Vertigo Days dei The Notwist – Recensione

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A distanza di sette anni, tornano gli ipnotici Notwist con Vertigo Days. Un’ icona assoluta sulla scena shoegaze e post rock. Il loro sound è un involucro di sentimenti, dal sapore malinconico. Il nuovo album Vertigo Days viene prodotto per l’etichetta indipendente Morrmusic, con base a Berlino.

La band nasce nel 1989 a Weilheim, un piccolo comune vicino Monaco di Baviera, su un idea dei fratelli Markus e Michael Acher, che dopo aver inserito un terzo componente alla batteria, fanno il loro esordio nel 1991 con il disco omonimo. La loro musica è un luogo nascosto dalla mentalità aperta, sempre alla ricerca di strutture avvincenti, con combinazioni di pop delicato, fino ad arrivare a sonorità più complesse, come il krautrock e l’elettronica vecchio stampo. Il nuovo lavoro è un’autentica perla che mette in risalto l’identità precisa della band, con nuove idee e un grande studio collettivo fresco e vivo.

Il primo segno di questo grande ritorno è il singolo “Ship”, dove al gruppo si inserisce la preziosa collaborazione di Saya del duo pop giapponese Tenniscoats. Al suo interno la tematica sperimentale, rende la composizione orientale, impreziosita dalla qualità vocale e disarmante, su un ritmo che pulsa di vita propria. Ma andiamo in ordine dopo il breve lampo d’apertura di “All Norte” con un contorno ipnotico di percussioni, segue il pianoforte dolce di “Into/Love Stars” e l’effettistica monumentale che si sprigiona nel vuoto, la voce ci culla in questa piccola e sensibile cantilena. Il suo ritmo cambia tematica nel finale, sul beat downtempo della drum machine. “Exit Strategy to MySelf”, segue come una scheggia magnetica il mood originale del synth spaziale e ovattato. Nel tiro energico e maturo, la chitarra noise in stile Sonic Youth conclude il brano. Con la stupenda “Where You Found Me” facciamo un breve salto nel passato, su lavori immortali come “Neon Golden”. Una pietra miliare per questo genere e il suo timbro delizioso.

vertigo days notwist recensione

“Loose Ends” si presenta come un’opera lenta e godibile, una sorta di ballata acustica. Che durante la sua durata perde di spirito, ma risulta enorme nella sua scrittura. Il crescendo finale è straordinario. Nuove tecniche vengono inserite nella tribale “Into the Ice Age”, il compositore jazz americano Angel Bat Dawid, da il suo grande contributo suonando il clarinetto, portando il brano in uno spazio temporale pazzesco dalle forte influenze dream pop. Aldilà dei sogni troviamo una storia ruvida in “Oh Sweet Fire” dove il polistrumentista Ben LaMar Gray, presta la sua voce su un testo che parla d’amore e il contorto rapporto di due amanti. Un’altra breve suite strumentale “Ghost” arricchita da violini e una tromba, si collega alla mistica “Sans Soleil” dal tempo diretto e rilassante. Dopo la tristezza nelle note sognanti di “Night’s too Dark” ci soffermiamo su “Al Sur”. Dove la meravigliosa cantautrice argentina Juana Molina, ci regala dei brividi tecnici su una traccia di elettronica pura. Chiudiamo questo incredibile album con “Into Love Again”: ancora una volta la dolcezza prende il suo spazio, come un’orchestra sinfonica che nuota libera in un oceano infinito.

Vertigo Days è il giusto compromesso, per una rinascita dopo anni di studio, immersi nel silenzio, di una nuova generazione, che in sordina ha atteso questo momento. Un disco immenso fatto con il cuore e il grande supporto di ospiti enormi che da sempre fanno parte di questa grande famiglia.

Voto: 7,5

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LINK UTILI:

° Bandpage Facebook: https://www.facebook.com/thenotwist

° Bandcamp: https://thenotwist.bandcamp.com/

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