattamento di tutti i tipi di trauma.

In questa canzone ho scritto tutto quello che il mio corpo ha sentito sulla pelle durante tutto il percorso medico: la perdita di aderenza dal reale, la dissociazione, le allucinazioni.

È una dedica d’amore al proprio corpo che piano piano torna ad affacciarsi sul mondo aggrappandosi con timore alle piccole fessure degli occhi.”

Traccia 7 – Tutte le poesie sono d’amore

“La particolarità del percorso di un’esistenza non può isolarti dal mondo. Traiettorie semplici e complesse di vite differenti si incontrano, come linee della mano, in un luogo di umanità e comprensione e quel senso di solitudine claustrofobica del buio lascia spazio a gesti d’amore potenti e veri.”

Traccia 8 – Senza fiato

“Per chi ha incontrato in maniera forte il peso dell’imprevedibile, vivere la quotidianità è una prigione costante sotto l’insostenibile peso di un dramma potenziale.

Senza fiato è una dichiarazione d’intenti di chi, passo dopo passo, si affaccia fuori dalla porta di casa e smette di nascondere il proprio viso sotto un cappello di lana.”

Traccia 9 – Quando un desiderio cade

“Il 16 gennaio di due anni fa, in un momento in cui per me ancora il silenzio era l’unica parola, ho ricevuto un messaggio da Federica Abbate. Dopo quel messaggio, una nota vocale. Questa canzone.

La canzone che, per la prima volta, mi ha fatto cantare davanti allo specchio sopra la voce di un’amica che ha avuto il coraggio di scriverla e inciderla prima di me.”

Traccia 10 – A sette passi di distanza

“La prima canzone che ho scritto durante il silenzio e l’ultima che descrive gli spazi del mio buio. È un brano che ho sentito bisbigliare tra i tasti del pianoforte verticale in salotto dopo che qualcuno mi aveva chiesto di tornare a parlare e soprattutto di tornare a cantare.

Quella persona a cui il disco è dedicato è ormai dall’altra parte del mondo e non è più una presenza della mia quotidianità. Gabriel García Márquez per descrivere due amanti che si rincorrono per una vita scrisse: “Non erano a sette passi di distanza ma in due giorni diversi”.”

E da oggi finalmente possiamo scoprire tutte le sfumature del nuovo album di Michele Bravi.

Tamara Santoro
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